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Espulsi dalla Lombardia.
E ora cosa facciamo per sanità, territorio, ambiente, acque, energia, attività produttive, turismo, artigianato,  agricoltura, sociale ecc. ?

di Alberto Frizziero

 

Lo scenario - Chi incassa e chi paga (noi tutto!) - Il problema é istituzionale - L'usurpazione del nostro seggio - Situazione unica - Aspetti di incostituzionalità - Bisognava pensarci prima, si dice. Come? - Unica via: tornare all'antico - Mea culpa: 1) l'affluenza - Mea culpa: 2) lo spreco di voti - Di chi era il problema? - E ora? Cornuti, mazziati e contenti?

 
Lo scenario

Lo scenario. Vediamo innanzitutto per sommi capi cosa dice la legislazione vigente.
L'assegnazione dei seggi alle liste concorrenti è effettuata in ragione proporzionale, mediante riparto nelle singole circoscrizioni provinciali e recupero dei voti residui nel collegio unico regionale
Avendo la nostra regione "più di 6 milioni di abitanti" (9.065.440), la legge stabilisce che il Consiglio Regionale abbia 80 consiglieri, dei quali
63 eletti con liste provinciali più il Presidente, eletto direttamente, e i 16 della lista regionale "bloccata" (cosiddetto listino collegato ad ogni candidato-Presidente). Per ogni "circoscrizione provinciale" la legge stabilisce il numero di seggi da assegnare:
Provincia di Bergamo (244 comuni): 7; Provincia di Brescia (206): 8; Provincia di Como (163): 4; Provincia di Cremona (115): 2; Provincia di Lecco (90): 2; Provincia di Lodi (61): 1; Provincia di Mantova (70): 3; Provincia di Pavia (190): 4; Provincia di Sondrio (78): 1; Provincia di Varese (141): 6. Per quanto riguarda la provincia di Milano con l'istituzione della nuova provincia di Monza e della Brianza (50 comuni) vi é stata anche la ripartizione dei seggi: provincia di Milano (138 comuni): 21; provincia di Monza e Brianza: 5.

Chi incassa e chi paga (noi tutto!)
In realtà quattro seggi sono andati a finire nella direttrice di pianura: Milano se ne é presi due in più (23 anziché 21), Bergamo (8 anziché 7) e Brescia (8 anziché 8) uno in più.
Hanno avuto il giusto Lodi (1), Cremona e Lecco (2), Varese (6).
Se ne son viste portar via uno le altre province ma con differenze sostanziali. Se Mantova perde il 33,33% (da 3 a 2), Como e Pavia il 25% (da 4 a 3), Monza il 20% (da 5 a 4) chi viene brutalmente trattato come uno straccio é Sondrio che perde il 100%. Usurpazione totale in piena devolution.

Il problema é istituzionale
Il problema é istituzionale non politico-partitico.
Ci sono naturalmente gli aspetti politico-partitici ma assolutamente in secondo piano. In questo momento infatti c'é solo da portare avanti la ragione fondamentale: una delle province lombarde é stata istituzionalmente espulsa dal Consiglio Regionale, primo - e sicuramente l'ultimo in quanto col tempo si ovvierà - caso non solo in Lombardia ma anche in Italia.

L'usurpazione del nostro seggio
La legge articola l'elezione del Consiglio Regionale per circoscrizione provinciali. A ciascuna di queste assegna il numero dei consiglieri da eleggere facendo il rapporto con la popolazione. Per Sondrio é assegnato in difetto, vale a dire che avremmo diritto ad uno pieno virgola qualcosa.
Nel fare i conti con un meccanismo formalmente complicato la legge prescrive che quattro quinti siano eletti "sulla base di liste provinciali concorrenti". Ancora: "L'assegnazione dei seggi alle liste concorrenti è effettuata in ragione proporzionale, mediante riparto nelle singole circoscrizioni e recupero dei voti residui nel collegio unico regionale".
In definitiva:
1)  abbiamo un candidato pieno virgola qualcosa,
2)  dovrebbe essere eletto "sulla base di liste provinciali concorrenti"
3)  invece viene subordinato ai risultati delle singole liste nell'intero territorio regionale (!),
4)  dovrebbe essere fatto il riparto in ogni provincia e stabiliti i voti residui,
5)  in tutte le altre province vengono prelevati "i voti residui", in quella di Sondrio, quasi come le nostre acque, vengono prosciugati tutti i voti e tutti partono per Milano (!!!).

SITUAZIONE UNICA
Non é una situazione assimilabile ad altre.
Le altre province non corrono nessun rischio, tranne Lodi che é circa nella stessa situazione.
Per non parlare, al di là delle delimitazione geografiche, della montagna, consacrata come istituzionalmente cenerentola.

Aspetti di incostituzionalità
Abbiamo l'impressione che ci siano aspetti di incostituzionalità, tanto sofisticati da sfuggire anche a bravi costituzionalisti.
Ci guardiamo bene dallo scriverne. Li teniamo di scorta.

Bisognava pensarci prima, si dice. Come?
Sono in molti a dire che bisognava pensarci prima.
Come?
- Istituzionalmente e politicamente non era possibile.
Istituzionalmente: é notorio, e non solo per gli addetti ai lavori, che quando c'é da cambiare una legge elettorale, ovunque, in qualsiasi Paese e non solo in Italia, o c'é una larga intesa o si assiste ad una fantasmagoria pirotecnica che spesso butta all'aria tutto.
Per cambiare la legge sarebbero stati necessari diversi complicati passaggi in Regione. E tutto questo per eliminare, allora solo potenziali, pericoli di usurpazione del seggio sondriese o di quello lodigiano? Piedi per terra.
- Politicamente: a parte i passaggi formali e i vincoli di legge, in provincia di Sondrio i partiti avrebbero dovuto rinunciare alla loro presenza per stabilire un soggetto unico onde aumentare i voti ecc. ecc. Facile dirlo, ma si vada al concreto, stabilendo poi chi doveva essere il candidato e a quale gruppo poi avrebbe dovuto fare riferimento in Regione ecc. ecc. Irrealizzabile.
C'é l'altro aspetto, quello del listino. Premesso che noi facciamo un discorso oggettivo, teso all'esclusivo interesse di valtellinesi e valchiavennaschi resi orfani dall'usurpazione del nostro seggio, é vero che Sarfatti aveva riservato nei suoi 16 un posto per noi (nella fattispecie Dioli. E' anche vero però che questa scelta aveva soprattutto un carattere politico, ed anche di riconoscimento alla persona per Dioli, ma, di fatto, senza valore pratico per la certezza previsionale sul rinnovo del mandato a Formigoni. In uno sfacelo complessivo della CdL, con il crollo di Governatori che pure avevano bene governato a detta anche di oppositori, Formigoni ha vinto ancora con ampio margine seppure meno della volta precedente. Obiettivamente in queste condizioni é molto più agevole comporre il cosiddetto listino.
La stampa ha riportato ampiamente le diatribe per la formazione del listino di Formigoni, e politiche e personali. In questo caso infatti si trattava di dare il passaporto per un ingresso garantito nel Consiglio Regionale. E in questa situazione, realisticamente, quali chanches poteva avere, chiunque fosse, Bordoni o Crosio o Bonetti o comunque Scarpasacchi, un valtellinese?

Unica via: tornare all'antico
C'era un'unica via, realisticamente, che avrebbe potuto evitare l'usurpazione del seggio con un'intera provincia, come si suol dire, in braghe di tela. Già, in braghe di tela. Oggi, salvo i problemi della strada, quasi tutto dipende da Milano:
sanità, territorio, ambiente, acque, energia, attività produttive, turismo, artigianato,  agricoltura, sociale ecc.
Sarebbe stato necessario tornare all'antico.
Come facevamo a "sopravvivere" un tempo? Eravamo per la Camera in circoscrizione con Como e Varese che insieme avevano quasi dieci volte i nostri elettori. C'erano quattro preferenze. Bastava che a Como e a Varese si mettessero d'accordo, votassero in blocco le preferenze e noi eravamo fritti. Lo sapevamo. Dirigendo la prima di 12 campagne elettorali
- che allora erano un'esplosione di entusiastico volontariato e di conseguente razionalità organizzativa oltre che politica, e questo per tutti i Partiti che qui in provincia erano una cosa seria - facendo ruotare tutto intorno allo slogan "vutèm i nos" e spiegando le ragioni di questo imperativo categorico, inaugurai la serie che portò a brillanti risultati per tutti, sino ad avere perfino sei parlamentari a Roma, equamente suddivisi tra Senato e Camera. La gente aveva capito, dall'illustre e dotto personaggio, al caricatore d'alpe, dal liutaio al capomastro, dalla matricola del voto all'anziano in Casa di Riposo che eravamo, per i nostri numeri, una cittadella assediata. Tutti sulle mura, nella fattispecie tutti alle urne, e allora magari in tanti con il Centro Valle - 17.000 copie la sua diffusione - in tasca perché allora - ne ero direttore - ritenevo che pubblicare in prima pagina le spiegazioni del votare, oltre che far comodo all'editore per l'aumento di copie vendute, era in realtà un servizio alla comunità.
Ma cosa c'entrano queste cose?
Due aspetti del mea culpa di valtellinesi e valchiavennaschi: affluenza e meno sprechi di voti.

Mea culpa: 1) l'affluenza
Si legga la nota del Comitato Cittadini Consumatori Valtellina, pure a mia firma e concertata con i colleghi del CCCVa, che pubblichiamo su questo numero. Un valtellinese su tre - anzi di più - si é ben guardato dall'andare a votare. C'é chi andrà a spulciare gli elenchi visto che qui la privacy non c'entra perché ci può essere chi é stato impossibilitato per ragioni oggettive (si pensi a chi era appena rientrato da lontano in Valle per la Pasqua e che, a distanza di tempo, sarebbe venuto, oppure a malati ecc.), ma c'é anche chi si é ben guardato di votare o per pigrizia, o per menefreghismo, o per autolesionismo.
Sessantaquattro per cento. Guardiamo la situazione lombarda, con il dato attuale e, dopo, quello delle precedenti elezioni:
BERGAMO 74,5 79,1 - BRESCIA 75,2 78,3 - COMO 72,5 75,7 - CREMONA 75,1 79,5 - MANTOVA 74,1 77,4 - MILANO 71,0 73,4 - PAVIA 74,2 77,3 -
SONDRIO 64,0 69,3 - VARESE 71,5 74,0 - LECCO 75,4 78,7 - LODI 75,5 78,4 - MONZA 75,6 0,0 - LOMBARDIA 73,0 75,6 - ITALIA 71,4 73,1

Mea culpa: 2) lo spreco di voti
Sono 16.151 i valtellinesi e valchiavennaschi che hanno votato per  il Presidente della Regione (96002 in tutto) e non anche per le liste, ma per avere il seggio occorrevano, appunto, i voti di lista. Qualcuno potrebbe dire che il fenomeno ha riguardato tutta la Lombardia, ma anche qui in realtà da noi il gap é stato molto più pesante. Nella regione la percentuale di chi ha votato solo per il Presidente é stata del 8,97% ma nella nostra provincia di quasi il doppio e cioè del 16,82%.

Di chi era il problema?
Ma di chi era il problema? In molti non hanno capito che il problema non era affatto di Bordoni, Tam, Crosio, Pini, Giuppani ecc.
Il problema era di tutti, come adesso. Anche adesso il problema é di tutti.

E ora? Cornuti, mazziati e contenti?
Appunto, adesso. Cornuti, mazziati e contenti? O magari come i polli di Renzo a beccarci fra noi? O magari a occupare con sadica soddisfazione il tempo delle consuete discussioni al bar o in piazza?
Questo é  il tempo della serietà. Discussioni, confronti, polemiche, se ce ne sarà bisogno, vengano fatte dopo.
Questo é il tempo del richiamo sulle mura. Chi se ne intende sa che stando così le cose siamo semplicemente fregati. Lecito pensare che a Milano non siano dei fuori di testa e non capiscano tutto questo. Sarebbe sciocco il pensarlo, ma un conto sono le volontà, un conto sono le solidarietà, anche sincere, a parole, un conto sono i fatti sui quali non dobbiamo dimenticare che pesano meccanismi, condizionamenti, incidenza dei fabbricanti di bastoni, di quelli da mettere nelle ruote, egoismi, interessi contrastanti con i nostri eccetera eccetera.
Ergo, tutti sulle mura con consapevolezza e responsabilità. E aggiungiamo, da pacifici qual siamo, un occhio anche al fienile per tenere a portata di mano i forconi. Può darsi che debbano servire anche quelli (metaforicamente, s'intende).
Alberto Frizziero

GdS 10 IV 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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