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La “civiltà” avanza: in Spagna sì alle unioni-gay e al resto. La legge va rispettata ma…. Comunque sia ora cambieranno tante cose. Non solo in Spagna
di Alberto Frizziero

 

Le unioni neutre - Gli spagnoli consentono, due terzi a favore - L’etica non va a maggioranza. E c'é l'obiezione di coscienza - Analizziamo il problema. E la diversità. Che c'é (magari noi) - Diversità, che non è né superiorità né inferiorità - Norme sì ma senza (gravi) pasticci - C'é una mostruosità non solo etica ma anche giuridica - Nella “civiltà” Zapateriana che avanza un’altra perla: il ripudio! - L’Episcopato spagnolo - La Spagna indica la strada - Non siano né oscurantisti, né reazionari, né conservatori - Ci sono anche laici e non credenti - Per i cattolici chiarezza, nel rispetto

 
Le unioni neutre

Il Parlamento spagnolo sta per legittimare le cosiddette unioni-gay che noi preferiamo chiamare unioni-neutre, e il resto. Una Camera ha approvato la proposta di legge e non sembrano sussistere difficoltà per l’approvazione anche nell’altro ramo.

Gli spagnoli consentono, due terzi a favore
Gli spagnoli consentono, stando ai sondaggi che all’incirca dividono gli intervistati in due terzi a favore e un terzo contrari, così come contro si erano pronunciati due alti consessi dello Stato.
Nelle democrazie va rispettata la regola-base che è quella della maggioranza. Del 50% più uno in genere, di maggioranze superiori, dette qualificate, per alcuni provvedimenti specifici ove questo quorum superiore sia richiesto dalla legge vigente.
Il diritto, e quindi le regole, si basano su questo.

L’etica non va a maggioranza.
E c'é l'obiezione di coscienza -

E’ l’etica che non può essere stabilita a maggioranza.
Le regole possono sancire, con la maggioranza, che talune cose siano “diritti civili” anche laddove l’etica finisca, come in questo caso, sotto i piedi delle scarpe.
La legge va rispettata. Ha una sola eccezione, riconosciuta da tutti (anzi cavallo di battaglia di coloro che oggi esultano per il voto delle Cortes), ed é l’obiezione di coscienza che perfino una Costituzione, quella europea, molto distratta sull’apporto del Cristianesimo all’Europa, ha introdotto come elemento basilare.
L’obiezione di coscienza può essere individuale e con effetti individuali e individuale con effetti sociali. Siamo propensi a ritenere che non possa essere collettiva, ma bastano i primi due aspetti.
Per fare cosa? Vedremo poi.

Analizziamo il problema. E la diversità.
Che c'é (magari noi)

Prima dobbiamo prendere in esame la nuova semi-legge e prossimamente legge. Ineccepibile la sua validità giuridica visto il voto di un Parlamento democraticamente eletto. Mostruosità sotto il profilo non solo etico ma anche sociale.
Occorre dire apertis verbis come stanno le cose, senza falsi timori e preoccupate reticenze.
Cominciamo dal punto che è incontrovertibile anche se fa, interessatamente, arrabbiare gli interlocutori: stiamo parlando di “diversi” rispetto agli altri che seguono la strada tradizionale, quella in fin dei conti che ha permesso di arrivare prima al Cro-Magnon e poi fino a noi e, se non prevalgono quelli dei “diritti civili” di spingersi nel futuro (curioso constatare che fra i sostenitori di questo tipo di “diritti civili” si trovino certi animalisti che si battono, giustamente, per evitare l’estinzione di questa o quella specie. Evidentemente se si tratta dell’uomo le cose cambiano…).
Noi non intendiamo ghettizzare nessuno. Intendiamo usare di un termine della lingua italiana (uguale dissimile, vario, differente) che calza a pennello. Noi scegliamo l’altro sesso per una vita a due. Loro scelgono lo stesso sesso. Nella loro vita privata non entriamo, ognuno faccia quello che crede. Nella vita sociale abbiamo pieno titolo di dire qualcosa come, gridando, ritengono di avercela anche loro e tanti loro sostenitori. Parliamo di quelli che hanno unilateralmente stabilito che le loro posizioni non sono da discutere e mettere in dubbio perché, lo hanno proclamato loro e questo basta, si tratta di “diritti civili”.
Dicano, quindi, quello che vogliono ma loro sono diversi.
Anzi, prendendo il caso spagnolo ove pare che la maggioranza sia con loro, diciamo tranquillamente che siamo noi diversi rispetto a loro.
Paradossalmente lo sostiene qualche intellettuale con il sale in zucca e non nel fegato come altri.
"Siamo sinceri, suvvia: vi sembra davvero un esemplare progresso, quello cui si appresta la Spagna dopo la parziale approvazione in parlamento sulla modifica del codice civile che consentirebbe il matrimonio tra persone dello stesso sesso? No, io non riesco davvero a crederlo. Insomma, non del tutto. Ecco, non nel modo in cui qualcuno vorrebbe fermamente credere. Per motivi molto semplici, tra l’altro....". Non possiamo riportare tutto l'articolo. All'indirizzo www.alese.it/2005/04/22/gay-wedding/ lo si può comunque leggere
E ci sono fior di ulteriori commenti di omosessuali critici e fortemente critici con la linea assunta dai loro movimenti.

Diversità, che non è né superiorità né inferiorità
Dunque diversità, che non è né superiorità né inferiorità, e quindi non si tiri in ballo che dicendo diversità si opera una discriminazione. Si noti anzi che non usiamo di un argomento, che pure sarebbe da mettere nel conto: si parla di diritti e non di doveri. Ciascuno di noi nella comunità in cui vive ha una serie di diritti che nel tempo sono andati consolidandosi. Per contro ha una serie di doveri. Fra questi anche quello, secondo possibilità, di contribuire allo sviluppo della comunità, e il primo fattore di sviluppo, si consenta, è “produrre” i nostri sostituti del domani, cosa che non è alla portata delle unioni-neutre. Potremmo usarne, ma abbiamo detto che non usiamo di questo argomento. Ce ne sono di ben maggiore peso!

Norme sì ma senza (gravi) pasticci
Dunque diversità. Il vivere sociale non può non tener conto in una democrazia che se ci sono “diversi” le norme per i “non diversi” possono non andare bene, almeno parte di esse. Si tratta laicamente, razionalmente di esaminare le necessità, alcune abbastanza evidenti (pensiamo agli aspetti di natura patrimoniale o successoria). Ma mettere sullo stesso piano il matrimonio “tradizionale”, quello della conservazione della specie per intendersi, con la convivenza monosesso è cosa da fine del mondo, sotto ogni profilo. Ragioniamoci sopra.
L’illuminato legislatore spagnolo ha modificato in una delle due Camere, e tra breve completerà l’opera, in modo sintomatico le norme. Legislativamente ha annullato la diversità parificando in tutto e per tutto le coppie maschili o quelle femminili a quelle tradizionali che avendo quella possibilità che le prime due coppie non hanno sono quelle che hanno assicurato, e assicureranno, sempre che non vi sia una conversione-neutra generale, la persistenza della vita umana.
Questo volere il matrimonio a tutti i costi risulta di un patetico unico, come ha sottolineato il commento prima richiamato di chi è di quella condizione ma non ha perso il ben dell’intelletto come altri, e, sotto sotto, tradisce il complesso dell’<invece>. Comunque sono affari personali, privati che riguardano i due sposini o le due sposine.

C'é una mostruosità
non solo etica ma anche giuridica

C’è un aspetto che fa della norma non solo una mostruosità etica ma anche una mostruosità giuridica ed è la possibilità che coppie monosesso verranno ad avere la possibilità di adottare figli. Quale destino, anche psicologico, possano avere questi sventurati non c’è bisogno di spiegarlo.
L’adottabilità è la soddisfazione di un desiderio – e l’inconscio c’entra, e come – di avere un surrogato di quei figli che l’atipica unione non può fornire. E’ la soddisfazione abbastanza egoistica per i/le due sposini/e, che se ne frega – per usare il termine giusto – della condizione nella quale si mette un ignaro fanciullo sul quale inevitabilmente – giusto o meno che sia – essa peserà nei suoi rapporti sociali condizionandone la crescita e quindi poi la vita intera.
Se risulta censurabile il comportamento dei “genitori adottivi”, temperato indubbiamente da una volontà sincera che però trascura quanto abbiamo appena detto, mostruoso sul piano etico, su quello giuridico, su quello sociale è il comportamento del legislatore, degno erede, su questo aspetto del problema, di un certo Ponzio Pilato in fatto di lavacro di mani, ma non colposamente come duemila anni fa bensì con dolo.
Non serve tacciare di oscurantismo e peggio chi denuncia questo obbrobrio. La realtà non si cancella. Il tempo che è sempre galantuomo provvederà.

Nella “civiltà” Zapateriana che avanza
un’altra perla: il ripudio!

Ha fatto sensazione in tutto il mondo la scelta spagnola per via degli aspetti che abbiamo sin qui esaminato, certamente di rilievo assoluto, ma c’è nella “civiltà” Zapateriana che avanza un’altra perla. Per la prima volta viene introdotto in Occidente il diritto al ripudio. C’era, e c’è, nell’Islam, ma solo al maschile visto che l’uomo può ripudiare la moglie e non viceversa. Il diritto islamico prevede infatti diverse forme di divorzio di cui la più conosciuta è il talaq, ovvero il ripudio unilaterale della moglie da parte del marito che può essere temporaneo o definitivo (questo se viene ripetuta per la terza volta). Il marito ha sempre il potere di pronunciare unilateralmente lo scioglimento del vincolo matrimoniale. In alcuni casi un’eccezione: la moglie può chiedere al marito che egli la ripudi, concedendogli un compenso, Ora il ripudio è arrivato anche da noi.
Quando la seconda Camera spagnola avrà approvato il provvedimento il ripudio sarà realtà, sia dell’uomo che della donna.
Nessuno ha infatti pensato cosa voglia dire la nuova norma sul divorzio. Noi, che non siamo così disattenti, traduciamo una norma in soldoni, in concreto cioè. Cosa vuol dire che passati tre mesi dalle nozze uno dei coniugi, l’uomo o la donna o, visto che con la nuova legge ci sono anche loro, il neutro, può divorziare senza motivazione? Se questo non è ripudio!
La Spagna si accorgerà di cosa vorrà dire questo, come gli altri, “diritto civile” per la società e nella società. In alcune cose non c’è miglior modo che provare. L’Olanda, che con il Belgio ha preceduto la Spagna nei “diritti civili” delle unioni fra neutri, è un bel campo di prova. Era all’avanguiardia in fatto di “diritti civili” relativi alla libertà d’uso della droga. Guarda caso proprio in questi tempi sta facendo marcia indietro e non perché sia cambiata la situazione politica con l’assunzione del potere da parte di reazionari e oscurantisti. Il tempo è galantuomo, e sta costringendo a fare marcia indietro per via di diritti rivelatisi “incivili”. Il tempo sarà galantuomo anche in Spagna.

L’Episcopato spagnolo
L’Episcopato spagnolo ha ovviamente, e giustamente, reagito in maniera molto dura impartendo una lezione all’intero mondo cattolico che sembra aver dimenticato quello che non molte decine d’anni fa veniva insegnato nelle Chiese ma soprattutto negli oratori.
Allora si invitava a non indulgere al cosiddetto “rispetto umano”, sostanzialmente all’ignavia, caratteristica molto presente nei cattolici contemporanei, assidui praticanti compresi pavidamente restii ad affermare i loro valori.
Affermava Paolo VI nell’udienza generale del 24 maggio 1972 “…fa scivolare spesso insensibilmente la nostra personalità in quel campo magnetico circostante e soverchiante, che si chiama il rispetto umano, il conformismo all’ambiente, la paura paralizzante del giudizio altrui, dell’ironia altrui, della stampa altrui”.
Uscire da questa spirale: è questo l’imperativo del mondo cattolico per affermare ad alta voce non desideri di predominio, di prevalenza o addirittura di sopraffazione bensì di affermare i propri valori almeno come altri affermano i loro “diritti civili”, nani di fronte ai valori citati.

La Spagna indica la strada
La Spagna indica la strada.
Due terzi di spagnoli condividono la scelte delle unioni-neutre con quel che segue. Occorre trarre le conseguenze. Questo significa che i cattolici sono meno di un terzo. Chi condivide quella scelta, eticamente abnorme ma ancor di più sotto il profilo della religione cattolica in quanto va ad inficiare la struttura fondamentale della società che è la famiglia, è fuori. Non deve esserci alcuna possibilità di tenere i piedi in due scarpe di fronte a una questione di principio. Nel terzo che rimane ci sono anche laici illuminati che hanno ben altra idea dei cosiddetti “diritti civili”. I cattolici quindi come grande minoranza, e non importa se magari per ignavia piuttosto che per opportunità.
Una minoranza, oggi in Spagna ma probabilmente in tutta Europa, deve rispettare sul piano della convivenza civile e istituzionale le regole della democrazia. Fermo restando quindi il rispetto della legge una volta che essa sia stata democraticamente votata, c’è però il diritto, universalmente riconosciuto e sancito nelle democrazie, alla obiezione di coscienza.
Ha dato l’esempio il Sindaco di Vallalolid con la sua dichiarazione che mai e poi mai celebrerà nozze-neutre, così come lo aveva dato Re Baldovino del Belgio, lasciando la corona per un giorno pur di non firmare la legge sull’aborto.
Un’obiezione di coscienza però non lasciata solo ad alcuni vertici ma estesa in profondità, e da esprimersi in ogni occasione che si presenti. Nessuna compromissione, nessuna indulgenza, nessun “taja e medega”. Sui valori non si contratta, via i mercanti dal tempio. E ogni occasione deve essere buona per rivendicare veri “diritti civili”, non quelli presunti tali, parafrasando Marx, oppio dei popoli del III millennio, mentori i Pannella di turno, esempio odierno della più insidiosa delle violenze, quella sulle coscienze, di lupi in veste di agnello.

Non siano né oscurantisti,
né reazionari, né conservatori

Non siano né oscurantisti, né reazionari, né conservatori. Guardiamo avanti e non indietro.
Abbiamo a cuore la sorte dei nostri figli e dei figli dei nostri figli (questa preoccupazione quelli delle unioni-neutre non l’hanno di certo). Comprendiamo persino le ragioni degli altri pensando che se fossimo nella loro condizione probabilmente anche noi cercheremmo una legittimazione formale a compenso di una sostanziale che manca ( e diciamo questo senza voler colpevolizzare o discriminare nessuno). Alziamo la voce perché i cattolici, salvo, e non sempre, le gerarchie non l’hanno tirata fuori o se l’hanno fatto è stato in modo molto sommesso,ingenerando oltre a tutto l’idea in altri di una sorta di debolezza congenita.

Ci sono anche laici e non credenti
E non siamo soli. Il discorso infatti non è solo “da cattolici”. Ci sono fior di laici che si rendono perfettamente conto che un futuro fatto da multinazionali economiche e dall’edonismo diffuso è un futuro di condanna della civiltà occidentale, la cui sopravvivenza è invece fondamentale per l’intero pianeta.

Per i cattolici chiarezza, nel rispetto
Per quanto poi riguarda i soli cattolici é l'ora della chiarezza, come del resto aveva indicato l'attuale Papa prima ancora di esserlo. Una volta ci dicevano che non si può servire ad un tempo Dio e mammone
- S'intende in ogni caso che per nessuno questa deve essere occasione di mancanza di rispetto. Non é in discussione la persona X o la persona Y, ma l'organizzazione della società e i suoi fondamenti.
- S'intende in ogni caso che non perde di validità la parabola del figliol prodigo. Atteso che non si possono tenere i piedi in due scarpe, che la tolleranza di fatto diventa acquiescenza e, in qualche caso, complicità, atteso tutto questo se qualcuno se ne rende conto e da quel due terzi di gente - caso Spagna - che condivide la nuova legge, e quindi non possono in alcun modo dirsi cattolici, dovesse decidere di tornare al terzo, braccia aperte, come da parabola.
Alberto Frizziero

PS Chi vuole scriva pure. Per noi la censura non esiste. E c'é il rispetto di ogni opinione anche magari di chi non rispetta le nostre (con un limite, perché l'offrire l'altra guancia é precetto evangelico che vale per i santi...).

GdS 30 IV 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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