Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

L'inchiostro nel latte. Normale.
A sentir loro
di CCCVa - Alberto Frizziero

Il Comitato Cittadini Consumatori Valtellina di Sondrio ha diffuso la seguente nota:

Cosa volevano? Gli applausi?
Dunque l'ITX non é tossico e quindi si può darlo tranquillamente ai bambini, come é stato fatto nel periodo tra la prima segnalazione e pochi giorni fa quando la Nestlé ha trionfalmente annunciato di aver ritirato (spontaneamente) i prodotti chiaccherati e di aver cambiato confezione, come se questo fosse provvedimento da meritare applausi a scena aperta.

Vicenda rocambolesca
Si tratta di una vicenda rocambolesca seppur tremendamente serie e non tanto per quello che é successo ma ancor più per la situazione che emerge, per le metodologie, per la lacunosità dei controlli, per le parti non trasparenti, per la lunghezza dei tempi decisionali.
Mettiamoci anche la soggezione, forse in qualcuno magari su in Europa anche la sudditanza, psicologica. Partiamo da questo punto.

Soggezione - talora sudditanza - psicologica

Cominciamo a escludere dai nostri ragionamenti la connivenza. Può esserci, ad ogni livello, variamente motivata. Questo però é discorso che vale in tutti i campi e per questo vale quanto abbiamo sempre sostenuto a gran voce, e cioè che per chi ruba nella o alla Pubblica Amministrazione (ed é rubare anche il non fare il proprio dovere) la legge italiana é inadeguata. Ci vorrebbe quella araba, cominciando dal taglio delle mani e, in caso di recidività, proseguendo col resto.
Mettiamoci nei panni del controllore che nel fare un controllo trova qualcosa che non va in un prodotto di qualche colosso multinazionale. Al minimo si rimette a fare le analisi per essere sicuro. Fatto questo va dal Capo che a sua volta procede con i piedi di piombo perché sa che in una vertenza, anche legale, dall'altra parte si troverà di fronte i grossi calibri della scienza, i principi del foro e così via.
Sa cosa lo aspetta e basta leggere i giornali per averne la prova. Altroconsumo ha fatto fare analisi di una serie di prodotti a un laboratorio di prim'ordine - verrà rivelato solo se necessario - e ne ha trovato parecchi che, a loro giudizio, denunciavano presenza di ITX. Apriti cielo! Tutti innocenti e tanti annunci di querela (si sa che quello che conta in queste circostanze non é la presentazione della querela ma l'annuncio che la si vuol fare). Va ricordata, per amor del vero, l'iniziativa di  ADOC, ADUSBEF, CODACONS e FEDERCONSUMATORI che, sottolineano con compiacimento. "avevano visto più lontano degli altri, e prima di tutti erano interventi per tutelare la salute dei consumatori italiani. In un comunicato del 24.11 chiedono un maxi-risarcimento alla Nestlè. Eccone il testo:
"Intesaconsumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) presenta oggi una maxi-richiesta di risarcimento danni alla Nestlé per 100 milioni di euro, relativamente al caso del latte per bambini contenente ITX.
La richiesta è stata redatta sulla base della legge 281/98 che, all’art. 3, afferma: “Le associazioni dei consumatori e degli utenti sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi, richiedendo al giudice competente: a) di inibire gli atti e i comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti; b) di adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle violazioni accertate”.
La richiesta delle 4 associazioni, indipendentemente dalla tossicità o meno della sostanza rinvenuta nel latte, è motivata dal grave stato di disagio e panico in cui sono stati gettati i genitori che hanno alimentato i propri figli con il latte sequestrato, e che vivono i questi giorni una ingiusta situazione di paura e preoccupazione.
Intesaconsumatori ritiene inoltre inaccettabili i ritardi verificatisi nel ritiro del prodotto dal mercato da parte della Nestlè, che era a conoscenza della contaminazione dell’alimento.
Decorsi 15 giorni dalla richiesta di risarcimento all’azienda – affermano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori - in caso di mancata accettazione delle nostre richieste ci rivolgeremo al giudice competente per ottenere per conto dei consumatori italiani 100 milioni di euro di indennizzo, somma che verrà utilizzata per effettuare convenzioni in tutta Italia con laboratori in grado di effettuare analisi precise e indipendenti sui prodotti alimentari, così da garantire massima sicurezza ai consumatori, e per scopi umanitari."

ping-pong Nestlè - Governo, FINITO MALE PER...
Merita sottolineatura il ping-pong Nestlè - Governo, finito male per il manager svizzero che guida la multinazionale e che aveva detto che si trattava di una tempesta in un bicchier d'acqua e poi, in poche parole, che la cosa era già stata risolta d'accordo con Europa e Governo Italiano. Si finiva di consumare quello che era in giro e nel frattempo si sarebbe cambiata la confezione.
La Direzione Generale della Sanità Veterinaria e degli Alimenti del ministero della Salute immediatamente e duramente replica con questa nota ufficiale: ''Si apprende con sconcerto che sorprendentemente l'amministratore delegato di Nestlé Peter Brabeck, afferma che <già a luglio era stato raggiunto un accordo con la UR e il Ministero della Salute italiano, per lasciare scadere i prodotti incriminati e modificare il sistema di produzione degli imballaggi>. Tali affermazioni non solo sono completamente false, ma stravolgono la reale dinamica dei fatti''.
Va ricordato a latere che Movimento Consumatori e Mocimento Difesa del Cittadino avevano chiesto "le dimissioni del direttore generale del Dipartimento degli alimenti, dr. Romano Marabelli per aver omesso la tempestiva informazione ai cittadini". Inziativa rimasta però isolata.
Il Ministro Storace va anche oltre con una querela che verrà presentata nei confronti del n. 1 della Nestlè.
Il numero uno della Multinazionale non si aspettava un uppercut del genere. Cerca di correre ai ripari, dà colpa ai giornalisti che lo hanno frainteso (!) e porge le sue scuse al Governo italiano.
Il Ministro Storace, con larghissimo consenso, replica a muso duro che le scuse non bastano, le Istituzioni vanno salvaguardate e quindi la questione finirà in Tribunale.
Mentre il giornale già chiuso viene passato alla messa in rete arriva un comunicato del Ministero della Salute che diamo integralmente:

“Nestlé e Tetra Pak hanno il dovere della prudenza”. Lo afferma in un comunicato il Ministero della Salute in cui si condivide “la nota inviata oggi anche al dicastero italiano dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, in cui le due aziende sono invitate a non spacciare per definitive le prime analisi sulla sicurezza della loro produzione. L’Efsa - esattamente come ricordato nel comunicato diramato ieri dal Ministero della Salute -  ha detto con chiarezza che l’assenza di rischi immediati per la salute è riferita alle attuali conoscenze ai livelli sinora riscontrati. Fare pubblicità affermando altro rischia di essere ingannevole.
Il fatto che l’Unione Europea non abbia ritenuto di intraprendere misure di ritiro dal mercato dei prodotti coinvolti non significa che non debbano esservi controlli ed è quello che il Ministero e le Regioni hanno deciso di continuare a fare nella riunione di ieri”.


In Tribunale per accertare parecchie cose
E' bene che finisca in Tribunale perché si accerti:

1) Le responsabilità, tossico o no che sia in quanto chi compra latte per bambini non vuole che dentro ci sia anche, poco che sia, un fissatore dell'inchiostro tipografico;

2) Come si é scoperta la cosa. Lodevolissimo il comportamento del Corpo Forestale dello Stato e altrettanto meritevole il laureando che ha fatto la scoperta - meriterebbe la laurea honoris causa! - ma ci si chiede se queste cose non le debbano scoprire gli organismi sanitari, centrali o regionali che siano;

3) La trafila che ha comportato la più ovvia delle conseguenze e cioè l'ingestione per almeno 82 giorni da parte di migliaia di bambini dell'ITX, tossico o meno che sia.
4) Se ci sono state sottovalutazioni, omissioni, superficialità, responsabilità colpose, responsabilità dolose;

5) Se e chi ha eventualmente parlato con rappresentanti della Nestlè. Il suo Presidente e A.D. non é certamente uno sprovveduto ed evidentemente ha detto quel che ha detto sulla base di qualche informazione avuta dai suoi dirigenti. Che a Bruxelles abbia trovato sponda é credibilissimo visto il potere che é stato lasciato che si prendessero i buro-tecnicrati, in nome della concorrenza e del liberismo ovviamente sulla linea che piace alle multinazionali e che sta "fregando" gli europei;
6) Se quello che é successo per l'ITX non possa succedere anche per altre porcherie, in questa o in altre forme. In altri termini si accerti come sono strutturati i controlli interni di tutte le società implicate nel caso.

7) I luoghi di èproduzione dei prodotti chiaccherati,

8) Dulcis in fundo si accerti come mai "Barilla e Ferrero non lo vogliono da tempo ( Il Giorno - QN, pag. 3 ultima colonna, riga 33 ). E qui un bell'interrogativo bisogna pur porselo: come mai?

Già, come mai?
Come mai dunque, se é vero quel che ha pubblicato il quotidiano milanese, due primarie aziende alimentari "non lo vogliono più da tempo"? Che i loro controlli funzionino meglio? Che il loro management sia più attento ai problemi fondamentali della produzione alimentare, in particolare per quella diretta ai bambini?

E ADESSO LE ETICHETTE
Adesso l'occasione é propizia per affrontare il nodo delle etichette dei prodotti alimentari sotto il profilo della leggibilità (in Tribunale la perizia dovrà essere fatta con persone di vista ed età media, non quindi con giovani-occhi di falco e non con vecchi barbogi) e poi per quanto riguarda la provenienza. Abbiamo già visto il caso Knorr - interessanti sviluppi nei prossimi giorni - ma Nestlé é lo stesso (si guardi a titolo esemplificativo il latte conndensato, un prodotto cioè che vede la multinazionale sostanzialmente monopolista -. Non viene indicato il luogo di produzione. C'é la formula "distribuito da...". Diranno subito che le dizioni sono a posto con le leggi vigenti (per la "leggibilità" tutto da discutere).
Non ci interessa niente.
Nessuna delle Associazioni dei Consumatori potrà tirarsi indietro. Visto che ci sono le elezioni politiche in primavere nessuna delle forze politiche potrà turarsi indietro.
Non importa una nuova normativa che obblighi, anche perché poi fatta la legge trovato l'inganno. C'é un argomento molto più persuasivo: "Comprate solo i prodotti che indicano, leggibile, il luogo di produzione". Oltre a tutto una dizione del genere potrebbe piacere anche a tutto il mondo dell'agricoltura italiana.
Per il CCCVa - Comitato Cittadini Consumatori Valtellina:
Alberto Frizziero


GdS  30 XI 2005 - www.gazzettadisondrio.it
_______________________________________
 

Torna a CCCVa

Torna all'l'indice generale

Torna alla prima pagina