Homepage
Italia e mondo
Provincia di Sondrio
Nostra Provincia
Fatti dello Spirito
CCCVA
Prodotti
Nostri personaggi
Galleria
Siti segnalati
Contatti
 
sito realizzato da
nereal.com . 2006
 
 


Tutti i contenuti di questo sito, salvo ove diversamente specificato, sono pubblicati secondo la licenza d'uso Creative Commons.
 

Fabio Della Torre: “La bellezza
dell’architettura contemporanea”

di Gabriele Antonioli

 

Meno ostica l'architettura contemporanea...

Nella calda cornice del Ristorante Cerere a Ponte l’arch. Tirinzoni ha introdotto il tema della serata “La bellezza dell’architettura contemporanea”. Si è trattato di un argomento a lui particolarmente caro e congeniale nel solco della tematica alla quale ha voluto ispirare la sua Presidenza.
Avvincente relatore della serata è stato l’arch. morbegnasco Fabio Della Torre, giovane ma già affermato professionista vincitore di prestigiosi concorsi a livello provinciale e nazionale, responsabile del Servizio Progetti e Realizzazioni della Società Stelline S.I. del Credito Valtellinese. Da segnalare, fra gli ospiti della serata, la presenza della gentile consorte del progettista arch. Claudia Bigi e degli arch. Giancarlo Bettini di Tirano e Matteo Negri dell’Aprica.
Partendo dalla sintetica considerazione di Tirinzoni che l’architettura si propone alla vista di tutti e che quindi costituisce un elemento pregnante che determina la bellezza del paesaggio, Della Torre ha compiuto un excursus nella storia dell’architettura commentando alcuni degli esempi più significativi.
Nella carrellata sono stati sviluppati tre temi che così possiamo riassumere:
- l’età classica che esprime la bellezza ideale;
- l’età moderna, caratterizzata da una bellezza tecnica, come espressione anche di nuove questioni sociali;
- l’età contemporanea che, realizzando innovative, sofisticate e ipertecnologiche costruzioni, sia a scala globale che nella dimensione locale, propone un concetto di bellezza, quasi digitale, astratto e provocante fortemente influenzato dal mondo della rete.
Per quanto riguarda il primo punto sono stati presentati a titolo esemplificativo il Partenone, per l’arte greca, il Pantheon, per quella romana e infine per l’architettura umanistico-rinascimentale la Rotonda del Palladio, la piazza del Campidoglio di Michelangelo e il borgo di Pienza teorizzato dall’Alberti. Si tratta di monumenti che, pur essendo stati realizzati nel corso di ben venti secoli, hanno in comune l’espressione della bellezza come perfezione formale e ideale nell’applicazione di canoni stilistici classici.
Saltando le classiche periodizzazioni che troviamo nei manuali di storia dell’arte, e cioè il Barocco, il Rococò, il Neoclassicismo e il Liberty, il relatore è passato direttamente a esplicare i concetti ispiratori delle realizzazioni architettoniche a noi più prossime.
Con il mutamento del contesto sociale, determinato dall’avvento dell’era industriale, si ricercano nuovi linguaggi e nuove immagini formali e si introduce l’utilizzo di nuovi materiali come il vetro, il ferro e soprattutto il cemento armato. Pur con costanti riferimenti agli stilemi classici vengono ideate nuove costruzioni a telaio che sostituiscono le possenti masse murarie degli edifici (Perret, Francia), si teorizza l’idea di città industriale con linearità e perfezione della tecnica costruttiva (Garnier, Lione), oppure si semplificano al massimo le forme esterne creando però interni caldi ed accoglienti (Loos, Vienna). Sempre rimanendo in questo solco innovativo sono pure state presentate alcune realizzazioni della scuola del Bauhaus e del suo massimo esponente Walter Gropius, ispirate ad un nuovo spirito laico e rivoluzionario. Sono questi gli anni nei quali non si va più a Parigi per iscriversi all’Ecole des Beaux Arts, ma per lavorare nell’atelier di Rue de Sèvres dove Le Corbusier insegnava liberamente a comporre sviluppando in particolare i seguenti concetti di composizione architettonica: l’uso del pilastro portante (pilotis) indipendente dalle murature e dalla facciata, la pianta libera, , la finestra a nastro e il tetto a giardino. Negli Stati Uniti, Wright istituiva la Comunità di Taliesin dove accorrevano giovani architetti da tutto il mondo e dove il maestro insegnava ad addomesticare la natura per esaltarne la potenza. Animato da un’ispirazione fantasiosa e prepotente, il catalano Gaudì rievoca nel suo gotico moderno radici culturali lontane. Fra gli architetti italiani del novecento, Giuseppe Terragni e Luigi Moretti sanno esprimere nelle loro realizzazioni innovative l’anima profonda del classico. In ambito locale, sono stati segnalati come testimoni di quella stagione il Palazzo del Governo di Giovanni Muzio, dove si fondono tradizione classica e locale, la sede della Camera di Commercio di Sondrio dell’architetto Ico Parisi ispirata da un coraggioso razionalismo e la Biblioteca civica di Morbegno di Luigi Caccia Dominioni, dove i muri circolari di pietra sembrano far nascere l’edificio dal greto del vicino Bitto.
A partire dagli ultimi decenni del secolo scorso si elaborano nuovi stilemi che caratterizzano l’architettura contemporanea. Fra i progettisti che meglio veicolano queste idee sono stati segnalati Calatrava, Piano, Rogers, Foster, Nouvel, Khoolas, Fuksas, Zaha Hadid, Libeskin, Herzog&De Meuron, veri e propri maestri alla moda oramai definiti archistar, i quali realizzano opere spesso autoreferenti e, a volte, avulse da uno specifico contesto e dove la bellezza evanescente delle facciate smaterializza l’edificio definendo al contempo eleganti, rarefatti e minimalisti spazi interni.
Con un’ulteriore rassegna di architetture contemporanee realizzate nelle vicine regioni alpine svizzere e austriache, opere espressione di un “regionalismo critico”, capace di saldare valori globali con identità locale, sono stati presentati anche alcuni recenti e interessanti esempi di architettura contemporanea del nostro ambito provinciale.
In particolare sono state presentate opere degli architetti Galimberti, Romegialli, Cola, Giorgi, Fumagalli, Vanoi, Vigano, Bigi, Battiston nonché dello stesso relatore Della Torre.
La relazione si è poi conclusa con la presentazione delle opere dei tre architetti ritenuti i principali protagonisti della scena attuale mondiale. Le opere di Rafael Moneo, Alvaro Siza e Peter Zumthor esprimono in maniera perfettamente compiuta , secondo il relatore, la bellezza dell’architettura contemporanea, affermando nelle forme e negli spazi un significativo equilibrio tra la composizione classica, l’espressione tecnologica e l’esperienza emozionale.

Al termine della relazione sono intervenuti i soci Muttoni e Bertini. Il primo, manifestando una certa perplessità su alcune proposte troppo innovative, ha chiesto se il dubbio non sfiori mai il progettista circa la validità di ciò che realizza. Il secondo, al contrario, rimarcava la mancanza di iniziative coraggiose in ambito italiano. Nella replica è stato evidenziato come nonostante la forte e preoccupante dilapidazione del territorio nazionale sia ancora particolarmente difficile sperimentare innovative occasioni di architettura. Concludeva Tirinzoni evidenziando come in effetti in Italia sia carente la committenza pubblica e, al di là delle espressioni più eclatanti, lo standard qualitativo sia comunque poco aggiornato e piuttosto scadente.
La presente sintesi della piacevole serata non documenta per intero la ricchezza delle riflessioni che ci sono state proposte così come non può rendere la pregnanza di alcuni concetti privati dell’immagine di riferimento.
Per quanti sono imbevuti di classicismo, come il sottoscritto, l’incontro è stato utile se non proprio a far amare l’architettura contemporanea, quantomeno a renderla meno ostica e magari a farla apprezzare.
Gabriele Antonioli

GdS - 10 II 06 - www.gazzettadisondrio.it
______________________________________

                            Torna all'indice di "Nostra provincia"

                                                Torna all'indice generale

                                                 Torna alla prima pagina