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Il deficit provinciale: la politica
di
Alberto Frizziero

 Il 2003 non é cominciato affatto bene - Classe dirigente - Non solo classe dirigente - Sparita la presenza dei Partiti - Deficit di politica - L'esempio dell'autonomia - E la cultura? - Senza ricette.


IL 2003 NON E' COMINCIATO AFFATTO BENE
Il 2003 non é cominciato bene sul fronte politico provinciale, quantomeno per la maggioranza, ora allargata alla Lega che ha fiancheggiato FI, AN, UDC, Retici.
- Prima c'é stato il sorprendente flop al BIM dove quasi una ventina di schede bianche hanno palesato un forte dissenso  che non si é quindi limitato ad una azione dimostrativa. Occorreva raggiungere il quorum di 67 voti - la metà più uno dei 132 presenti sui 138 componenti l'assemblea - e il candidato Presidente si é infatti fermato a quota 58, nove in meno del necessario. Bonetti si ripresenterà a metà febbraio e nella CdL si dà per certa l'elezione. Intanto però, a parte una figura non proprio esemplare resa più evidente dall'atteggiamento della minoranza che ha dichiarato di pensare ai problemi e quindi di non voler premere sull'acceleratore delle polemiche, altro tempo se ne é andato. I soldi restano ad ammuffire in banca visto che il bilancio di previsione del 2002, che doveva essere approvato a fine 2001, andrà come minimo al prossimo aprile, se va bene.
- Poi c'é stata maretta in Provincia con il numero legale fortunosamente raggiunto solo dopo una sospensione nonché un provvidenziale non breve prolungamento di tale sospensione. Il dato é quello sottostante: Forza Italia non ha digerito che la Giunta da sei assessori sia passata a sette con l'ingresso della Lega. Due assessori - dicono a FI, di gran lunga il maggiore Partito della CdL -, su sette sono una rappresentanza inadeguata, come inadeguata é la rappresentanza complessiva in provincia.
- Infine la violentissima querelle tra il Sindaco di Bema e Presidente della C.M. di Morbegno Passamonti (FI) e il Presidente della Provincia Tarabini (Retici) per la questione della strada da farsi per togliere il suo paese dall'isolamento. Una querelle che segue quella per la mancata designazione a Vicepresidente del BIM del Sindaco di Buglio Sterlocchi, considerata uno sgarbo al mandamento di Morbegno.
Sono solo gli ultimi episodi a sottolineare una difficile coesistenza in particolare tra FI e i Retici, con in più una certa dialettica interna che vede contrapposta la maggioranza del Partito e una parte che ha nell'on. Scherini, Vicepresidente in Provincia - qualcuno lo definisce "troppo Tarabiniano!" - il riferimento.
Osservando le cose dall'esterno, e con il distacco che viene dall'essere in posizione obiettiva, neutrale, va detto che in parte si tratta di un "deja vu", quasi fisiologico per chi é al potere con le inevitabili aspirazioni che sono sempre di gran lunga superiori ai posti da assegnare.
C'é però una parte che preoccupa, perché i malesseri di qualsiasi maggioranza, in qualsiasi posto ove ci si trovi, si riflettono inevitabilmente sui problemi di Governo e sull'efficacia dell'azione di Governo.
E quindi, ahimé, la gente ci va, in qualche modo, di mezzo.

CLASSE DIRIGENTE
Persona nota per equilibrio e serenità, potremmo dire persona saggia, ha fatto un ragionamento interessante. Addebitava la permanenza di difficoltà per alcuni problemi della provincia alla situazione della classe dirigente.
"Un tempo" - diceva - "la DC disponeva di almeno una ventina di personaggi all'altezza dei problemi provinciali, in grado di ricoprire con autorevolezza e competenza ruoli politici e istituzionali. Quasi lo stesso numero militavano negli altri Partiti". Non eravamo d'accordo sulla valutazione perché, traducendo il concetto sul concreto, liste di nomi per intenderci, il rapporto poteva essere di due terzi e un terzo. Un rapporto che veniva anche dal rapporto di forze esistente, con la DC maggioranza assoluta ed anni, anzi decenni, di esperienza sul campo alla guida dei vari Enti.
Andiamo avanti con il suo ragionamento. "Oggi" - continuava - "la maggioranza" - Lega compresa - "può disporre in tutto di cinque o sei personaggi, un paio dei quali di valore anche esterno, molti meno di allora".
Qui non vogliamo far nomi, ma nel colloquio li avevamo fatti. Alla domanda come mai non ci fosse l'in. Tarabini in elenco una risposta lapidaria: "fuori quota". In che senso? "Tarabini di ieri era naturalmente in prima fila. Oggi non si sa per la sua incomunicabilità, per la sua idiosincrasia con gli organi di informazione e la sua scarsissima presenza pubblica". E poi, in aggiunta: "Che non faccia nulla, come dice qualche avversario, non é credibile, come non sono credibili i giudizi opposti dei suoi supporters". E con il conclusivo "come si fa a dare una valutazione", e ricordato en passant che il suo giudizio si estendeva anche ad un certo numero di altri personaggi o ritiratisi a vita privata o attivi nei diversi campi ma indisponibili per funzioni pubbliche politiche o istituzionali,  potremmo archiviare l'argomento.

NON SOLO CLASSE DIRIGENTE
Non lo archiviamo perché a nostro avviso se la singolare supposizione descritta può avere un fondamento visto che sempre le cose e i programmi debbono marciare sulle gambe degli uomini, non basta da sola a dare la spiegazione della situazione. C'é dell'altro.
Vale la pena di riportare un passaggio dell'articolo
"La crisi della politica danneggia la Valtellina", pubblicato il 28 luglio scorso e leggibile in "Provincia di Sondrio - Problemi"
"La crisi della politica e dei Partiti ha fatto venire meno tutto questo.
Nelle elezioni é sempre valso il principio della delega agli eletti. Un tempo era una delega condizionata, oggi é una delega in bianco. L'amministratore comunale, provinciale, regionale, il deputato, il senatore diventa lui, oltre al ruolo istituzionale, soggetto politico attivo. Non c'é un Partito alle spalle che suggerisce, propone, controlla, che consente o dissente. I partiti sembrano avere abdicato al loro ruolo, anche per calo pauroso di partecipazione attiva, e vengono ad assumere sempre più una veste prevalentemente di movimenti elettorali".

SPARITA LA PRESENZA DEI PARTITI
In effetti é sparita la presenza dei Partiti.
a) Sul territorio. La DC aveva oltre 100 sezioni anche se non tutte ugualmente attive e feconde, Però nella maggior parte si tenevano riunioni periodiche nelle quali oltre a dibattere problemi locali con riferimento ai rispettivi Comuni, ci si informava, discutendone, di quanto avveniva in provincia e oltre con l'intervento di persone inviate dalla segreteria provinciale. Analogamente, seppur in proporzione al minor peso elettorale, per altri Partiti. Oggi la presenza é divenuta evanescente. La Lega mantiene alcuni nuclei organizzati e così DS, meno Rifondazione, in crescita ma solo recente la Margherita. Il maggior Partito, Forza Italia, ha sporadiche attività sostanzialmente di zona: scarsa presenza per gli altri Partiti del centro-destra. E' un male. Non solo per le singole formazioni politiche ma anche per la provincia nel suo complesso, e, se vogliamo usare una parola grossa, per la stessa democrazia.
b) Al centro, dove si dovrebbe governare i processi e, per quanto riguarda la maggioranza, governare la provincia. Il centro, Sondrio, non é il posto da dove devono partire gli ordini per la periferia o comunque per le diverse sedi istituzionali. Il centro é il luogo della sintesi, del coordinamento, anche di verifica della congruenza di linea politica, di corrispondenza fra programmi presentati agli elettori e attività concreta, e di guida per la maggioranza e di controllo per l'opposizione.

c) Sul versante della formazione, politica e politico-amministrativo. Una classe dirigente non cresce per germinazione spontanea ma per un impegno costante sui problemi e per una trasmissione di esperienze da parte di chi si é già cimentato nei diversi ruoli, quali che siano e quale livello riguardino, a chi aspira a ricoprirli. Un tempo a questo provvedevano i Partiti, in forme diverse ma comunque con notevole efficacia. Oggi se non siamo nel deserto poco ci manca.

DEFICIT DI POLITICA
C'é sostanzialmente dunque in provincia un deficit di politica.
La politica può anche essere quella cosa negativa che molti pensano, dove il compromesso, e peggio, é pratica quotidiana. Ma questa é la politica che in provincia di Sondrio non ha albergato nel passato.
Noi guardiamo alla politica come la più nobile e alta delle discipline. Dipende come la si pratica, che cosa si ha dentro nel praticarla, da quali obiettivi ci si propone. Politica come strumento non già di compromesso ma di sintesi, e non si tratta di una questione nominalistica ma di sostanza.
E' vero che Sondrio non é sulla Luna e quindi i fenomeni e i processi che riguardano la comunità nazionale sono inevitabilmente destinati a condizionare anche la comunità locale, come, in argomento, la caduta di tensione che c'é stata ovunque e non solo per il crollo delle ideologie.
E' vero, ma solo fino a un certo punto, come dimostra proprio il caso di tangentopoli, un fenomeno che si era diffuso parecchio, a stare quello che é venuto fuori, ma che non é riuscito a risalire il corso dell'Adda, o quello della Mera, e arrivare in valle.

L'ESEMPIO DELL'AUTONOMIA
L'esempio dell'autonomia.
Il Presidente della Provincia on. Tarabini ha inviato in questi giorni a Ciampi, Berlusconi, Formigoni il suo documento sull'autonomia.
Si tratta di un tema su cui chi scrive si é impegnato a lungo e a fondo - basta andare alla Biblioteca in Villa Quadrio per riscontrarlo... -, anche quando l'on. Tarabini non la pensava come adesso e non condivideva quelle posizioni. Se, per assurdo, fosse stata chiesta la mia firma l'avrei quindi apposta tranquillamente.
Ciò premesso vediamo il passaggio politico.
L'autonomia, per definizione stessa, dovrebbe essere un fatto corale.
Se la chiede un vertice, chi riceve la richiesta la interpreta - sia vero oppure no - come una richiesta di maggior potere da parte del vertice richiedente.
Politica vorrebbe invece che la richiesta fosse corale. Una comunità chiede l'autonomia per meglio auto-organizzare la propria vita associata, riservandosi quindi anche di auto-organizzare adeguatamente la distribuzione del maggior potere al suo interno.
Ben altro sarebbe stato infatti l'impatto sui destinatari se la richiesta di autonomia avesse avuto, sempre ovviamente sotto la guida della Provincia, gli altri Enti provinciali, le Comunità Montane, i Comuni e poi anche le rappresentanze economico-sociali e culturali della provincia. Non a tutti i costi s'intende. Non esiste un obbligo e quindi vi sarebbe stata anche la possibilità per chi non fosse stato d'accordo di sottrarsi alla sottoscrizione.
Questo sarebbe stato il passaggio politico essenziale. Senza di questo, oltre a tutto con le obiettive difficoltà ad avere risposte positive, l'iniziativa rischia di diventare un boomerang se, una volta avviata, non vengono risultati.
Deficit di politica, con le forze politiche assenti invece di essere al fianco delle Istituzioni.

E LA CULTURA?
Registriamo però che non si tratta solo di una "implosione" della politica, visto che la cultura, che ne dovrebbe essere alimento, si é a sua volta rarefatta. Dalla cosiddetta società "civile" - espressione barbara: sarebbe come dire che il resto é ..."incivile"! - non arrivano più stimoli.
Persino sui giornali locali il dibattito sui problemi di fondo delle nostre valli, una volta attivissimo, si é liquefatto.

SENZA RICETTE
Un deficit che non ha ricette.
Diagnosi senza terapia?
Una c'é: il tempo, che non sarà breve.
Alberto Fizziero
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 Vedere in argomento anche in "Provincia di Sondrio - Problemi":
- in data
18 XI: "La crisi del sistema politico-istituzionale valtellinese" di Alberto Fizziero
- in data 28 VII: "La crisi della politica danneggia la Valtellina" di G.C.M.
-
in data 15 III:  "Le pagelle dei nostri politici" di G.C.M.

GdS 28 I 03 - www.gazzettadisondrio.it

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