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ACQUA E CANONI
di G.Maria Bordoni (x)

LA FORZA DELLA RAGIONE Acque e canoni 1 - LA FORZA DELLA RAGIONE
Acque e canoni 2 - LA FORZA DELLA RAGIONE Acque e canoni 3

LA FORZA DELLA RAGIONE Acque e canoni 1
Sono stato spesso tacciato di essere il “proconsole di Formigoni” in provincia di Sondrio. Benché intrisa di malvagità, l’accusa mi ha sempre procurato un fondo di piacere: non c’è davvero da vergognarsi di rappresentare Forza Italia sul territorio e questo Presidente.
Sulla vicenda che agita in questi giorni i sonni della Provincia e che vede questa contrapposta alla Regione sulla vicenda della gestione del demanio idrico e dei relativi canoni, voglio però sottrarmi a quel ruolo di rappresentanza.
Credo infatti spetti al Presidente della Regione ed alla sua Giunta spiegare la posizione assunta su questa vicenda e le relative motivazioni. Ritengo peraltro di esprimere qualche valutazione, vestendo però i panni di valligiano.

- Non guasta anzitutto ricordare che tanto i parlamentari romani, che quelli milanesi, operano senza il cosiddetto vincolo di mandato: vengono eletti per rappresentare, rispettivamente, gli interessi di tutti gli italiani e di tutti i lombardi.
Questo non significa che ci si debba disinteressare dei problemi di casa propria, ma che gli stessi devono essere filtrati attraverso la lettura degli interessi generali. Il che dovrebbe scongiurare l’egoismo localista e consentire un livello di trattazione dei problemi consono ad un’assise istituzionale. Sappiamo peraltro che esiste una certa difficoltà ad attuare questa regola costituzionale.

- Un secondo aspetto che è opportuno chiarire fin da subito è la natura del bene acqua.
E’ cosa nostra o è bene comune? Chi ha la ventura di sedere sopra a falde o a sorgenti di acqua pura ne dispone a suo piacimento? Esiste un diritto allo sfruttamento per chi governa amministrativamente il territorio? C’è un diritto locale alla tassa sul macinato (in questo caso, sul “turbinato”) o i benefici sono collettivi?
Anche qui occorre distinguere tra aspirazioni e diritti. Le province a statuto speciale (Trento e Bolzano per usare gli esempi più vicini) con la Costituzione si sono conquistate una serie di “sì” come risposta a tutte le domande che ci siamo posti. Per le Regioni a statuto ordinario vige una regola diversa che prevede molti no e qualche “ni”, confinato alle previsioni della Legge sulla Montagna della Lombardia ed ai sovraccanoni. A scardinare la regola generale è l’emendamento alla Finanziaria, suggerito dalle province di Sondrio, Belluno e Verbania-Ossola, che assegna la gestione del demanio idrico nel suo insieme, la determinazione dei canoni di concessioni e l’introito dei relativi proventi alle province, nel caso di presenza di almeno il 95% dei Comuni montani.
Viene quindi ad essere stabilita una specie di regime speciale per le province interamente montane e questo di per sé non può che farci piacere in via di principio. Non è peraltro ozioso porci una domanda che appartiene più forse all’ambito dell’opportunità politica che a quello del diritto.
E’ sufficiente un emendamento ad una Legge Finanziaria per mandare in pensione un principio generale o ci vuole altro? Me lo chiedo ed ho riserve al riguardo. Il diritto è spesso suffragato in modo inadeguato dagli strumenti della politica, ed ho seri dubbi che questo sia uno dei casi. Anche perché, a fronte dei 6-7 milioni di Euro sottratti al bilancio della Regione, è accordato per gli anni 2004, 2005 e 2006 un contributo pari ad una frazione dei 2 milioni previsti in Finanziaria a favore di tutte le Regioni interessate. C’è un principio di perequazione chiaramente disatteso e questo non va bene.

LA FORZA DELLA RAGIONE Acque e canoni 2
Nella diatriba sull’acqua c’è un ulteriore elemento che merita di essere valutato: la qualità del rapporto istituzionale.
L’attuale governo provinciale, come è noto, ha fatto dell’autonomia il motivo forte elettorale prima e gestionale poi, almeno nella prima parte del mandato.
Poi vi è stata una sorta di archiviazione, insieme ad un atto di fede incondizionato nella qualità legislativa della Regione, considerata molto attenta ad attuare il principio di sussidiarietà. In prospettiva della nuova campagna elettorale, si torna a parlare di autonomia a causa della sordità della Regione al pagamento dei canoni, deciso con il noto emendamento della Finanziaria. Io credo che la Provincia di Sondrio sia un pezzo di Lombardia, con le sue caratteristiche singolari certo, con le sue montagne ed i relativi problemi, ma un pezzo di Lombardia e non un Cantone svizzero, una regione, una provincia autonoma.
Comprendiamo che qualcuno la vorrebbe così, e se si potesse davvero fare l’autonomia vera, se ci fossero le condizioni politiche, economiche ed istituzionali, certo piacerebbe anche a noi, come credo a mezza Italia. Ma non è così. Fatichiamo ad immaginare che qualcuno ci possa davvero credere e non punti invece ad una specie di surrogato per condiscendere a qualche tardivo ripensamento sui destini di questa valle.
Così come fatichiamo ad ascoltare rivendicazioni sulle acque che ben potevano sortire effetti quando la valle, colonizzata dalle varie industrie idroelettriche, rinnovò senza sussulti le concessioni. Dov’erano allora l’ autonomia, la difesa del territorio, la sensibilità per l’ambiente? Oggi si usa l’acqua per aprire un conflitto istituzionale, dopo un’operazione che si è tradotta in un saccheggio del bilancio regionale. Questa storia vanifica molto del mio lavoro in Regione, teso a conquistare considerazione per fattori oggettivi e non con lo strumento della questua. Quando uscì la notizia dell’emendamento, l’Assessore al Bilancio mi disse: “Bravo tu che vieni a dirci del diritto della montagna ad avere certezze finanziarie nella nuova legge proprio quando la tua montagna ci scippa risorse!”. La torta è una sola, ed è quella della Lombardia. Ce ne prendiamo da sempre una fetta proporzionalmente assai più grande di quella che ci spetterebbe: sistemare il territorio, mantenere una sanità diffusa, fare acquedotti e fognature per pochi abitanti, costruire grandi eventi sono tutte cose che costano. Alla Lombardia, non alla istituzione Regione! Tra istituzioni però ci dovrebbe essere la capacità di capire queste cose e soprattutto la sensibilità di condividere percorsi praticabili in virtù dell’interesse generale. Dove si è perso tutto questo? Perché la concertazione dovrebbe risolversi nell’acquiescenza a prepotenze localistiche? Perché la Provincia di Sondrio non ha mai voluto costruire un vero rapporto paritario con la Regione ed ha solo tentato di imporre le proprie ragioni?
Davvero siamo in condizione di dettare le regole agli altri, oppure rischiamo l’isolamento istituzionale?
Non guasta al riguardo ricordare che il comma 41 dell’articolo 4 della Finanziaria prevede che le Regioni possono riconoscere alle Province interamente montane condizioni speciali di autonomia nella gestione delle risorse idriche. Per l’appunto, possono!

LA FORZA DELLA RAGIONE Acque e canoni 3
Ci sono alcune valutazioni di opportunità che, al di là del diritto e della politica, dovrebbero ispirare i comportamenti istituzionali. So con queste argomentazioni di sollevare un vespaio perché nella nostra bella valle le anime candide si sprecano, sempre pronte ufficialmente a proclamare i più sacri principi ed a praticare dietro le quinte i comportamenti più discutibili.
Dunque, valutazioni di opportunità per questo paradiso di Lombardia che ha un disperato bisogno dei lombardi per seguitare a prosperare, come sta facendo, e per migliorare nelle sue performances. Le statistiche ci relegano peraltro tra le ultime province d’Italia per dotazioni infrastrutturali. La Regione ci ha promosso in cima alle sue priorità nell’Intesa con il Governo per il recupero dell’efficienza viabilistica. Ci abbiamo messo del nostro, rallentando l’iter per l’approntamento dei progetti della nuova SS38, per la quale rischiamo di finire fuori dalla considerazione della Legge Obiettivo. La Regione ci crede e, con la scusa dei Mondiali di Sci 2005, spinge per portare a casa risorse, ignorando i diktat e le minacce di fantomatiche dimissioni provinciali, accettando sceneggiate mortificanti (per noi) sui tavoli istituzionali, aprendo la porta (e la borsa) alle richiesta del nostro territorio, che incassa dividendi anche quando non sottoscrive azioni.
Chiediamoci però fino a quando può durare questo stato di cose e se non siamo invece prossimi al limite di rottura. Le conseguenze potrebbero risultare davvero tristi, in un momento in cui le risorse sono poche e le richieste moltissime. Possiamo permetterci di subire decurtazioni, di considerazione dei nostri problemi prima che di soldi, dalla Regione? Penso ai guai che periodicamente si propongono all’assetto del nostro territorio, ai servizi, alla sanità, al turismo, alla promozione dei prodotti tipici e vi discorrendo. Il conflitto istituzionale porta inevitabilmente con sé la sordità istituzionale. Non possiamo andare avanti a litigare con tutti e per tutto. Non abbiamo bisogno di Savonarola disposti ad immolarsi sul rogo a difesa di verità, giuste o sbagliate che siano, perché nel rogo ci finiamo tutti e bisognerebbe almeno che qualcuno chiedesse se siamo contenti di finire allo spiedo. Per quanto mi riguarda ne faccio volentieri a meno. Anche Forza Italia la pensa allo stesso modo. Non avrebbe potuto essere diverso, in considerazione del messaggio che, in modo unanime, è uscito dal Congresso del Salyut. Questo partito ha rivendicato ruolo, indipendenza, pari dignità con gli alleati, imprescindibile necessità di condividere le scelte politiche ed amministrative. Forza Italia è cresciuta in consapevolezza e in volontà di contare, sul territorio e nei palazzi. Vuole essere protagonista in progetti condivisi e non asservita a di progetti altrui. Vuole sviluppare una politica attenta e trasparente, senza condizionamenti sui principi, senza timori reverenziali. La classe dirigente che l’unanime volontà degli iscritti ha espresso nel congresso e nella quale risultano rappresentate le diversità di cui Forza Italia è sintesi, è decisa a seguire le indicazioni che sono venute con chiarezza dalla base. Se qualcuno ha trovato la sua Pontida noi intendiamo imbandire la nostra Tavola Rotonda, una tavola tra pari per combattere una sfida giusta con il condottiero riconosciuto.
G.Maria Bordoni (x)

(x) consigliere regionale
 
GdS 10 IV 04 - www.gazzettadisondrio.it
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