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Alcuni spunti di riflessione: “dignità della politica” e “Turchia in Europa”
di MarioSegni

DIBATTITO

Questa lettera è prima di tutto un augurio affettuoso per le feste. E per qualche settimana (è una promessa) vi lasceremo in pace, perché le feste sono fatte anche per distrarsi rispetto alle vicende di tutti i giorni. Ma prima di dirci un arrivederci a dopo la Befana, lasciatemi fare alcune considerazioni.
La prima riguarda un tema fondamentale, ma che è stato riaperto da un bellissimo articolo di Claudio Magris sul “Corriere della Sera” di sabato. E’ intitolato “La dignità della politica”, e a chi non l’avesse letto consiglio di procurarselo e di leggerlo (ormai con Internet è facile). Vi è una frase che mi ha colpito. Non è vero che “Parigi val bene una messa”. In alcuni casi bisogna avere il coraggio di dire che Parigi non vale una messa, che ci sono delle cose più importanti della vittoria politica, che alcuni limiti non possono essere superati, che sotto un certo livello la politica perde la dignità e non vale più la pena di farla. E uno di questi li miti, dice Magris, è costituito dalla legge salva Previti, da un intervento legislativo che ha violato il principio che la legge è fatta per tutti. In questo caso la legge era fatta solo per qualcuno.
Ha ragione. Nella scorsa lettera ho fatto pubblicamente i complimenti a quei deputati, come Cossa e Tabacci, che hanno preso le distanze. Bravi! Ma è possibile che siano stati solo loro? E’ possibile che nessun altro abbia sentito la vergogna di quanto succedeva? Claudio Magris si è sognato queste cose, o non ha forse mille volte ragione?
La seconda considerazione, del tutto diversa, riguarda la Turchia. E’ un grosso problema, e devo dirvi che anch’io molte volte ho avuto grandi perplessità sull’ingresso nella Comunità Europea. Mi sono convinto invece che è un passo necessario, e che su questo ha ragione il Governo e torto la Lega (che per la verità è nel Governo e dovrebbe protestare dentro il Consiglio dei Ministri e non in piazza). Il rapporto con l’Islam è così difficile che non possiamo permetterci di buttare la Turchia in braccio ai fondamentalisti.
Dobbiamo quindi percorrere questa strada. Ma dobbiamo sapere che vi sono dei prezzi, e il primo prezzo è che con la Turchia dentro dobbiamo dire addio agli Stati Uniti d’Europa, cioè al sogno della integrazione politica. L’unione politica allora deve partire da un gruppo più piccolo. E allora perché non riprendere l’idea che Ciampi sostiene da tempo, che va costruita una Europa più stretta tra i sei Paesi fondatori? Che i sei possono forse un giorno diventare un unico Stato e porre le basi di una grande Europa? E allora il Governo, che fa bene a favorire l’ingresso della Turchia, dovrebbe riprendere il rapporto con Francia e Germania, perché sarebbe un direttorio a tre il nuovo motore della futura Europa.
Ma adesso basta amici. Auguri di serenità a tutti!
Mario Segni

GdS 30 XII 2004 - www.gazzettadisondrio.it
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