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1- La politica in Italia - quello che altrove non si legge
di Alberto Frizziero

 
   Premessa - S'ode a destra... A sinistra risponde... - Il conflitto d'interesse - Il conflitto di interessi - Ci vorrebbe...


PREMESSA
Quello che contraddistingue il dibattito politico non é un confronto ma uno scontro ormai quotidiano, talora pesante e duro.
E' tale la situazione che appare difficile per qualsiasi commentatore, in particolare se non é schierato, esprimere le sue valutazioni in modo tale da essere ritenute obiettive, anche se lo sono, nell'ambito naturalmente del possibile e dell'umano.
Una critica non già sul Governo bensì su provvedimenti o iniziative del Governo induce a catalogare, o meglio magari ad additare, un commento come la voce dell'opposizione. Una critica non già all'Ulivo, o sue costituenti, ma a fatti o iniziative dell'Ulivo induce a catalogare, o meglio magari ad additare, un commento come la voce del centro-destra.
Siccome i commenti politici di chi scrive in anni, anzi in lustri, di presenza sugli organi di informazione della provincia rappresentano una tradizione di obiettività, quantomeno di ricerca dell'obiettività, non temiamo di essere additati in questo o quel modo.
Cerchiamo in questo modo di dare un, sia pure modestissimo, contributo all'analisi politica avendo come destinatari non già gli addetti ai lavori bensì l'uomo della strada, il cittadino che poi farà le sue di valutazioni, con la sua testa. Vale su ogni scacchiere.

S'ODE A DESTRA.. A SINISTRA RISPONDE...
Ogni giorno la TV, e poi i giornali seguono, porta nelle nostre case quello che é diventato una sorta di minuetto.
Ricordiamo Manzoni: "S'ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo, d'ambo i lati calpesto rimbomba  di cavalli e di fanti il terren".
Da una parte c'é l'annuncio del Governo o di suoi componenti circa questo o quel problema, ovviamente sempre in chiave positiva. Subito l'opposizione schiera l'artiglieria. Il centro destra manda avanti le truppe corazzate, L'Ulivo parte con i guastatori, e così via.

IL CONFLITTO D'INTERESSE
Tema centrale in questo periodo per alcuni provvedimenti, parti dei quali obiettivamente discutibili (tanto da determinare il garbato intervento del Quirinale ma anche interventi distensivi in seno alla maggioranza), il richiamo al conflitto d'interessi del Presidente Berlusconi.
Con serenità e in assoluta obiettività vanno dette alcune cose, del resto non nuove per questo giornale.
Che qualche problema esista non lo può negare nessuno, e se qualcuno lo nega o é orbo o lo fa in maniera strumentale.
Esisteva però anche prima delle elezioni e la maggioranza degli italiani, votando Berlusconi, non ha considerato questo aspetto ostativo alla sua scelta. Questo non vuol dire che si debba rinunciare a dare una soluzione legislativa adeguata al problema, vuol dire invece che l'Ulivo sbaglia a considerarla condizione centrale. Sbaglia perché c'é stato il voto popolare come anzidetto ma sbaglia soprattutto perché chi é causa del suo mal, come dice il proverbio, pianga se stesso. Qualche stratega del centro-sinistra, approvata la legge sul conflitto d'interessi alla Camera, quasi all'unanimità, ha pensato che fosse meglio fermarsi e non andare al Senato per concludere, come sarebbe stato facilissimo viste le posizioni politiche e i due anni di legislatura ancora davanti. L'intento era quello di usare della cosa come una specie di spada di Damocle incombente da usare via via tatticamente. Strateghi da orto di zucche.
Ormai ogni dibattito televisivo quando si arriva al conflitto d'interesse vede la scontata obiezione del rappresentante del centro-destra di turno sotto forma di domanda sul perché il centro-sinistra, che era in maggioranza, bloccò a suo tempo il cammino della legge. La telecamera inquadra il volto del rappresentante del centro-sinistra che invariabilmente si trova in imbarazzo e deve rispondere by-passando l'argomento.
Si potrebbe poi fare il caso dei problemi della Giustizia. Ci manca lo spazio per cui ci limitiamo ad una sola riflessione. Anche se fortunatamente sono calati i toni, in certi momenti da stadio, l'attacco in qualche caso frontale alla Magistratura, non da tutti distinguendosi fra le posizioni che pure al suo interno esistono e quindi erroneamente generalizzando, non può non essere censurato da chi voglia ragionare con la sua testa indipendentemente da posizioni o schieramenti politici.
In modo altrettanto chiaro pari censura a certe posizioni sintetizzate in quella sorta di testamento morale, ultimo atto prima del pensionamento, del Procuratore Borrelli: "Resistere, resistere, resistere".
Non si tratta di dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte, ma di considerazioni ben più nobili e profonde, quelle indicate, quasi tre secoli fa nell'opera "De l'esprit del lois", libro XI, da Charles de Secondat ben più conosciuto come Montesquieu che alla separazione fra i poteri dello Stato univa però il loro reciproco equilibrio.

IL CONFLITTO D'INTERESSI
Tema totalmente diverso, anche se ne usiamo per un gioco di parole, il conflitto di interessi (plurale), che nulla ha a che vedere con quello al singolare prima analizzato.
Sono interessi variegati che confliggono, anche se messi insieme qualche incidenza ne viene anche per quelli di tutti noi, di ciascuno di noi.
Prendiamo Forza Italia. Oggi é il Partito del Leader, Berlusconi. Il Partito di maggioranza relativa nel Paese non può permetterselo a lungo, se vuole avere qualche prospettiva. E' infatti profondamente diverso per lo stesso Berlusconi essere Leader del Partito. E' una questione di gerarchia.
Non é solo un discorso teorico, ma concerne funzionamento, metodo e operatività. Il Partito del Leader viene ad avere una sua articolazione emulativa nella sua organizzazione. Nelle Regioni conta il "proconsole" che di fatto opera per delega, con un potere che non si ritroverebbe se Berlusconi fosse il Leader, ugualmente indiscusso per una serie di ragioni evidenti, di un Partito "normale", non, appunto, "Partito del Leader". E non sarebbe successo certamente quello che é successo, per fare un solo esempio, alle ultime amministrative a Verona dove l'imposizione da Venezia del candidato-Sindaco ha determinato la sconfitta quando la vittoria avrebbe potuto essere facilissima. Nel "Partito del Leader" contano alcune persone e vien meno il radicamento nella società, condizione essenziale per il mantenimento nel tempo del consenso.
Per brevità omettiamo le valutazioni sugli alleati di Forza Italia per passare a quello che succede nell'altro schieramento.
Qui c'é il problema opposto. L'Ulivo é, di fatto, uno schieramento senza Leader. C'é Rutelli ma é evidente a tutti la sua sostanziale debolezza quando sarebbe necessario il massimo di autorevolezza per ottenere la credibilità. Non é certo colpa sua, ma frutto di una situazione complessa ed anche un po' ingarbugliata. Aggiungiamo che le cose si sono ulteriormente complicate dopo la sconfitta elettorale e poi ancora di più quando Rutelli é diventato il Leader della Margherita. La situazione é profondamente diversa rispetto al centro-destra, e qui la coincidenza delle leadership di schieramento e di un Partito che fa parte dello schieramento stride fortemente. Mettiamoci poi il movimentismo interno alla sinistra e il quadro é completo.
Dato che la speranza di vittoria elettorale é legata unicamente all'acquisizione di consensi al centro, un sinistra-centro non ha nessuna possibilità. Le ha solo il centro-sinistra, non quello tattico o elettorale ma quello effettivo, tale per programmi e comportamenti. Il movimentismo nella sinistra allontana le prospettive di ritorno a Palazzo Chigi nella misura in cui, di fatto, sposta l'asse dal centro-sinistra al sinistra-centro.
In questa situazione la costruzione di una politica per il Paese diventa più difficile per via del ping-pong polemico ormai divenuto pane quotidiano. Dato che il conto lo dovranno pagare i cittadini, come si vedrà prossimamente per via delle difficoltà dell'economia che influenzano negativamente i conti pubblici, ne viene un conflitto di interessi, quelli della classe politica nel suo complkesso e quelli della generalità dei cittadini.
Non é realistico in proposito l'ottimismo quotidiano parola d'ordine del Governo per via di tanti fattori, molti di carattere internazionale.
Non é realistico il giudizio negativo generalizzato quotidiano parola d'ordine dell'opposizione.
Non é detto che la verità stia proprio nel mezzo; può essere un po' di qui o un po' di là secondo da come la si veda, ma il bene del Paese vorrebbe un progressivo raffreddamento della temperatura polemica come del resto in più occasioni ha auspicato lo stesso Presidente della Repubblica.

CI VORREBBE...
Quello che ci vorrebbe é una maggiore partecipazione dei cittadini, ai vari livelli, in altri termini maggiore politica, intesa nel senso più nobile.
Ci vorrebbe.
Ma come si fa se non se ne creano, da parte di tutti, le condizioni?
Alberto Frizziero

GdS 8 IX 02 - www.gazzettadisondrio.it

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