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  L'autonomia - La zona franca di Livigno - Le Regioni
                    di Serie A e quelle (noi) di Serie B

                                                    di Alberto Frizziero
 
          Ora é Milano a volere l'autonomia - Autonomia ma non solo - Autonomia alle ultime elezioni - Difendiamo "l'autonomia" di Livigno - Ci sono altre "Autonomie" da togliere! - I privilegi di alcune Regioni -
   Il caso della Valle d'Aosta - Cosa dovrebbe fare il Consiglio Provinciale
                   Autonomia sì ma poi bisogna saperci fare!


ORA E' MILANO A VOLERE L'AUTONOMIA

Il consigliere provinciale di Milano Caputo ha avanzato la proposta, ripresa dalla TV pubblica, di autonomia per la Provincia di Milano con i suoi 187 Comuni.
Premesso che chi scrive è uno dei pochi che si è battuto a lungo per l’autonomia della provincia, un’autonomia razionale e non utopistica, quindi tale da essere avanzata ma da non poter essere realizzata, merita di tornare in argomento dopo aver sentito di questa proposta milanese.

AUTONOMIA MA NON SOLO
Autonomia ma non solo. Anche la zona franca di Livigno e la clamorosa divisione dell’Italia in due serie: la A che riguarda 5 regioni e la B dove ci siamo anche noi, svantaggiati al massimo visto che le tre Regioni di serie A non insulari stanno tutte nella parte continentale dell’Italia, anzi nella parte alpina, e adiacenze per quanto riguarda il Friuli, e i privilegi loro concessi finiscono di fatto a determinare una concorrenza, se non sleale quantomeno incentivata, che scontiamo sulla nostra pelle.

AUTONOMIA ALLE ULTIME ELEZIONI
Per la verità un improvviso sussulto autonomistico c’era stato prima delle ultime elezioni amministrative. Ricordiamo infatti che questo punto era stato al centro della campagna elettorale del candidato alla Presidenza della Provincia sen. Tarabini. Ne ricordiamo lo slogan martellante uscito negli ultimi giorni della campagna elettorale: “A un passo dall’autonomia”, colpo elettorale certamente determinante per l’esito del voto (in una con un errore in Alta Valle dell’ex Presidente Dioli), ma infortunio etico. Del resto tempo dopo fu lo stesso Presidente Tarabini in Consiglio Provinciale a prendere le distanze e a fare un appello all’opposizione perché usasse clemenza – il termine usato non era questo ma uno simile - nei confronti dei suoi amici che avevano ideato e realizzato quel manifesto, efficace vista la presa avuta in valtellinesi e valchiavennaschi ma strumentalmente irrealistico.
Non entreremo nel merito di questa programmata e teorica “autonomia”, che la realtà delle cose ha poi inevitabilmente fatto finire in un angolo, e quindi della spirale polemica che si potrebbe innescare.

DIFENDIAMO "L'AUTONOMIA" DI LIVIGNO
Ci interessa invece prendere spunto dalla proposta del consigliere Caputo per la difesa di una sorta di autonomia non teorica né più o meno futuribile ma reale, una sorta di autonomia che invece esiste già: la zona franca di Livigno. E questo almeno fino al giorno in cui spariranno altre autonomie, reali, concrete, pesanti, ricche di privilegi, tuttora esistenti.
Allorché si stava lavorando per una nuova legge per il superamento della zona franca di Livigno, e anche in precedenza quando erano emerse proposte in questo senso, reagimmo. E’ vero infatti che le condizioni che portarono alla istituzione della zona franca sono venute in parte notevole meno. Non in tutto. Non va infatti dimenticato che la via più breve da Livigno “per l’Italia” passa, d’estate, dalla Svizzera attraverso il passo della Forcola e la strada del Bernina che si imbocca non molto sotto il passo. Per diversi mesi all’anno per “raggiungere l’Italia” bisogna salire in quota e superare i Passi d’Eira e del Foscagno dove la neve, e qualche volta la tormenta, non manca mai. In caso di urgenza l’Ospedale più rapido a raggiungersi, e senza salire in quota, è in Svizzera. E se è vero che la condizione economica dei livignaschi è mediamente alta non va dimenticato Trilussa e i suoi polli statistici. Chi non vive di turismo e commerci ha il rovescio della medaglia, come, per fare un solo esempio, i prezzi elevati di un bene essenziale come la casa.

CI SONO ALTRE "AUTONOMIE" DA TOGLIERE!
Ma non abbiamo capito, né comprenderemmo oggi, per quale ragione si dovrebbe togliere la zona franca di Livigno e lasciare invece la serie di privilegi che hanno coloro che risiedono nelle Regioni a Statuto Speciale.
Per quale ragione gli Aostani – che in tutto sono meno di due terzi di valtellinesi e valchiavennaschi - pagano la benzina molto, molto meno di noi? Sono a poco più di un’ora di autostrada da Milano con cui sono collegati anche per ferrovia. Hanno persino gli introiti, pingui oltre l’immaginazione, del casinò di S. Vincent. I loro universitari sono assistiti con costi molto ridotti rispetto a quelli delle nostre famiglie. E così via.
Per quale ragioni la realizzazione di un impianto di risalita, punto dolente delle nostre stazioni sciistiche, costa enormemente di più da noi rispetto al Trentino – Alto Adige, visto che là la Regione interviene a piene mani, determinando vantaggi concorrenziali nei nostri confronti?
Per quale ragione noi paghiamo il bollo, e non solo quello, di più, visto che le Regioni a Statuto Speciale, quasi tutte, rinunciano ad applicare la tassa regionale (tanto di soldi ne ricevono abbastanza dallo Stato)? E così via.

I PRIVILEGI DI ALCUNE REGIONI
Perché non si pensi a una nostra visione parziale riportiamo il testo di Report (RAI) del 28 gennaio 2001: “Le Regioni a Statuto Speciale sono 5: Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta. La loro autonomia dipende da quanti soldi possono gestire. Al Trentino Alto Adige e alla Valle d'Aosta ritornano il 90% delle tasse pagate dai cittadini della regione, al Friuli Venezia Giulia ritorna il 60%, alla Sardegna il 70%, alla Sicilia il 100%. Ma gli abitanti del Trentino o della Sicilia sanno perché la loro Regione e' a "Statuto Speciale"? Nessuno lo sa. Hanno però qualche vantaggio? Certamente: il Trentino da' sovvenzioni a fondo perduto al 70% delle imprese, in Friuli Venezia Giulia e in Valle d'Aosta e' possibile acquistare la prima casa pagando un mutuo agevolato dell'1%, inoltre la benzina costa 1000 lire di meno al litro. Il Sud invece continua ad avere i problemi del Sud. La Sardegna ha competenza sui trasporti, ma costa di meno, da Cagliari, andare a Londra che non a Milano. L'acqua manca dalle tre del pomeriggio. Tutte le regioni in questione però hanno un numero esagerato di dipendenti regionali. Alla Sicilia il primato degli stipendi: un Consigliere regionale guadagna 15 milioni al mese ed ha diritto anche al portaborse. Sempre in Sicilia ci sono 80.000 precari a 800.000 lire mensili. Inoltre la Sicilia (unica regione cui torna il 100% delle tasse) insieme alla Sardegna, sono le uniche regioni a statuto speciale a chiedere allo Stato un contributo per le spese sanitarie. Le altre 3 provvedono da sole”.
Da altra fonte “in Valle d'Aosta ogni cittadino ha una carta che gli permette di acquistare una certa quantità di carburante scontato (industrie ed operatori economici hanno quantità maggiori): 1294 lire in meno per la benzina super; 1209 per la verde e 887 per il gasolio; In Friuli la giunta regionale per evitare esodi di automobilisti oltre frontiera ha deciso di agganciare il costo della benzina a quello sloveno”.

IL CASO DELLA VALLE D'AOSTA
Infine un’altra citazione, oltre quanto detto in precedenza, e del tutto ufficiale visto che è la relazione della Giunta Regionale della Valle d’Aosta con i dati del 1999 riferiti ai102553 residenti.e con riferimento al 4 novembre 1999 (per avere il valore annuo basta incrementare i valori riportati di quasi il 20%).
Si tratta dei generi in esenzione fiscale. I quantitativi assegnati: benzina super; 16.219.520 kg; benzina senza piombo 21.303.551 kg; gasolio per autotrazione 8.568.497 kg; olio lubrificante 800.000 kg; zucchero 3.403.515 kg; caffè 430.087 kg; birra 1.225.892 litri; alcool per la fabbricazione liquori 110.000 litri anidri; alcool incorporato nei liquori 53.298 litri anidri; petrolio 425.874 kg: g.p.l. 6.999.999 kg; olio combustibile fluido 11.947.000 kg: attrezzature industriali 1.500.000.000 lire.
Infine, sempre con riferimento al 4.11.1999, nei 74 Comuni della Valle d'Aosta sono stati ritirati i seguenti quantitativi di tessere contenenti buoni e bollini per il prelevamento di zucchero, caffè, alcool e birra in esenzione fiscale: 102553 residenti, 11 lavoratori non residenti, 31472 turisti-villeggianti ospiti in Valle d’Aosta.

COSA DOVREBBE FARE IL CONSIGLIO PROVINCIALE
Impraticabile la richiesta di autonomia della Provincia di Milano, così come quella di Sondrio, sulla scia però di quello slogan elettorale, fossimo nel Consiglio Provinciale – non importa se nella maggioranza o all’opposizione – con gli strumenti regolamentari un dibattito in argomento. Non per fare polemiche, ma per concordare e votare tutti insieme un particolare appello al legislatore nazionale, un appello che potrebbe essere raccolto da tanti altri Consigli Provinciali italiani.
Nell’agenda di Governo, seppure in ritardo, c’è la riforma federalista dello Stato. L’appello dovrebbe riguardare il richiamo all’art. 3 della Costituzione che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini per arrivare all’abolizione dell’art. 116 che invece sancisce che alcuni italiani (di Sardegna, Sicilia, Trentino – Alto Adige, Friuli – Venia Giulia, Valle d’Aosta) sono più uguali degli altri, figli prediletti dello Stato, soprattutto in tema di finanziamenti). Per le prime due, obiettivamente in condizioni socio-economiche più difficili, è evidente che dovrebbero intervenire misure apposite, ma senza prerogative costituzionali. Così come è evidente che non si può cambiare tutto in quattro e quattr’otto e che occorre una certa gradualità.
Andrebbe poi aggiunto che non si dovrebbe ripetere la storia dei primi anni di vita delle Regioni, tese ad accaparrarsi poteri e funzioni guardandosi bene però dall’applicare quanto previsto dall’art. 118, terzo comma, della Costituzione “La Regione esercita normalmente le sue funzioni amministrative delegandole alle Provincie, ai Comuni o ad altrimenti locali, o valendosi dei loro uffici”. Dimenticatissimo precetto costituzionale efficacemente sintetizzato in una frase del compianto Sindaco di Sondrio, avv. Saverio Venosta: “Le Regioni sono state lo trumento per accentrare il potere nelle mani dei decentratori”.
Dobbiamo dire che la Regione Lombardia in fatto di decentramento recentemente di passi in avanti ne ha fatti parecchi e ne va dato atto, ma il processo è completo.

AUTONOMIA SI' MA POI BISOGNA SAPERCI FARE!
Qui però viene fuori l’altro problema. Sia che dovesse venire con l’utopistica autonomia, sia che venga con il decentramento, l’assunzione in sede locale di poteri contempla anche di saperli gestire.
Amaramente dobbiamo constatare che alcune cose, importanti, non sono andate bene.
Una dozzina d’anni fa ci era stato dato, e non credevamo allora ai nostri occhi, il compito di fare noi il Piano Territoriale, strumento importantissimo, vera leva principe dell’autonomia reale. Siamo ancora in alto mare.
Alla fine degli anni ’70 la Comunità Unica di Valtellina si mise in testa di progettare la riqualificazione della Statale 38, da Piantedo a Bormio. In un anno e mezzo (!!! – tempi da ing. Donegani) dall’incarico della progettazione si era già all’appalto del Tartano e della Sernio-Mazzo, con la tangenziale di Sondrio e la Mazzo-Grosio pronte a loro volta per l’appalto.
Ma ci fu l’assassinio, con molte complicità, della Comunità di Valtellina che venne squartata in quattro pezzi vanificando il lavoro compiuto e non solo in questo settore (Invaso della Selvetta, Azienda Energetica di Valle, Bagni di Bormio, Piano socio-economico, Piano Territoriale che era quanto di meglio fin allora realizzato in Italia ecc.).
Per tornare alla strada aspettiamo ancora e l’unico progetto abbastanza avanzato che c’è è quello della tangenziale di Tirano, a parte il peduncolo conclusivo della tangenziale di Sondrio che la quasi generalizzata penuria di conoscenze territoriali, e la scarsa propensione ad ascoltare la voce dei non molti in valle che penuria non lamentavano e non lamentano, portò ad essere improvvisamente inserito nel contesto generale della statale 38, con relative procedure, VIA compresa. Si fosse guardato in là dal naso questo peduncolo sarebbe da tempo realtà mentre oggi persiste la situazione kafkiana di una tangenziale che finisce su …un passaggio a livello (e, al minimo, così sarà ancora per almeno tre anni)!!!
Alberto Frizziero

GdS 28 IX 02 - www.gazzettadisondrio.it

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