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LA GUERRA E L'IGNAVIA
di
Gianmario Lucini
L'origine della guerra - Quello che non quadra - Non é ancora guerra ma é come se ci fosse - La calma prima della tempesta


L'ORIGINE DELLA GUERRA
Quando si pensa alla guerra si pensa a una colpa. Ogni guerra ha avuto la sua origine, e l’origine, si pensa, dovrà pur avere una responsabilità, un fatto che ha destabilizzato un equilibrio ed ha inserito una ciclo di eventi che sono sfociati nel conflitto.
Gli storici sono molto parchi nel ricercare e nel descriverci le cause ambientali di un conflitto: le condizioni economiche, gli appetiti e gli interessi economici, gli attriti ideologici, religiosi. In ogni guerra, fino alla seconda guerra mondiale, gli storici si soffermano anche sul carattere dei diversi personaggi che potevano, col loro potere, influenzare l’andamento degli eventi (Churcill, Hitler, Stalin, Mussolini...), sulle vicende politiche, sociali, culturali.

QUELLO CHE NON QUADRA
Quello che non mi quadra, specie nelle ultime guerre mondiali e nelle guerre del ‘900, è una constatazione molto semplice: come mai si sono combattute così tante guerre se nessuno le ha volute? La religione non le vuole, le ideologie (a parte quella nazista e fascista) sono tutte contrarie alla guerra, l’arte in ogni sua espressione (a parte forse il futurismo e qualche movimento marginale) è sempre stata contro la guerra, specie nel secondo novecento, è contro la guerra, e così i Mass Media, “l’uomo della strada”, “l’opinione pubblica” di quasi tutti i Paesi del mondo. Perché allora “accadono” le guerre?
Si deve però subito soggiungere che questo fronte, così imponente ad una considerazione superficiale, poi pian piano si sfilaccia quando si comincia a “ragionare”. Se prendiamo ad esempio i fatti dell’11 settembre e quello che ne è seguito, all’inizio nessuno parlava di “guerra” e anche il Presidente USA stessa stava ben attento a non profferirne il nome - tant’è che quando gli è scappata in un lapsus questa parola, si è subito premurato di chiarire che per noi europei e per loro americani, la portata semantica della parola era diversa (Presidente linguista... mica male).
Ora nessuno più si preoccupa se su un giornale si trova scritto “guerra dell’Agfanistan” o “guerra contro l’Iraq”. Che gli europei abbiano di punto in bianco cambiato la loro accezione semantica del termine “guerra”? Non credo proprio. Credo invece che si sono abituati all’idea, e non reagiscono più. Religione, arte, cultura, ideologie liberiste e progressiste, tutti insomma, stanno a guardare un uomo solo, votato dalla metà degli elettori USA (tolti coloro che non hanno votato, quanti saranno? 50 milioni?). E questo uomo, e questa esigua minoranza che decide le sorti del pianeta (perché tutti gli altri stanno a guardare) ha già dichiarato, senza mezzi termini, che il secondo sporco affare su cui mettere le mani è l’affare Saddam - che non è Bin Laden, neppure per paragone. E con Saddam ci sono milioni di donne, bambini, contadini, pastori, gente inerme e che già ha vissuto un decennio tremendo a causa delle sanzioni, che ne condivideranno le sorti - con la differenza che Saddam starà al comodo nei suoi bunker e gli altri fuori a ricevere bombe in testa.

NON E' ANCORA GUERRA MA E' COME SE CI FOSSE
Non c’è ancora la guerra, ma è come se già ci fosse.
Si ripeterà in scala maggiore ciò che già è accaduto in Palestina: anche un bambino lo capisce.
L’Europa, la grande Europa delle Nazioni e dell’Euro, se ne sta a guardare. E che dovrebbe fare? Sembra banale dirlo: dovrebbe iniziare a porsi il problema. I conflitti infatti non hanno mai una causa, ma sono il frutto di un sistema di relazioni - sistema nel quale l’Europa non esiste. Le relazioni possono essere simmetriche, come le concepisce l’America, ma possono essere anche complementari, come le concepisce la cultura umanistica.
Lo stabilire relazioni complementari significa, certo, magari rinunciare a un beneficio immediato o a un vantaggio che si potrebbe ottenere per via breviore, ma calcolando un vantaggio futuro che è immensamente superiore alla rinuncia (in fin dei conti, la storia dell’unione monetaria europea è passata per questa idea).

LA CALMA PRIMA DELLA TEMPESTA
Paradossalmente ci troviamo in un’Europa incapace di decidere perché Inghilterra, Spagna e Italia vanno da una parte - quella americana - e perciò si ha paura di affrontare un argomento potenzialmente conflittuale e destabilizzante della fragile, ancora, unione europea. E nessuno Stato europeo ha il coraggio o l’autorità, da solo, di muovere un passo in una direzione emancipata rispetto agli USA, perché le sproporzioni e il peso politico sono evidenti. Da qui il piattume, la calma prima della tempesta, quella stessa calma di cui tutti coloro che hanno vissuto, direttamente o indirettamente, dei conflitti, poi si sono pentiti.
Dunque, ha una sua ragione la politica per starsene zitta, una ragione importante: la credibilità e il potere. Chi si azzarda in un’impresa di pace e fallisce, poi paga, anche solo
Gianmario Lucini

GdS 8 IV 02


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