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Sanità: costruire un progetto unitario
di Valerio Dalle Grave

Dalla riforma ospedaliera del 1968, alla riforma sanitaria del 1978, ad oggi

Penso di avere qualche titolo per intervenire nel dibattito in corso sulla sanità provinciale. Non foss’altro per il tanto tempo che ho dedicato al settore, a partire dalla riforma ospedaliera del 1968, alla riforma sanitaria del 1978 e alla sua non facile attuazione.
Risparmio reminescenze storiche su occasioni mancate, scelte rinviate, decisioni non prese, polemiche politiche, partitiche e sindacali, nonché sperpero di denaro pubblico per investimenti sbagliati e inutili, speculazioni e qualche bilancio artefatto, che hanno accompagnato gli ultimi 30 anni della vita amministrativa e organizzativa della sanità in provincia di Sondrio.
Ora, passato e archiviato il periodo in cui i costi e i deficit della sanità venivano ripianati col sistema a “piè di lista” e dopo aver sperimentato nuovi direttori, commissari, diviso e riunito le gestioni; dopo aver sperimentato un periodo “sperimentale” di un nuovo assetto organizzativo e infine dopo aver fatto nascere due aziende provinciali, quella ospedaliera e quella sanitaria, secondo un modello che, forse può andar bene per le realtà metropolitane, ma che lascia molto a desiderare per un’organizzazione sanitaria in montagna. Ora dicevo, siamo arrivati nel pieno della crisi con un direttore generale dimissionato, con debiti di gestione che non accennano a diminuire e che di conseguenza gravano sulla qualità del servizio e, dulcis in fundo, con la destituzione dell’Assessore alla Sanità, da parte del Presidente della Giunta Regionale Lombardia.
Che fare? Occorre fare oggi quello che non si è mai voluto fare nei decenni scorsi! Ossia costruire un progetto ampiamente condiviso capace di mettere il Governo Regionale di fronte alle sue responsabilità.
Ho seguito con particolare interesse il dibattito che si è andato sviluppando in queste ultime settimane a proposito del “che fare?”. Ho letto argomentazioni faziose e non degne di considerazione alcuna, soprattutto da parte di alcuni “convertiti” ma, a onor del vero, ho anche trovato pezzi di ragionamento sensati, degni di essere portati in un luogo appropriato per essere discussi, confrontati, e assemblati in un “progetto unitario della comunità valtellinese e valchiavennasca” da presentare in Regione Lombardia.
Il “progetto”, però, deve vedere il consenso unanime di tutte le forze politiche, sociali e istituzionali della Provincia che, una volta tanto, scevre da pregiudizi, contrapposizioni e interessi di parte, affrontino il problema per quello che è, punto.
I responsabili di ogni parte politica, sociale e istituzionale devono prendere coscienza che la gente tutta chiede che i problemi concernenti la salute e il servizio sanitario provinciale debbano essere affrontati e risolti, ovviamente a favore del bene comune, prescindendo dal colore politico di chi è al governo in questo momento.
L’ordine sparso, la propaganda, le clientele elettorali, le ostentazioni di appartenenza a questa o a quella conventicola, oppure a questa o a quella fazione partitica; la mancanza di proposte e di un progetto unitario, hanno sempre penalizzato la Provincia di Sondrio e permesso alla Regione Lombardia di svicolare dalle sue responsabilità. E’ urgente, per restituire dignità politica, sociale e istituzionale alla comunità valtellinese e valchiavennasca, invertire la tendenza!
Al di la di ogni ulteriore considerazione di merito vorrei inoltre far osservare che ai più sfugge il problema dei problemi. Pochi hanno sollevato la questione fondamentale riguardante il Servizio Sanitario: “il personale dipendente”.
Pochi si sono chiesti quanto influisca negativamente sul morale e sulla professionalità di medici, tecnici e infermieri, la disorganizzazione nel servizio e l’incertezza nella direzione del medesimo. Pochi si sono chiesti quanto tutto ciò influisca negativamente sulla qualità, sull’efficienza ed efficacia del servizio.
E’ vero, come affermano alcuni, che oggi la tendenza in atto è quella di privilegiare l’aspetto economico – finanziario delle prestazioni, delle strutture e delle tecnologie a scapito della qualità dell’assistenza.
Ma i responsabili politici e istituzionali si sono mai preoccupati del patrimonio umano impegnato nel funzionamento del servizio? Si sono mai chiesti qual’è il costo umano della mancata formazione sistematica del personale? Si sono mai preoccupati dei costi che derivano dalla sottoutilizzazione delle specialità professionali? Si sono mai preoccupati della dispersione del Know-ow acquisito nel corso degli anni a causa della disorganizzazione in generale e in cui versano diverse strutture?
Spesso, purtroppo, chi dovrebbe rispondere alle domande che ho posto si limita a puntare il dito contro questi e quelli e, tanto per scaricare le proprie responsabilità e nascondere la propria incompetenza propositiva e progettuale, non trova di meglio che scagliarsi contro i sindacati che avrebbero il torto di difendere i posti di lavoro. Come se difendere i posti di lavoro, con dignità e cognizione di causa, sia una connotazione di conservatorismo.
Infine ci sono anche quelli che nutrendosi di pregiudizi, sostengono che con questo governo regionale e con questa maggioranza non si può trattare alcunché; dimenticandosi che la tutela della salute e la cura delle malattie è un bisogno primario delle persone e un presidio indispensabile alla sicurezza sanitaria di una comunità.
Nel nostro Paese, tutti i bisogni primari sono tutelati dalla Costituzione Repubblicana, quindi non necessitano di etichettature politiche, ne di elargizioni benevole, ne di paternità più o meno eccellenti. I bisogni devono essere individuati, riconosciuti e soddisfatti. Questo è quanto devono fare tutti coloro che hanno responsabilità politiche, sociali e istituzionali, a prescindere dal loro colore politico e dalla loro appartenenza.
Ogni altra considerazione è ipocrita, strumentale e propagandistica.
Manca il direttore generale dell’azienda ospedaliera e ci vorrebbe uno che conosca bene la nostra situazione, dicono in molti! Sarà.! Io sostengo però che non c’è nessun direttore o manager che possa agire per il bene comune, seppure con competenza eccellente, in assenza di un progetto organico e condiviso unitariamente con la comunità locale. Non bisogna infatti dimenticare che un progetto, per quanto ottimo e fattibile, per essere credibile ha bisogno di uno stretto e competente controllo da parte della rappresentanza politica, sociale e istituzionale.
Valerio Dalle Grave

Valerio.dallegrave@cisl.sondrio.it

GdS 20 IX 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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