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Anche il Nuovo Pignone fibrilla
e i dipendenti tremano
di Red

Dresser Inc - Dresser Wayne Pignone - Era entrata la General Electric - altro scotto che paghiamo alle multinazionali - Stiamo diventando colonia - Gli italiani incentivano questo stato di cose - 6 aprile del 2004: vista con favore la cessione alla Dresser - Avevano già in mente di andare a nord? Rischio alto

Dresser Inc.
Premessa: Dresser Inc., multinazionale con sede a Dallas (USA), produce e commercializza apparecchiature e servizi ad alta tecnologia destinati all’industria energetica e di processo. Dei ca. 9000 dipendenti Dresser nel mondo, in Italia il gruppo vanta un organico di circa 1100 addetti ed è presente con le seguenti Operations, protagoniste mondiali nella produzione di valvole industriali, attuatori e distributori di carburante.

Dresser Wayne Pignone
La carta di identità della società, figlia della Dresser, multinazionale con sede a Dallas: “Dresser Wayne Pignone è uno dei leader globali per la fornitura di prodotti e servizi per il settore Oil & Gas. All'interno di questo contesto, Dresser Wayne Pignone fornisce soluzioni "chiavi in mano" per la realizzazione di stazioni di rifornimento Metano per Autotrazione su misura cliente. La sua gamma di produzione comprende tutte le apparecchiature ausiliarie necessarie alla realizzazione di stazioni CNG dedicate o policarburanti: eccetera eccetera”.

Era entrata la General Electric
Nel Nuovo Pignone era entrata la General Electric che quando lo ha ritenuto opportuno ha ceduto la parte distributori alla Dresser. Questa ha deciso che la produzione da Talamona vada spostata a Malmoe. Questo non é uno dei tanti casi di delocalizzazione, di aziende cioè che per non fallire vanno a produrre dove il lavoro costa non solo meno ma enormemente meno. E neppure di quelle che anzichjé produrre in Italia a costo 100 comprano direttamente in Oriente a 20 se non a meno.

Qui si decide di spostare la lavorazione in Svezia. Liberi di farlo, per carità, ma questa é una dichiarazione di guerra che lascia sul campo 250 posti di lavoro, quelli nello stabilimento di Talamona e quelli nelle aziende dell'indotto. Quali le speranze non é dato di immaginare ma, se qualche ipotesi c'é non si é così sciocchi di farlo sapere a questi che si sono innamorato della Svezia e scocciati di stare in Valtellina.

altro scotto che paghiamo alle multinazionali
Un altro scotto che paghiamo alle multinazionali. Ormai il nostro Paese, in quanto Paese trasformatore, é in mare agitato. Dobbiamo competere con grandi multinazionali e lo deve fare una imprenditoria debole. Dobbiamo competere con Cina, India e compagnia bella dove il costo del lavoro é irrisorio anche perché loro con una popolazione più di venti volte la nostra hanno meno pensionati dell'Italia. Dove i costosi interventi per la tutela dell'ambiente non esistono. Eccetera.

STIAMO DIVENTANDO COLONIA
L'alimentare (e non solo quello) via via sta passando sotto controllo straniero. Dopo Fiorucci e l'asta per la Star adesso se ne va Galbani. Nella grande distribuzione aumentano dunque i prodotti stranieri e trovano sempre maggiore difficoltà i nostri produttori. persino nell'ortofrutta arriva di tutto da mezzo mondo a fare la concorrenza ai nostri, costretti per sopravvivere a vendere la loro produzione per un piatto di lenticchie.
Stiamo diventando colonia e non si vede come si possa resistere (salvo che gli italiani non capiscano e comincino a preferire, come chiede Ciampi, i prodotti italiani).

Gli italiani incentivano questo stato di cose
Gli italiani incentivano questo stato di cose. Non pensano che stanno dando bastonate a scadenza a figli e nipoti.
E' capitato anche per Talamona.

6 aprile del 2004:
vista con favore la cessione alla Dresser

Il 6 aprile del 2004, un anno e mezzo fa non un decennio, i sindacalisti commentavano favorevolemente l'incontro del giorno prima a Roma
sul tema del giorno e cioè la decisione del Nuovo Pignone-General Electric di vendere e della Dresser di acquistare il ramo d’azienda Distribution e quindi una consistente parte delle maestranze dello stabilimento di Talamona, tutte con l’eccezione dei circa centoventi addetti del reparto palette.
E' vero che si esprimeva l'esigenza di un’attenzione elevata dedicata al comparto acquistato dalla Dresser ma si avviava anche la discussione
sugli aspetti di dettaglio, ma importantissimi, attinenti alle tutele garantite dalla contrattazione del Nuovo Pignone su salario, orario, inquadramento, diritti sindacali.

Avevano già in mente di andare a nord?
Intanto, visto che sono trascorsi solo 594 giorni, vien da pensare che i compratori avevano già in mente di andare a nord.
Ci vorrebbe una sorta di ricatto. Vai a nord? I distributori li compriamo da altri. Dato e non concesso che qualcuno facesse questo discorso, anche con legittime armi di pressione sui potenziali acquirenti italiani, bisognerebbe vedere se per caso non ci sono già contratti, intesse e via dicendo.

Rischio alto
L'equilibrio indispensabile fra politica ed economia si é rotto, ovunque. L'economia spopola, il liberismo non frenato dai fattori sociali come dovrebbe essere imperversa, le multinazionali sono le vere padroni, quasi una dittatura. L'Europa é su una china pericolosa e per salvare il futuro dei nostri figli a questo punto c'é bisogno che o dentro o per intese strettissime ai 25 si aggiunga la Russia.
A Talamona e dintorni il rischio di dovere mettere su 250 libretti di lavoro 250 croci é tremendamente alto.
E di bacchette magiche non ne esistono. Purtroppo.
Red

GdS 20 XI 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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