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Siamo un popolo che sta diventando insensibile al dolore e all’orrore
di Valerio Dalle Grave

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Noi siamo un popolo che sta diventando insensibile al dolore e all’orrore. Inoltre, da masochisti quali siamo o siamo diventati, stiamo orientando le nostre preferenze verso il pensiero e valori negativi. E così facendo non ci accorgiamo di rotolare sempre più velocemente verso il fondo della valle del nulla.
Il proscenio sul quale si presentano le maggiori e più assurde fatalità è la strada; gli strumenti sono le auto, le moto, i motorini; il movente è la fretta, quindi la velocità; le vittime sono, come sempre, le persone.
Ciò che rende più tragica questa nostra folle corsa sono gli esorbitanti costi che si pagano in giovani vite umane. Non passa settimana senza che si abbia notizia di schianti contro muri, di investimenti sulle strisce pedonali, di fuoriuscite di strada, di vite, a volte di intere famiglie distrutte. Nella nostra valle la tragedia è unica: dal basso verso l’alto e viceversa, senza distinzioni. Colpa dei platani ai bordi della strada, colpa della strada troppo angusta e piena di curve, colpa della segnaletica poco visibile, colpa dei fari abbaglianti di chi viene in senso contrario, colpa del pedone disattento, colpa dell’alta velocità, colpa di questo, di quello e di quell’altro.
Anche quando siamo seduti in casa nostra a guardare la TV e osserviamo i fatti di cronaca vediamo che gli operatori insistono a farci vedere scene raccapriccianti (per suscitare più emozioni dicono), mentre il cronista ci spiega le dinamiche dei fatti, i probabili responsabili e, finito un quadro avanti un’altro; e la scena si ripete più o meno uguale, ad ogni notiziario, tutti i giorni dell’anno.
Con questo ritmo di sequenze, di visioni fotocopia , di commenti a ripetizione pappagallesca, frammezzate da spot pubblicitari che invitano ad acquistare l’auto più veloce, più di classe, con più accessori, noi diventiamo via via sempre più insensibili alla drammaticità dei problemi veri che incombono sul nostro modo di essere , di vivere e di considerare la vita, nostra e altrui.
Il nostro modo di vivere è diventato ossessivo. Il tempo è prezioso, guai a perderlo. Mentre camminiamo per strada, viaggiamo in treno oppure in auto, il telefonino ci tiene costantemente in contatto col resto del mondo: per concludere affari, fissare appuntamenti, impartire direttive, dare e ricevere ordini e….via telefonando.
Tutto ciò comporta una radicale modifica della percezione umana del tempo, della vita, quindi del modo di viverla, di concepirla, di tutelarla, difenderla, valorizzarla, apprezzarla come valore in sé.
La vita diventa oggetto di competizione
Noi, e più di noi i nostri figli, siamo orientati al “tutto e subito”. L’appena ricevuto è già passato ed è preludio a ciò che deve venire. Ogni meta raggiunta diventa solo un nuovo punto di partenza per il tormento di una nuova corsa verso un’altra, la cui incertezza ha già appannato la soddisfazione di quella appena ottenuta. E così ci comportiamo anche verso le tragedie umane della strada: chissà dove accadrà la prossima, chissà chi sono e quante saranno le vittime, chissà come avverrà, eccetera.
Valerio Dalle Grave

GdS 30 XI 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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