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LA RIVOLUZIONE
(La parabola del rivoluzionario)

di Mario Quaglia (x)


C'era una volta un giovane rivoluzionario: era bello, era biondo ed aveva un'aria fiera ed insofferente.
Di notte amava discutere di ciò con quelli che gli sembravano insofferenti come lui.
Fu così che un bel mattino, forse perché nell'aria si sentiva un lieve odore di zolfo o più semplicemente perché loro si sentivano più insofferenti del solito, ruppero gli indugi e scagliarono la loro Voglia di Nuovo contro il Vecchio-Sistema-Oscurantista-E-Conservatore.
Il Vecchio venne travolto dal Nuovo ed il giovane rivoluzionario, che nel frattempo era diventato un Grande Rivoluzionario, brindò con gli altri alla nuova libertà e si dedicò anima e corpo a consolidare l'Ordine-Nuovo-E-Migliore.
Passò del tempo ed il Grande Rivoluzionario divenne Vecchio, sicché un giorno si fermò a guardare con orgoglio ciò che era stato fatto e lo considerò cosa buona. Naturalmente si sentì soddisfatto e si chiese come avrebbe potuto salvaguardare tanta purezza dal degrado e dalla revisione.
Fu così che incise sul marmo le Tavole-della-Nuova-Legge in modo da rendere obbligatoria la Libertà e blindare la sua Vecchia Rivoluzione contro ogni eventuale Controrivoluzione.
Ma aveva appena finito il suo lavoro quando un lampo di zolfo ed una strana sensazione lo convinsero che qualcosa stava avvenendo alla sua persona: si scrutò allo specchio e gli parve con orrore, tra i fumi dello zolfo, di vedere apparire l'immagine di un Vecchio-Oscurantista-E-Conservatore.
Stava ancora riflettendo su questa strana impressione quando un rumore lo distrasse e guardando fuori dal balcone sentì il suo vecchio cuore stringersi di nostalgia.
Laggiù, in fondo alla piazza, una piccola folla si stava radunando intorno ad un giovane biondo dall'aria fiera ed insofferente.
Mario Quaglia

(x) Mario Quaglia, Vico De Negri 17, 16100 Genova, con note illustratiove eloquenti ("Mago, genio, inventore, taumaturgo) ha queste sue note biografiche in calce ai suoi articoli (che via via pubblicheremo):
"Giuro solennemente che tra Benvenuto Cellini e me non vi è altro che il cognome di una mia nonna e la mitomania di una sorella di mio padre.
Costei, rilevando in famiglia un certo geniaccio creativo diffuso, una predisposizione alla manualità artistica condita con una punta di stravaganza e di follia, giurava esattamente il contrario di quello che sto giurando io. Naturalmente suffragava la sua convinzione mostrando false dicharazioni genealogiche (fu raggirata da un simpatico buontempone) ed un "naso" che a suo dire dimostrava ciò che è indimostrabile.
Devo riconoscere che la storia di mia zia mi fece sempre sorridere, ma per rispetto a quel "naso", di cui anche io tra gli altri nella mia famiglia sono portatore sano, finii col millantare pure io quel titolo del quale amava fregiarsi Benvenuto Cellini (anche lui abusivamente).
Ora sapete perchè, accanto a Mario Quaglia vedrete spesso lampeggiare, illuminato di modestia, il titolo di:  "Mago, Genio, Inventore e Taumaturgo"

GdS 24 II 2002


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