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CONDANNE: QUELLA DI ANDREOTTI
E QUELLA DEL FORNARETO DI VENEZIA
di Alberto Frizziero
Mandanti di chi? - Chi ci crede? - I commenti alla condanno - I nostri commenti - Vendetta della mafia? Macchia sull'Italia - Ma parliamo del Fornareto - Il documento - Opinioni interessanti - Andreotti tenga duro


MANDANTI DI CHI?
La Corte d'Assise di Perugia ha condannato a 24 anni e spiccioli Giulio Andreotti, da dieci anni rimessosi alle decisioni della Giustizia, e Gaetano Badalamenti, con un passato di potentissimo boss mafioso ma liberissimo residente nel New Yersey. quali mandanti dell'uccisione del giornalista Pecorelli assolvendo tutti gli altri.
In primo grado erano stati assolti tutti.
L'impianto accusatorio: il boss mafioso Buscetta aveva detto, peraltro ritrattando tutto due mesi dopo, che il boss mafioso Badalamenti gli aveva detto che ad uccidere il giornalista avevano provveduto la mafia e la banda della Magliata su mandato dei Salvo che volevano fare un favore ad Andreotti. Non é un romanzone di appendice ma la sintesi di un'accusa. Nel primo lunghissimo processo assoluzione generale. Nel secondo di appello, insolitamente breve e quindi evidentemente senza lettura degli atti del primo, confermate tutte le assoluzioni e condanne per i mandanti. Singolare: mandanti di un omicidio non commesso da quelli che per l'accusa avrebbero dovuto commetterlo. E allora mandanti di chi?

CHI CI CREDE?
Chi ci crede?
A Perugia chi giudicava non erano solo magistrati, come in primo grado, ma due soli di loro con sei giudici popolari, non certo esperti di diritto e di processi, psicologicamente soggetti a dipendere dall'orientamento dei giudici togati.
Visto che fatti nuovi non ne sono venuti fuori le carte sul tavolo erano le stesse.
Appare allucinante per l'uomo della strada pensare che una Corte di soli magistrati, esperii, assolva e una Corte d'Assise con sei persone normali, come noi, non abituate certo ai Codici, infligga simili condanne.
O fuori strada, anzi nella scarpata, i primi o fuori strada, anzi nella scarpata, i secondi.

I COMMENTI ALLA CONDANNA
Alcuni commenti a botta calda:
Andreotti: “ho sempre creduto nella giustizia e continuo a crederci, anche se questa sera faccio fatica ad accettare una tale assurdità”. E poi ha aggiunto che quando studiava, non potendo pensare di fare la libera professione occorrendo impiantare uno studio legale e via dicendo, gli era balenata l'idea di fare il magistrato. Ha però detto di essere contento di non averlo fatto visto che in questa professione quali cantonate terribili si possono prendere.
Il Capo dello Stato Ciampi, che, notasi, é il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha inusualmente rilasciato una dichiarazione manifestando di provare un “profondo turbamento”.
Il Presidente del Consiglio Berlusconi ha parlato di “condanne ed assoluzioni che si inseguono impazzite, al di fuori di ogni logica e in un contesto giudiziario funestato da partigianeria e accanimento”.
Nicola Mancino, ex Presidente del Senato,  "La Stampa" del 19/11/2002; "Quella di Perugia è una sentenza sconvolgente. L'ho affermato e lo ripeto. E non mi vengano a dire che le sentenze non si commentano, perché se me lo dicono io rispondo: dipende dalle sentenze. E quella di Perugia è una sentenza che riscrive l'intera storia repubblicana"
Francesco Cossiga, ex Presidente della Repubblica, "Corriere della Sera" del 18/11/2002: "Da oggi in Italia è più prudente stare a casa".
"Credo che di questo primo effetto del loro atto debbano essere contenti i soci del club dei girondini, detto altrimenti Libertà e Giustizia, costituita con alla guida il famoso giustizialista Galante Garrone che questa sera ha tutti i motivi per brindare, ma che mi auguro, a motivo della sua età, lo faccia in modo parco ... Vorrei però ricordare ai nostri girondini che dopo di loro venne il Terrore, che neanche loro risparmiò"
Clemente Mastella, leader dell'UDEUR, La Stampa" del 18/11/2002; "Ogni qualvolta l'idea della rinascita del centro torna d'attualità, ecco che si tenta di colpirla, di impedire che questo progetto si realizzi. Questa è una sentenza [su Andreotti per il delitto Pecorelli, ndr] politica"
Paolo Cirino Pomicino, ex ministro della Repubblica, "La Repubblica" del 18/11/2002; "La verità è che qualcuno vuole tornare al clima del '94. Vuole rinfocolare il giudizio secondo cui la politica è solo ladrocinio. C'è un gruppo di potere trasversale che ha punti di appoggio nella magistratura, nelle forze dell'ordine e nei partiti, che vuole impedire la pacificazione nazionale ... Sembra quasi che logiche mafiose si siano inserite in alcuni pezzi della magistratura. Basta pensare che i killer di Falcone e Salvo Lima sono in libertà ... Questa sentenza è una bomba al napalm sul dialogo tra i partiti, sul rapporto tra politica e magistratura. E anche sull'idea che qualcuno voglia far tornare la DC"
Daniele Capezzone, Segretario di Radicali Italiani: Aldilà del giudizio sulla sentenza di oggi, è ormai chiaro che il Paese continua ad essere esposto ad una furia giustizialista che non cessa né accenna a placarsi.
Tutto, in primo luogo agenda e tempi della politica e del dibattito civile, è ormai orientato e dettato dall’ultima iniziativa di un PM o dall’ ultimo verdetto di una Corte.
Tutto questo non appartiene alla fisiologa democratica. Quanti hanno sperato di usare la clava giudiziaria a proprio vantaggio devono capire che si illudono. Occorre invece che la politica (cioè la volontà dei cittadini espressa per democrazia diretta o delegata) recuperi il suo primato, ed occorre rimettere subito all’ordine del giorno quelle riforme, a cominciare dalla separazione delle carriere, che si potevano conquistare con i referendum di due anni fa, e che furono invece affossate, insieme, dalle pressioni dell’ala scatenata ed eversiva del “partito dei giudici” e dal cedimento interessato di settori del Polo.
Il segretario DS Fassino: Dopo la prima pilatesca dichiarazione della responsabile Giustizia dei DS (ma in questo caso dimentica di tale ruolo su cui ha prevalso la posizione di notabile di Magistratura Democratica), Anna Finocchiaro che si era limitata a dire che bisognava aspettare le motivazioni, lo stesso segretario Fassino ha provveduto a rimediare.
Questo il passo saliente della sua dichiarazione: "In merito alla sentenza di Perugia non può non sollevare interrogativi il fatto che gli stessi episodi siano stati giudicati da un Tribunale in ragione da arrivare ad una assoluzione, e da un altro in ragione da arrivare ad una condanna a ventiquattro anni, si tratta evidentemente di sentenze non fondate su “prove certe. C’è da chiedersi fino a che punto un processo indiziario garantisca effettivamente i cittadini sulla certezza del diritto”.

I NOSTRI COMMENTI
La sera stessa del giudizio abbiamo inviato ai giudici di Perugia il seguente messaggio:
- "Per i giudici della Corte d’Assise di Perugia
Vi fu un professore che bocciò Einstein in matematica.
PS Consiglio la lettura della vicenda di Pietro Tascal detto il Fornareto, condannato a morte nel 1507, e soprattutto cosa con la sua riabilitazione fu deciso a Venezia in relazione a come da allora in poi dovessero concludersi i processi.
- A TG5com TG5.it che chiedevano un parere abbiamo dichiarato:
Chi ha inflitto la condanna a 24 anni al sen. Andreotti fa venire in mente quel carneade di professore che bocciò Einstein in matematica. O anche Fedro (la rana e il bue). O la ghigliottina della Rivoluzione francese.. E non solo..
Va anche precisato l'aspetto toccato da Anna Finocchiaro che ha pilatescamente detto di doversi attendere le motivazioni della sentenza. E' in linea teorica giusto, non in termini reali quando per la stessa cosa, senza fatti nuovi, si passa da assoluzioni a condanne a 24 anni. Il cittadino deve essere al riparo da simili storture, perché con la pelle della gente non si può fare testa o croce

VENDETTA DELLA MAFIA? MACCHIA SULL'ITALIA
E se dietro ci fosse la vendetta della mafia contro Andreotti che da Presidente del Consiglio varò provvedimenti severissimi contro, appunto, la mafia?
in ogni caso questa sentenza costituisce una macchia per il nostro Paese. Già all'estero spesso eravamo scherniti con la frase "mafia e spaghetti", figurarsi ora!

MA PARLIAMO DEL FORNARETO
Ma parliamo del Fornareto di Venzia.
Come riportato sopra nel post-scriptum diretto ai giudici di Perugia abbiamo scritto: Consiglio la lettura della vicenda di Pietro Tascal detto il Fornareto, condannato a morte nel 1507, e soprattutto cosa con la sua riabilitazione fu deciso a Venezia in relazione a come da allora in poi dovessero concludersi i processi".
In un'udienza del processo Cusani vi era stata una citazione al riguardo da parte del Presidente De Burghis, al quale avevamo, a fine udienza, fornito alcuni dettagli che aveva gradito. Ma quanti sono i magistrati che conoscono la vicenda?
La sintetizziamo in breve.
Si narra che una mattina presto Pietro Tascal, fornaio (fornareto), trovò un uomo morto pugnalato davanti ad un portone. Venne subito condannato di omicidio, torturato fino a fargli confessare il delitto non commesso, e giustiziato il 22 marzo 1507 tra le due colonne della piazzetta di S. Marco.
Emerse poi la sua innocenza, il caso fu riaperto e Piatro Tascal riabilitato.
Non solo fu deciso che, a monito, restassero sempre accese due lampade votive sul lato a Sud della basilica di S. Marco, tra i due archi del piano superiore, ma anche che il segretario del Consiglio dei Dieci, massimo organo giurisdizionale penale di Venezia, ammonisse i consiglieri prima che pronunciassero ogni sentenza, per guardarsi dai pericoli di un processo soltanto indiziario, quand'anche sussistesse la confessione dell'accusato, che di solito era ottenuta con la tortura. Questo il monito alla Corte: "Recordève del povero fornareto"

IL DOCUMENTO
«Fu ritrovato in tempo di notte da Ministri in Venezia un cadavere con un coltello trentino in petto, appresso di cui stava in piedi osservandolo un Pistore, che teneva una vagina al fianco. Estratto da' Ministri il coltello dalla ferita, e fatta osservazione che s'accomodava aggiustatamente alla vagina del Pistore, fu condotto nella forza della Giustizia; posto alla tortura, e a forza di tormenti confessò il non commesso delitto, e stante la confessione pagò la pena non meritata con l'ultimo supplicio. Di lì a pochi giorni fu un bandito ritenuto con l'alternativa della forca. Questo avanti di morire si confessò reo di quell'homicidio e dichiarò l'infelice Pistore innocente. Per la stravaganza di tal caso decretò l'Eccelso Consiglio dei Dieci che qualunque volta, che si trattasse di materia di indizi in detto Eccelso Tribunale, dovesse dal Secretario esser ad alta voce aricordato il caso del Pistore; formalità ch'anco di presente vive in viridi observantia». Brano tratto da "Gli sbagli di Vostro Onore" di Luigi Grande, leggibile nel sito:
http://www.liberliber.it/biblioteca/g/grande/gli_sbagli_di_vostro_onore/html/testo_01.htm

OPINIONI INTERESSANTI
Con il titolo "Caso Andreotti, sintomo che allarma la politica" Francesco Fusco sul quotidiano "IL NUOVO" commenta la sentenza. "Stavolta non c'entra soltanto l'ideologia
E' che la Giustizia esige onestà intellettuale. Palermo stia attenta a non replicare Perugia. E i magistrati evitino, così, di autodelegittimarsi"
Riportiamo alcuni passi di tale commento perché lo meritano:

-"La sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Perugia con la quale si condannano Giulio Andreotti e Gaetano Badalamenti a 24 anni di prigione, ha trovato tutti gli schieramenti politici unanimi nelle critiche...
- E' finita l'epoca dell'uso politico, o del fiancheggiamento, di parte della magistratura, e il mondo politico si è accorto che di questo passo nessun cittadino è al riparo da uno strapotere che rischia di sovvertire l'ordine costituzionale della nostra democrazia...
- La sentenza di Perugia, emessa da due giudici togati e sei giudici popolari, non obbedisce a indicazioni politiche ...ma evidenzia invece come proprio quell'aspetto di "irresponsabilità" della magistratura, se mal interpretato, possa condurre in direzione opposta a quella dei princìpi costituzionali che, salvaguardando autonomia e indipendenza, intendevano arrivare alla certezza di una serenità di giudizio assoluta..."
- E una citazione significativa_ <Scelsi - dichiara a pagina 204 del libro La toga rossa l'ex Pm Francesco Misiani - di sacrificare al risultato politico che Tangentopoli ha consentito di incassare - e che ripeto, rivendico - la cosiddetta cultura delle garanzie>. "Misiani agiva in quel modo per un tipo di convinzione politica, di sinistra; altri potrebbero agire allo stesso modo per convinzioni politiche di tipo opposto. E sarebbe il caos..." E ancora: <Leggiamo a pagina 194 del prima citato libro di Misiani. "aveva ragione il Pool di Milano. Che l'unico modo per far parlare gli indagati era metterli dentro. Ero convinto, e ne era convinto anche Coiro (il capo della Procura romana del tempo ndr) che per comunicare all'esterno l'avvenuta rottura con un passato di acquiescenza l'unico elemento significativo sarebbe stato il numero di detenuti>."
- Ad aiutarci in questo ragionamento vengono i provvedimenti del Pm e del Gip di Cosenza, che sono stati criticati allo stesso modo della sentenza Andreotti...
- La sentenza Andreotti è come uno di quei tavoli a tre gambe, due in questo caso specifico: si sono condannati dei presunti mandanti, ma non gli esecutori. In altre parole si condanna qualcuno di aver dato mandato di commettere un omicidio, ma senza aver individuato a chi era stato conferito tale mandato, né chi lo aveva eseguito...
- Primo, nel corso dell'appello non sono emersi fatti nuovi che possano corroborare la decisione, e smentire quella di prima istanza.
- Secondo: la brevità del processo ha certamente impedito agli otto giudici di leggere l'oltre milione di pagine che hanno registrato gli atti del primo processo...."
Facciamo presente ai lettori che ove qualcuno si mettesse non a sfogliare ma a leggere, sia pur di corsa ma con un minimo di concentrazione e riflessione come la materia richiederebbe, quel milione di pagine, facendo solo quello a tempo pieno e senza andare in ferie ci metterebbe al minimo un anno e mezzo o due!
Riprendiamo le citazioni:
- Infine Fusco ricorda che a Palermo arriverà a conclusione l'appello contro l'assoluzione di Andreotti di associazione esterna alla mafia senza fatti nuovi. Ma Perugia può costituire una suggestione. Il teorema può essere semplice: Perugia ha riconosciuto un legame fra Andreotti e Badalamenti, quindi fra l'ex Presidente del Consiglio e uno dei capi della mafia. Se questo è vero diventa allora credibile il suo sostegno ai vari Riina e compagni... A questo punto però non si potrebbe accettare supinamente.
Fusco opportunamente aggiunge "Per fortuna, questo costume non si è ancora diffuso in seno a tutta la magistratura, la quale, lo dico per esperienza personale, tranne casi eccezionali, posta dinanzi ai fatti, alla personalità degli imputati, a testimonianze credibili, sa discernere...".

ANDREOTTI TENGA DURO
Attendiamo Palermo. E intanto Andreotti, pur avendo passato da tempo gli 80 anni, tenga duro. Non dia la soddisfazione di andarsene prima che i processi abbiano concluso il loro ciclo. Se se ne andasse i procedimenti si estinguerebbero e rimarrebbe una condanna, a nostro avviso, alla Fornareto (nel cui processo però quantomeno c'era una confessione, sia pure estorta sotto tortura...).
Alberto Frizziero

GdS 28 XI 02
- aggiornamento 21 VI
 

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