ONORE AI VALTELLINESI: Paolo CACCIA DOMINIONI, EROE DI EL ALAMEIN

(VEDERE ARTICOLO DI
PRECISAZIONE PUBBLICATO IN DATA 28 XII 2003)

Il Presidente della Repubblica,
Carlo Azeglio Ciampi, su proposta del ministro della Difesa, ha
conferito la Medaglia d’Oro al Valore dell’Esercito “alla
memoria” al tenente colonnello degli alpini Paolo Caccia
Dominioni. La sua famiglia è stata a lungo legata alla nostra
Valle. Il conte Ambrogio, padre di Paolo, Annibale e Luigi, fu
il primo presidente della Provincia nell'immediato dopoguerra;
sposò una Parravicini di Morbegno, dov’è la casa di famiglia.
Suo fratello, Camillo, fu eletto cardinale. Ma il più presente
in provincia fu Annibale, per molti anni presidente della Banca
Popolare di Sondrio. Il colonnello Caccia Dominioni, un reduce
della battaglia di El Alamein, ha dedicato oltre dodici anni
della sua vita a cercare nel deserto i corpi dei soldati caduti
in battaglia, senza guardare alla divisa che indossavano, per
dar loro una degna sepoltura. La sua vita sembra tratta da un
film giapponese tanto famoso quanto bello, “L’arpa birmana”, che
aveva come protagonista il soldato Mizushima. El Alamein fu
teatro di una delle battaglie più importanti della seconda
guerra mondiale; lo scontro vide di fronte gli eserciti alleato,
guidato dal generale inglese Montgomery, e quello italo-tedesco,
condotto dal generale Rommel. L’esito fu sanguinoso e segnò il
blocco dell'avanzata italo-tedesca e la sua ritirata. I 22
giorni di scontri fecero 26 mila morti. Eravamo nell'ottobre del
’42 e perciò in questi giorni ricorre il 60º anniversario di
quella battaglia che verrà celebrato, sul posto, domenica 20
ottobre, con la partecipazione del presidente Ciampi, che avrà
al suo fianco il Principe Filippo d'Edimburgo. Il presidente
consegnerà ai parenti di Caccia Dominioni la medaglia d’oro.
«Già comandante del 31º Battaglione Guastatori del Genio nelle
battaglie di El Alamein - si ricorda nella motivazione - dopo la
fine della seconda guerra mondiale svolgeva volontariamente, per
oltre 12 anni, l’alta e ardua missione di ricerca delle salme
dei caduti di ogni nazione, disperse tra le sabbie del deserto
egiziano, incurante dei disagi, dei sacrifici e dei rischi che
essa comportava. Con cosciente ed elevata preparazione
tecnico-militare, coraggio e sprezzo del pericolo, conduceva
personalmente le ricerche tra i campi minati ancora attivi, nel
corso delle quali veniva coinvolto per ben due volte
nell’esplosione delle mine, a seguito delle quali un suo
gregario veniva seriamente ferito e ben sei suoi collaboratori
beduini perdevano la vita. Grazie alla sua opera, oltre 1500
salme italiane disperse nel deserto, unitamente a più di 300 di
altra nazionalità, venivano ritrovate e altre 1000, rimaste
senza nome, venivano identificate e restituite, con le prime, al
ricordo, alla pietà ed all’affetto dei loro cari. Inoltre, 4814
caduti riposano oggi nel Sacrario militare italiano di El
Alamein, da lui progettato e costruito, a tramandarne le gesta
ed il ricordo alle generazioni che seguiranno. Comandante,
ingegnere, architetto, scrittore ed artista, più volte decorato
al Valore Militare, ha lasciato traccia di sé in ogni sua opera,
dalle quali è derivato grande onore all’esercito italiano, sommo
prestigio al nome della Patria e profondo conforto al dolore
della comunità nazionale, duramente provata dai lutti della
guerra».


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