UNA VITA , UNA BANCA

di Nello Colombo

Sondrio è certamente più povera da quando, Piero Melazzini, gentiluomo d’altri tempi che ha incarnato per anni l’immagine stessa della Banca Popolare di Sondrio, come suo stile, se n’è andato in punta di piedi.  Un dono la sua vita spesa per la sua gente che ha sempre amato e che ora piange uno dei suoi figli migliori.   Incrollabile la sua fede sulle “vette dell’oltre”, al di là della soglia dell’inaccessibile, e strenua la sua fiducia negli uomini che ha saputo condurre negli anni tra gli aspri sentieri di un’economia pioniera che ha, però, sempre parlato il linguaggio del cuore. Illuminata lungimiranza nel campo della finanza e sostegno assoluto a chi bussava alla sua porta nel momento cruciale del bisogno. Anche quando nelle casse del Comune arrivava puntualmente ogni anno un congruo sostegno da un ignoto benefattore. Carismatico tessitore di relazioni con le eminenze grigie dei più disparati settori, relatori di rango presso la sala “Besta” della Bps, ha vissuto per la sua famiglia: quella della sua casa e quella della sua banca. Lasciando un vuoto incolmabile.  Lacrime e commozione da parte di chi gli è stato particolarmente vicino in questi anni. Fino all’ultimo. “Mi ricordo quei primi momenti di 22 anni fa quando fui chiamata alla sua segreteria, e ci ho messo un po’ a superare quel disagio iniziale, a districarmi tra il suono di tre campanelli, a stare al passo col suo incredibile modo di operare. Ultimamente, quando forse sentiva imminente il momento del distacco, mi ha ricordato quanto abbiamo lavorato insieme, e che lui non avrebbe potuto accompagnarmi sempre, poi mi ha abbracciato come si può abbracciare una figlia: un volersi bene, pur nel rispetto dei ruoli. Mi è stato maestro nella professione, da lui ho imparato tutto, anche a scrivere lettere, difficili per una contabile come me, ma è stato soprattutto un maestro di vita, ed io spero che quel seme che ha riposto in me possa un giorno germogliare per dirgli che finalmente ho capito.  Io era la sua Giulietta, la “trambaiot” che aveva bisogno di sostegno per camminare con le sue gambe. Solo pochi giorni fa mi ha quasi lasciato un testamento spirituale dicendomi che ora ero forte, che dovevo tenere duro, e che non si sarebbe scordato di me. Era lui che mi avrebbe ricordato! Ed io gli detto grazie, lasciandomi abbracciare.  “Melazzini era una guida autorevole, con grande capacità di ascolto, disponibilità al confronto dialettico, con una grande capacità di sintesi e il pieno riconoscimento del lavoro altrui da motivare con determinazione per raggiungere un obiettivo che non era del singolo, ma della banca”, ha aggiunto l’Ad della Bps Mario Alberto Pedranzini. Chi ha però condiviso gran parte delle giornate quotidiane con Melazzini è stato sicuramente il suo inseparabile autista, Franco Bonazzi, sempre al suo fianco per 45 anni, anche quando è andato in pensione. “Non ho mai spento il cellulare, in attesa di una sua chiamata. Anche nel cuore della notte, alle 4, quando dovevo accompagnarlo a Linate percorrendo velocemente le vecchie gallerie. Lo aspettavo poi a sera con una borsa stracolma di documenti che lui esaminava attentamente rispondendo a due telefoni. In macchina mi confidava di tutto sapendo di contare sulla mia discrezione. Negli ultimi giorni mi ha chiesto di portarlo nella sua Traona dove aveva servito Messa come chierichetto, oppure all’ex sanatorio di Prasomaso, ma l’ultima tappa a Triangia, al laghetto lo ha incantato, e voleva continuare la passeggiata anche se gli mancavano le forze. Era infaticabile. Anche quando lo portavo in vacanza per una settimana a Celle Ligure, e, discretamente, mi chiedeva di andare a prenderlo il giovedì perché il lavoro in banca lo richiamava.”, ha testimoniato Bonazzi. Ora il suo cellulare tace. Ai suoi funerali in Collegiata alle 14 di domani, certamente con tutta la comunità saranno tante le personalità che renderanno omaggio all’illuminato banchiere, all’umile filantropo, al raffinato cultore dell’arte e della conoscenza, ma soprattutto all’uomo degno che ha lasciato un segno, tracciato negli anni, che palpiterà a lungo oltre la meridiana del tempo.

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