TELECOMIADE. OVVERO DILETTANTI ALLO SBARAGLIO COME SE LA SITUAZIONE NON FOSSE SERIA. UNA GIGANTESCA IPOCRISIA INSERISCE NEL SUO MANTELLO ANCHE LA PARTITA FINANZIARIA. MA VOLETE PRENDERCI PER CRETINI?

- C’era una Telecom…Nostra - Una Telecom antipatica? No questione di conti - Protagonisti tutti nello stesso ambito politico - Ahi serva Italia, di dolore ostello -. Ma gli altri? La gigantesca diga francese docet – Telecom deve restare italiana -

- C’era una Telecom… Nostra

C’era una Telecom di cui eravamo azionisti in parti uguali tutti i 57 milioni e rotti di italiani. Come il Credito Italiano, di cui pure eravamo tutti azionisti, venduto per una cifra che non sarebbe bastata per comprare una delle nostre due banche valtellinesi, la società telefonica è andata ai soliti noti che se la sono presa tirando fuori di tasca somme risibili. Guidava la società un certo ex senatore DS, Guido Rossi, avvocato, tornato alla ribalta, guarda caso, oggi. L’amministratore delegato, il secondo degli Agnelli, aveva una quota “rilevantissimi” di azioni: poco più di un duecentesimo del capitale! Il Sindacato di controllo della società aveva, tutti insieme, una quota risibile del capitale. Un tempo infatti, regia Mediobanca, nessuno avrebbe osato nei confronti dei soliti noti, ma questi un bel giorno si accorsero che era arrivato il cavaliere furbo che li aveva di fatto de-poltronizzati. Il cavaliere furbo non aveva intenzione di fare l’industriale ma il finanziere e infatti vendette a Tronchetti Provera il giocattolo per una cifra doppia rispetto al valore attuale di borsa della società. Uno è libero coi suoi soldi di fare quello che vuole. La cosa cambia però se i soldi li procura a debito e questi appesantiscono i bilanci, determinando il corso dei titoli e quindi andando a pesare non solo sulle tasche del cavaliere di turno ma su quelle di tanti piccoli risparmiatori che avevano magari messo lì la loro liquidazione vedendo la metà squagliata in poco tempo.

- Una Telecom antipatica? No questione di conti

Un salto nella quasi-attualità: a qualcuno questa Telecom stava antipatica. E’ vero che De Benedetti, il Carlo, non aveva probabilmente digerito di aver dovuto lasciare la presidenza della società quando era subentrato il genero di Pirelli, oggi dimissionario. Triste destino dei generi, si potrebbe, per inciso, osservare, ricordando il genero di Ferruzzi, ossia “il contadino” – tale era per il Gotha imprenditoriale italiano – Gardini. Telecom odierna dunque antipatica? No. Non giustifica infatti, questo dispiacere di allora, l’offensiva del Gruppo editoriale Repubblica – L’Espresso degli scorsi mesi, giunta al punto di portare Tronchetti Provera al un significativo messaggio Churchilliano ai suoi 60.000 dipendenti. C’era ben altro. Qualcuno i conti li aveva fatti e scoperto che tutto sommato per una scalata alla società sarebbero bastati, si fa per dire, SOLO dieci miliardi di €uro. Sembra tanto, ma non lo è riferito a tutta la baracca. E qui si innesta anche la politica.

- Protagonisti tutti nello stesso ambito politico

Tronchetti Provera & C., Gruppo Repubblica – L’Espresso, Guido Rossi, Corriere della Sera e, in parte, Il Sole 24 Ore, Angelo Rovati (quello che ci vuol far passare tutti per cretini), tutti nello stesso ambito politico anche se c’é centro-sinistra e centro-sinistra. Anzi, se si vuol essere precisi, nell’abito del futuro Partito Democratico. Interessante, il grosso amorfo e senza idee chiare, la mappa degli antagonisti nel giro di chi sa e conta. Ma qui, andando avanti, si rischiano d’un lato pettegolezzi, dall’altro magari querele.

- Ahi serva Italia, di dolore ostello. Ma gli altri? La gigantesca diga francese docet

Telecom in pericolo. Per le autostrade casello d’arrivo nella penisola iberica. La Banca Popolare, ex Lodi, in Olanda. L’altra banca in Portogallo. Il gioiello Fiat ferroviaria, quello all’avanguardia mondiale per i treni a cassa oscillante, in vulgo Pendolini, in Francia. L’industria alimentare sparpagliata, come ponti di comando e Stati Maggiori, in varie parti, a cominciare dalla Svizzera (vedi Levissima, diventata, ahimé, San Pellegrino e quindi Nestlé). Non parliamo poi delle aziende passate di mano e finite nei fondi ai quali magari interessano non i piani industriali ma le opportunità finanziarie per fare cassa. Il Nuovo Pignone docet, dimostrando come il terminale di queste operazioni è il costo per i lavoratori e per le zone interessate.

La parola d’ordine in questi casi: il mercato, il nuovo Moloch che travolge tutto e tutti ed è una delle cause principali dell’offensiva del fondamentalismo islamico, fonte di grossi guai per tutti.

Il culto USA del dio-dollaro, alimentato dai fiumi di petrodollari e abbinato alla matrice illuminista della finanza europea, nonché a qualche motivazione che preferiamo omettere di un’altra finanza, sono riusciti a spuntarla, a sconfiggere l’uomo nei suoi valori. Siamo al disgraziatissimo punto che le regole del WTO (l’organizzazione del commercio mondiale) prevalgono persino sulla legislazione non solo italiana ma europea.

Per gli altri non è così. L’ENEL voleva comprare una società francese dell’energia, non la prima che resta e in barba a tutte le regole comunitarie continua ad essere in mano allo Stato con tutti i vantaggi del caso, giovandosi del fatto che, inattaccabile in casa, può avere le mani libere

negli altri Paesi CEE La diga di Assuan, e nemmeno quella cinese, enorme, da poco inaugurata, sono un nulla rispetto alla gigantesca diga eretta dai francesi, tutti d’accordo, dal Governo ai Sindacati agli industriali, per sbarrare la strada all’ENEL. Con beneplacito europeo.

- Telecom deve restare italiana

Telecom, consegue, deve restare italiana. Che qualcuno del centro-destra si batta per il mercato non ci piace affatto, perché questo può avere una sua logica se però la partita la giochiamo in undici per squadra e con arbitro imparziale, non nove contro undici e arbitro da mille dubbi come il caso francese ha dimostrato. Che poi debba restare in un modo o nell’altro, questo è altro discorso e sotto questo profilo alcune accuse di sbagliato dirigismo governativo non sono infondate. Per fortuna qualcun altro del centro-destra ha capito che non ci si può distaccare dalla realtà e non si può non tenere conto che l’italiano medio può non sapere cosa bolla in pentola ma non gli va che i 50 milioni di telefonini, oltre ad essere stati tutti costruiti all’estero vengano anche fatti funzionare da Stati Maggiori in giro per il mondo in grado di fare il bello e cattivo tempo. Cauti i leaders del centro-destra, Bossi in particolare esplicito sul mantenere italiano il Gruppo, i peones sarebbe bene che facessero non dichiarazioni ma riflessioni.

Non siamo però nel caso tragico dell’Alitalia per il quale abbiamo ascoltato in radio una osservazione acuta di un giornalista: “Bisogna che si cominci a capire che il problema Alitalia non è il problema dei dipendenti ma della clientela e delle ragioni per cui la clientela non sceglie più la Compagnia di bandiera”. Viene il dubbio, visto che non si capisce questo aspetto elementare, che avesse ragione Cossiga tempo fa nel dire che Alitalia va fatta fallire?

- La telenovela politica. Ma volete prenderci per cretini?

Non abbiamo certo fatto una bella figura nel mondo. Non ci interessa il consueto spocchioso giudizio del Financial Times, ma quello che può pensare qualsiasi addetto ai lavori di qualsiasi Paese nell’assistere ad una rappresentazione napoletana che va bene in teatro ma on certo per la politica e la finanza. Il Presidente del Consiglio che non sa niente, nonostante i due incontri, documentati, avuti con il manager di Telecom. Avranno parlato dell’Inter di cui Tronchetti Provera è dirigente? Comunque sia prendiamo per buone le sue dichiarazioni di non saper niente e di non aver saputo niente. Prendiamo per buone le dichiarazioni del suo consigliere economico, autorevolissimo, amicissimo (tanto da occuparsi ufficialmente del finanziamento della campagna elettorale del Premier).

Ma il Presidente del Consiglio chi si è scelto come consigliere economico?

Uno che non si rende conto che, se è vero, fare un piano di Telecom, trasmetterlo su carta intestata ufficiale, non può che essere inteso da chi lo riceve come, di fatto, la posizione della Presidenza del Consiglio e quindi del Governo!!! Questo tizio ha fatto persino l’offeso, dicendo che si trattava di un suo piano “artigianale” (suo? facciamo finta di crederlo), giudicando “indegno” il polverone che ne era seguito. Quale polverone? La pubblicazione da parte del Corriere della Sera, nelle ultime elezioni schierato per Prodi e per il centro-sinistra, e de “Il Sole 24 Ore” meno schierato ma non certo tenero con il centro-destra. Il termine “indegno” da estendersi dunque a tutti i commentatori.

Ma volete prenderci per cretini?

Uno nella posizione di Rovati che commette una simile cretinata senza accorgersi dei rischi di un’operazione del genere? E chi ci crede, comunque sia? I gonzi.

Come sono andate le cose non verrà fuori, e accenniamo soltanto – non vogliamo grane – al alcuni aspetti.

- Come sono andate veramente le cose

Ci sarà il dibattito in Parlamento, nonostante la clamorosa gaffe di Prodi (“Andare in Parlamento? Ma siamo matti?”), visto che tutti i principali leaders della maggioranza lo hanno dato ovviamente per certo e Casini, con un pittoresco gioco di parole, si è dichiarato “allibito perché non è da matti andare in Parlamento, è da matti dire che è da matti andare in Parlamento”. Non verrà fuori tutta la storia e tutta la verità in quella sede come non verrà fuori neppure sui giornali. Sul nostro viene fuori, in maniera un po’ criptica, ovviamente…

Vediamo.

Che Prodi non conoscesse il piano, quello pubblicato dai due giornali, è da darsi per quasi assodato.

Che Prodi abbia con Rovati discusso le linee, diciamo “potrebbe essere probabile”.

Che Rovati abbia fatto tutto da solo, diciamo “potrebbe non essere affatto probabile”.

Chi allora ne sapeva qualcosa? Vista la risposta a chi voleva un suo commento, diciamo “potrebbe essere probabile” che il Piano sia piaciuto ad un membro, che conta, dell’attuale Governo.

Che Tronchetti Provera sia schizzato sulla sedia nel leggere il Piano è certissimo. E’ abbastanza sfuggita la sua dichiarazione “mi volevano espropriare”

Che ai due quotidiani il Piano sia stato passato non dalla donna delle pulizie che lo aveva visto su una scrivania e quindi fotocopiato è certo. Il Piano lo ha passato chi aveva interesse che fosse pubblicato. Diciamo “potrebbe essere probabile”.che sia stato proprio lui o vicini a lui facendo andare in bestia Rovati

Che Tronchetti Provera si sia dimesso per sua volontà, diciamo, “potrebbe non essere affatto probabile”. Basta infatti tenere conto di dove è andato la mattina prima del Consiglio convocato d’urgenza per il pomeriggio.

Che infine al suo posto sia andato l’ex Presidente, al momento della privatizzazione, di Telecom Guido Rossi, già senatore “indipendente” DS, è dovuto, secondo la quasi generalità dei commentatori, ad una scelta del Consiglio di Amministrazione per ristabilire un rapporto adeguato ai problemi con il Governo. Chi ha realmente le leve dell’economia in questo momento non è Prodi, e qualcuno lo sa.

Non ci è capitato di leggere altre ipotesi, quelle reali. Invece “potrebbe essere probabile”, diciamo, che, guarda caso, tale nome sia emerso negli incontri del mattino. Di argomenti convincenti, diciamo, in fin dei conti sul tavolo ce n’erano, bon gré mal gré.

A chi ha letto queste ultime righe con scetticismo l’appuntamento fra qualche tempo. Il tempo, si sa, è galantuomo, molti tasselli poco per volta vanno a posto, molte nebbie si dissolvono, lo scenario si chiarisce. Quando sarà quel momento ci divertiremo nel vedere lo scetticismo di oggi divenire stupore nel constatare che un giornale di estrema periferia aveva visto giusto. Del resto non sarebbe la prima volta, e sempre per questioni importanti.

Alberto Frizziero

PS La pubblicazione del Piano, atto comunque riservato, sui due quotidiani ha indubbiamente pesato sul corso dei titoli del Gruppo. Magistratura ordinaria e Consob non hanno niente da dire?

Alberto Frizziero
Economia