ANCORA SUL BIM CHE PER L'ENNESIMA VOLTA FA GOLA E LO SI VUOL FAR FUORI 12.4.20.64

Superficialità dilagante - Così la Presidente del BIM - La posizione della Federbim

La superficialità con la quale il tema della soppressione delle Province è notoria. Ancora oggi c'é qualche bello spirito, persino nel Governo e in Parlamento, che é convinto che sopprimendo le Province si risparmi, cosa per la verità possibile a una sola condizione, ovvero che si licenzi il personale. In questo caso resterebbe qualche problemino: chi è che svolge tutta quella serie di funzioni attualmente in carico alle Province e che il nostro giornale ha, nella loro ampiezza, documentato.

Il guaio è che questa superficialità la troviamo persino nel paladino della lotta contro la soppressione, l'UPI, l'Unione Province Italiane.

Un esempio è dato dall'elenco dei risparmi che si avrebbero se venisse attuata la proposta dell'UPI di chiudere tutto il resto lasciando solo Regioni, Province e Comuni. Abbiamo sottomano l'esempio delle Comunità Montane le cui spese ordinarie sostanzialmente sono costituite da stipendi e sedi. Le chiudiamo? Ai Comuni tornano le funzioni da questi delegate alle CC.MM. per operare razionalmente ed economicamente con i vantaggi conseguenti. I dipendenti non si possono cacciare via. Le scrivanie e gli armadi da qualche parte bisognerà pure metterli. Morale: andando bene non si risparmierà un €uro. Andando bene.

La tabella dei risparmi secondo l'UPI:

Enti e Agenzie Regionali € 3.684.447.564

Aziende e società pubblici servizi comunali € 675.684.950

Aziende e società pubblici servizi provinciali € 161.141.446

BIM, ATO, CONSORZI € 486.285.518

TOTALE € 5.007.559.478

Cosa fare dei risparmi? L'UPI dice che i risparmi derivanti dall'attuazione di questa proposta di legge "sono destinati ad un fondo speciale per il rilancio degli investimenti degli enti locali, le cui modalità di funzionamento saranno definite".

Ma quale sarebbe la situazione dei BIM? Il diritto al sovracanone è proprio ed esclusivo dei Comuni. Il Consorzio diventava obbligatorio per tutti qualora intendesse formarlo un numero di Comuni superiore a tre quinti. Per scioglierlo occorrerebbe una pari maggioranza. In questo caso, come nell'ipotizzato e deprecato caso che a Roma si volesse fare piazza pulita, i sovracanoni andrebbero ai Comuni.

Andrebbero.

Per andarci bisognerebbe che tutti fossero d'accordo. Ci sono voluti almeno due anni, a suo tempo, per mettere d'accordo le quattro Comunità Montane valtellinesi e per anni la cosa andò avanti solo perchè il totale - misteri della fantasia politica, in particolare del Presidente pro-tempore di allora - non dava 100 ma 102 per cento -. Anni, con i soldi fermi, per legge, in Banca d'Italia. Alternativa, aperta però a decine di ricorsi, quella di un riparto effettuato dal Ministero sulla base di quanto prescritto dalla legge istitutiva, la 959/1953. Quali i criteri? "...in relazione ai bisogni delle singole zone e ai danni da esse subiti in conseguenza della derivazione". Vi immaginate che i nostri 78 Comuni si mettono a discutere su chi ha più bisogno e su chi è più danneggiato?!? Ricorsi con esultanza degli avvocati e soldi fermi per anni.

Così la Presidente del BIM Carla Cioccarelli:

"NON PERMETTEREMO CHE CI TOLGANO I 16 MILIONI DI EURO CHE CI SPETTANO"

"Il Bim è l'ultimo ente nel quale sono rappresentati tutti i Comuni di Valtellina e Valchiavenna e non lasceremo che ce lo tolgano scippandoci i 16 milioni di euro che incassa ogni anno dai sovraccanoni: senza il nostro consorzio non avremmo nessuna certezza su fondi che consentono ai nostri Comuni di sopravvivere e al nostro territorio di crescere e svilupparsi. Non permetteremo a nessuno, nemmeno a un Governo che vara norme senza pensare alle conseguenze, di toglierci ciò che è nostro di diritto". Con queste parole la presidente Carla Cioccarelli, di ritorno da un frenetico viaggio a Roma per partecipare alla riunione della Giunta esecutiva di Federbim, convocata giovedì in tutta fretta, chiarisce la posizione del consorzio, il più importante a livello nazionale per entità dei fondi gestiti. Nell'immediatezza dell'uscita delle notizie relative ai contenuti del Documento economico finanziario varato mercoledì dal Consiglio dei ministri, valutato il rischio di una soppressione dei consorzi Bim, la Presidente si è confrontata dapprima con i membri del suo Comitato esecutivo quindi con gli amministratori pubblici: "Siamo uniti e determinati - sottolinea -, pronti a mobilitarci per sanare quella che sarebbe una grande ingiustizia, una ruberia, considerato che quei fondi sono nostri, del territorio e dei cittadini, dovuti e giustificati dalla presenza di impianti idroelettrici che contribuiscono al fabbisogno energetico nazionale, l'indennizzo per l'utilizzo della nostra acqua, così com'è stato sancito dalla legge. Non c'è nulla di definitivo, ma, alla luce dei provvedimenti del Governo Monti, la soppressione dei Bim è qualcosa di più di una possibilità, è un rischio che non abbiamo intenzione di correre, perché senza il consorzio non avremmo la certezza di incassare i sovraccanoni. Qui è in gioco il futuro del nostro territorio. Come potremmo garantire i finanziamenti per la realizzazione delle tangenziali di Morbegno e di Tirano altrimenti?" In questi giorni concitati si raccolgono informazioni e si approfondiscono i provvedimenti, il prossimo passo sarà la convocazione di un'assemblea straordinaria del Bim per condividere le azioni da promuovere.

La posizione della Federbim

Questa la posizione della Federbim assunta nell'assemblea nazionale tenutasi a Bergamo il 16 marzo scorso:

CONSORZI BIM PER LA SOLIDARIETA' E LO SVILUPPO

In occasione dell'Assemblea Federbim riunita a Bergamo il 16 marzo 2012 per i festeggiamenti dei primi cinquant'anni della nostra Federazione è stato presentato il seguente documento di sintesi dei lavori che la Giunta Esecutiva ha approvato nella sua riunione del 19 aprile 2012:

"Il periodo di crisi che attraversa la nostra Italia rende necessario operare con determinazione verso la realizzazione di riforme strutturali che ci consentano di invertire il trend negativo che sta mettendo in difficoltà l'intero sistema Paese.

L'Assemblea Federbim esprime, infatti, la propria preoccupazione per l'aumento della disoccupazione, per la riduzione del welfare nei servizi pubblici, nonché per una continua riduzione delle risorse destinate agli Enti locali.

Alla luce di tutto questo, la nostra Federazione ritiene che sia giusto approntare quanto prima una riforma istituzionale, che nella Carta delle Autonomie, deve trovare un punto alto per una riorganizzazione efficiente della governance territoriale, basata sulla centralità dei Comuni, ma in grado anche di dare fiducia a positive esperienze di cooperazione intercomunale come i Consorzi BIM.

Anche i piccoli Comuni, troppo spesso oggetto di strumentali critiche, rappresentano un punto saldo per identità territoriale e sono un imprescindibile presidio, essenziale per le comunità locali su quasi il 60 % dell'intero territorio nazionale e costituiscono un giacimento importante di risorse e di opportunità.

In questo senso occorrono riforme condivise e non scelte unilaterali come nel caso dell'art. 16 della manovra estiva del 2011, perché il futuro del nostro Paese non può essere costruito senza la partecipazione di tutti i rappresentanti e tutti i portatori di interessi che sono presenti sui vari territori; in una vera logica di insieme che punta alla piena coesione sociale.

Quello che auspichiamo è, dunque, che la nuova Carta delle Autonomie sappia cogliere due aspetti decisivi per l'ammodernamento istituzionale del Paese:

assegnazione precisa delle responsabilità amministrative e dei servizi in capo ai Comuni;

definizione di ambiti territoriali sovracomunali, dove gestire in maniera ottimale, le funzioni comunali associate e l'erogazione dei servizi pubblici ai cittadini anche in cooperazione tra Enti locali ed Enti funzionali (tra cui i Consorzi BIM) senza alcuna sovrapposizione o duplicazione.

In questo contesto le Montagne italiane stanno vivendo un periodo di grande difficoltà per le minori risorse pubbliche a disposizione, che rischia di mettere in discussione esperienze istituzionali autonomistiche positive, che mette a disagio gli Amministratori pubblici per l'impossibilità di continuare a garantire livelli adeguati di servizi pubblici essenziali ai propri concittadini ed infine per l'evidente rischio di vedersi sottratte le proprie importanti risorse (quasi sempre "beni comuni") a vantaggio di interessi più forti.

Fra i beni comuni l'Assemblea Federbim ribadisce la centralità della risorsa idrica sulla quale esiste una sorta di diritto delle comunità territoriali di riferimento.

Per questa ragione la Federbim , che rappresenta e collabora con i Consorzi BIM, intende ribadire la attualità della L. 959/53 e l'importanza dl sovracanone, quale prestazione patrimoniale obbligatoria imposta ai soggetti che sfruttano l'acqua per la produzione di energia idroelettrica.

Da questa Legge lungimirante (antesignana del federalismo fiscale) è sorta l'esperienza positiva dei Consorzi BIM che intendiamo ribadire essere enti pubblici strumentali (Consorzio per la gestione di servizi di tipo economico) che valorizzano le risorse del sovracanone nell'interesse generale dello sviluppo socio economico delle Comunità locali.

Consorzi BIM che per volontà dei Comuni, sono i soli titolari del diritto all'indennizzo che spetta ai territori perimetrati dal BIM. E' proprio alla luce di queste considerazioni che occorre rafforzare i Consorzi BIM."

Bergamo, 16 marzo 2012

Economia