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Elezioni provinciali:
TARABINI CROLLA

di L.A.

 
Martedì 6 luglio a pag. 14 del quotidiano “ La Provincia di Sondrio ” è stata pubblicata un’analisi del voto per le provinciali a firma dell’avv. Giancarlo Giugni, prestigiosa figura del socialismo valtellinese, già Presidente della Comunità Montana di Sondrio, assessore ai servizi sociali nel Comune capoluogo e poi anche capogruppo del PSI. Un’analisi meritoria, alla quale facciamo riferimento nel delineare una sorta di trittico: Provera vola, Tarabini crolla, Centro-sinistra addio.

La posizione di Giugni anche sotto questo profilo è di una logica stringente. Partendo da una “vicinanza” umana, con il riconoscimento delle qualità e degli aspetti positivi di Tarabini, entra nel vivo delle tematiche politiche con una sostanziale ricerca di obiettività.
Si dichiara sorpreso, dopo aver elencato i dati positivi dell’uomo, di come Tarabini non abbia colto il clima ostile che si era diffuso – noi diciamo probabilmente non verso la persona ma verso il suo modo d’essere Presidente della Provincia – e ancor più di come le persone a lui vicine che non lo hanno adeguatamente reso edotto della situazione, visto che era tale il clima che è impossibile pensare non fosse conosciuto. Sottolinea il suo isolamento e non manca una riserva si risultati delle cose importanti per la provincia che erano sul tavolo del Presidente. (“
A me pare che il limite del senatore Eugenio Tarabini sia stato quello di aver vissuto la sua esperienza amministrativa in solitudine, senza rapporti con i sedicenti alleati e gli espliciti avversari, irrealisticamente convinto che il suo operare nella stanza dei bottoni, che i risultati del suo lavoro (per vero indecifrabili rispetto a questioni di decisiva importanza per la nostra terra) avrebbero fatto giustizia di ostilità e infedeltà varie. Evidentemente non è stato così.”).
Non c’è dubbio che l’analisi molto puntuale metta il dito nella piaga seppur manca la presa in considerazione della giustificazione di una così ampia sconfitta data in un’intervista dal sen. Tarabini: una manovra, una sorta di complotto, contro di lui. Una giustificazione comprensibile per non arrivare alle vere ragioni della sconfitta, una sola delle quali è stata parzialmente ammessa, vale a dire il non aver adeguatamente informato sul lavoro compiuto in provincia. Parzialmente in quanto non essendovi stato il minimo coinvolgimento esterno nel lavoro svolto, alcuni risultati, per quanto poi conosciuti, non sono affatto parsi positivi. Non basta infatti operare, ma operare al meglio, e nella ricerca delle soluzioni migliori 4 occhi vedono meglio di due, 8 meglio di 4 e così via. Il Piano Territoriale, importantissimo, è arrivato in porto, come bozza, ma è da largamente rivedere anche in molte parti che con un minimo di partecipazione avrebbero potuto essere messe a posto prima.

C’è poi il linguaggio dei numeri. Rispetto al primo turno nel ballottaggio Provera ha guadagnato circa 10.000 voti, tra i sette e gli ottomila provenienti dalle formazioni minori che avevano rivolto invito in tale direzione ai loro elettori. Ha avuto quindi un paio di migliaia di voti in tutto provenienti da chi aveva votato al primo turno Polo o sinistra, magari anche per effetto delle candidature locali nei diversi collegi.
Una manovra o complotto che dir si voglia avrebbe dunque dovuto vedere ben altri numeri travasarsi dal fronte Tarabini-Presidente all’altro.
Il busillis trova invece soluzione ancora nei numeri e non nelle percentuali che falserebbero questa analisi. Tarabini è crollato dai 33 mila e rotti voti del primo turno alla metà del secondo. Quasi 15.000 persone in definitiva che non hanno cambiato candidato ma che molto più semplicemente se ne sono rimasti a casa oppure se ne sono andati al mare approfittando delle tariffe più favorevoli in questo periodo.
Al di là dei numeri resta comunque incomprensibile quello che si era appreso e cioè che ognuno era andato per conto suo, senza riunioni preliminari dei partiti della coalizione, senza inviti del candidato-Presidente ai partners, persino con pagine su Centro Valle di resoconto – controproducente perché quanto mai tardivo e troppo prolisso – dell’attività svolta in Provincia a nome soltanto dei Popolari Retici e non dalla coalizione.
Il risultato non sarebbe cambiato per via di una serie di buche sull’asfalto della strada percorsa (il no all’ottavo assessore di FI, la situazione determinatasi per la scelta del candidato-Sindaco a Sondrio, le modalità della presentazione della ricandidatura di Tarabini) e di altri due elementi. Il primo è il durissimo “j’accuse” di Dario Benetti, un tempo di fatto il numero due dei Popolari Retici, pubblicato sul settimanale La Provincia, che ha colpito per i contenuti e indubbiamente per il destinatario che, anche se non precisato, è proprio Tarabini, ma che evidenzia il venir meno della base come d’altronde il risultato deludente dei Popolari Retici ha evidenziato. Il secondo è il totale smarrimento intervenuto nell’intero staff una volta emerso che l’avversario al ballottaggio sarebbe stato Provera e non Tognini, segno che superficialmente questa ipotesi, sia pure solo a livello di ipotesi, non era stata neppure lontanamente presa in considerazione, nonostante fosse da mettere il preventivo che alcuni passi del centro-sinistra a Roma, più da sinistra-centro, si sarebbero ripercossi anche su Tognini. Importava la candidatura, perché dopo l’esito sarebbe stato scontato, ma il diavolo fa le pentole e….
Il risultato non sarebbe cambiato in quest’ultimo scorcio di tempo anche perché non va dimenticato che poco alla volta tanti fedelissimi di Tarabini erano stati o si erano messi da parte. Anche qui le ragioni di una sconfitta, comunque di una simile sconfitta.

L.A.

GdS 10 VII 04 - www.gazzettadisondrio.it
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