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 Ferocia assiro-babilonese in Irak
di Alberto Frizziero

 
Fuori dalle regole -  Legame "culturale"! - Ora gli ostaggi - Diceva Saddam... - "Noi siamo le armi di distruzione di massa" - ”Noi possiamo resistere dieci anni” - Dal Vietnam all'altare - Ferocia assiro-babilonese -
Si deve restare in Irak


Fuori dalle regole
Il mondo è scosso per la tragica piega degli avvenimenti in Irak, imprevista ma non imprevedibile, preannunciata ma senza ascolto, ingestibile perché “fuori delle regole”, regole che però sono le nostre alle quali, sbagliando, vorremmo che tutti si attenessero.
Ci spieghiamo.
Durante la guerra di Corea, l’intervento cinese colse di sorpresa gli Stati Uniti che corsero il rischio di una sconfitta umiliante. Cosa era successo? Sino allora un certo sbarramento di fuoco avrebbe fermato qualsiasi avversario perché su 100 soldati all’attacco 99 sarebbero caduti. Nessuno avrebbe portato un attacco in quelle condizioni. E invece i cinesi lo fecero. Non seguirono le nostre regole ma le loro. Non gliene fregò niente – salvo alle famiglie dei soldati… - di avere perdite catastrofiche, visto e considerato che la materia prima là non manca. 99 caduti ma il centesimo che arrivava nella trincea americana con la sua bomba la faceva cadere e così di trincea in trincea, di linea in linea i cinesi, partendo dal confine nord arrivarono ad asserragliare gli americani in un francobollo intorno a Pusan e ci volle solo una grande operazione di sbarco a nord per evitare il peggio.

Legame "culturale"!
C’è un legame tra quello che succede in Irak, quello che è successo alle Torri Gemelle, quello che succede in Israele, quello che rischia di succedere in Europa se non si cambia registro, ed è un legame culturale. Qualcuno inorridirà a sentire questo termine collegato a missioni di morte, eppure è proprio così. Chi in Occidente sacrificherebbe volutamente, consciamente, convintamente la vita per la propria causa? Qualcuno c’è, Salvo D’Acquisto ad esempio o Pietro Micca, ma sono casi tanto isolati da restare scolpiti nel tempo. Vediamo di tutto, persino madri di famiglia con figli che si imbottiscono di esplosivo. Dietro, e dentro, c’è un modo di pensare che porta a considerare la propria vita nulla di fronte alla causa in cui si crede. Del resto non erano forse così i martiri cristiani?

Ora gli ostaggi
Questo per quanto riguarda i kamikaze. Ed ora gli ostaggi. In un certo senso il sistema più semplice, perché catturare occidentali è facilissimo, e di occidentali là ne girano parecchi visto che di lavori da fare ce ne sono parecchi. E chi li cattura sa che si tratta di un’arma di pressione gigantesca, enfatizzata oltre ogni limite dai mass-media, data la cultura occidentale.
In un certo senso il video della ferocia con la quale è stato assassinato Fabrizio Quattrocchi gioca però contro su almeno tre piani.
Il suo gesto eroico, di sfida, “vi faccio vedere come muore un italiano!” è stato in definitiva una manifestazione di superiorità, rendendo, senza che i barbari se ne rendessero conto, persino controproducente la loro diffusione del film.

Diceva Saddam...
Saddam: "noi possediamo la fede in Dio, nella patria e nel popolo iracheno. E’ importante credere nel popolo arabo. Non lasceremo che sia una passeggiata per i soldati americani e britannici, mai. La terra combatte affianco del suo popolo, sempre”.
Il 18 novembre del 2002 abbiamo pubblicato la prima intervista che Saddam concedeva dopo 12 anni, intervista ancora leggibile su questo giornale andando all’indice di Italia Mondo – Politica estera. Il Rais ad un certo punto così diceva: “Noi siamo pronti ad affrontare una guerra anche fra un'ora. Con i loro attacchi giornalieri, i loro tentativi di consumare le nostre forze, l’uccisione dei civili con i loro missili lanciati dagli aerei e con attacchi dalle basi dei Paesi vicini, gli Stati Uniti ci fanno vivere dal 1991 in un continuo stato di guerra. Noi siamo comunque pronti alla guerra. Ma l'Iraq non sarà mai come l'Afghanistan. Questo non significa che siamo più forti degli USA -con la loro flotta e i missili a lunga gettata- ma noi possediamo la fede in Dio, nella patria e nel popolo iracheno. E’ importante credere nel popolo arabo. Non lasceremo che sia una passeggiata per i soldati americani e britannici, mai. La terra combatte affianco del suo popolo, sempre”.

"Noi siamo le armi di distruzione di massa"
"Gli Americani dicono che stanno ancora cercando le armi di distruzione di massa. Ebbene le hanno trovate. Noi siamo le loro armi di distruzione di massa!"
Nei molti articoli che abbiamo pubblicato, tuttora leggibili consultando gli indici, si trova una miniera di argomentazioni tali da dimostrare il catastrofico errore commesso facendo la guerra nel modo che si è fatto e preparando politicamente il prima, il durante, il dopo allo stesso modo come un ciabattino può compiere sofisticate operazioni chirurgiche. Se può essere interessante la conversazione con un appartenente alla resistenza, in particolare per la frase "Gli Americani dicono che stanno ancora cercando le armi di distruzione di massa. Ebbene le hanno trovate. Noi siamo le loro armi di distruzione di massa!", e questa affermazione trova ormai quotidianamente dimostrazione e supporto.

”Noi possiamo resistere dieci anni”
”Noi possiamo resistere dieci anni”. Quello che appare in un certo senso profetico è il “proclama” irakeno alla vigilia del conflitto, più o meno di questo tenore: “Noi possiamo resistere dieci anni”. La parola d’ordine, ci si affanna in questo, é minimizzare. Inizialmente erano gli ultimi conati del regime. Poi erano frange guidate dai figli di Saddam, deliberatamente assassinati quando sarebbe stato giusto portarli in un aula a rispondere delle loro malefatte. Morti loro, guardacaso non è però cambiato niente, anzi. Allora è stato tirato fuori Bin Laden. Poi una serie di altre, periodiche, giustificazioni. Inconsistenti.
Il nemico comune non è più solo l’angloamericano ma l’occidentale in genere, italiano compreso. Si sta accorgendo anche l’ultimo sprovveduto delle storielle che ci sono state raccontate in continuazione. Quando abbiamo visto gli Sciti, i sacrificati sotto Saddam e quindi teoricamente amici dei “liberatori” americani, di fatto in guerra, anche se la si chiama guerriglia, abbiamo visto che si toccava il fondo del disastro causato dagli analisti da strapazzo del Presidente Bush in combutta con gli arroganti falchi del Pentagono. Ha ben precisato Bowman a cosa possono servire, - come si leggerà avanti - le sofisticatissime armi di quei signori, é proprio il caso di dirlo, della guerra.
Vediamo che quanto preannunciato prima del conflitto non era un bluff. Vediamo che Sciti e Sanniti hanno messo in disparte le loro storiche rivalità “per correre alle mura” contro il nemico comune che non è più solo l’angloamericano ma l’occidentale in genere. Italiano compreso nonostante che sino a ieri il nostro rapporto con gli Arabi era un positivo modello di riferimento per tutti.

Dal Vietnam all'altare
Robert Bowman: “Se le illusioni riguardo al terrorismo non saranno disfatte, la minaccia continuerà fino a distruggerci completamente. La verità è che nessuna delle nostre migliaia di armi nucleari può proteggerci da queste minacce”
Avevamo pubblicato, dichiarandoci contro la guerra pur da amici degli americani, quanto scriveva al Presidente Bush Robert Bowman, ex-tenente colonnello ed ex-combattente in Vietnam con 101 missioni di guerra. Dopo quegli eventi ha cambiato vita ed ora é Vescovo cattolico di Melbourne Beach, Florida. Uno stralcio: “.."Racconti la verità al popolo, signor Presidente, sul terrorismo. Se le illusioni riguardo al terrorismo non saranno disfatte, la minaccia continuerà fino a distruggerci completamente. La verità è che nessuna delle nostre migliaia di armi nucleari può proteggerci da queste minacce. Nessun sistema di Guerre Stellari (non importa quanto siano tecnologicamente avanzate né quanti miliardi di dollari vengano buttati via con esse) potrà proteggerci da un'arma nucleare portata qui su una barca, un aereo, una valigia o un'auto affittata. Nessuna arma del nostro vasto arsenale, nemmeno un centesimo dei 270 miliardi di dollari spesi ogni anno nel cosiddetto "sistema di difesa" può evitare una bomba terrorista. Questo è un fatto militare"...

Ferocia assiro-babilonese
L'uccisione dell'ostaggio italiano, nella tragica contabilità delle casse da mprto, sarebbe un dato marginale se statisticamente considerata. Ovviamente non é un dato marginale, sia per la ferocia, tipicamente assiro-babilonese, che per l'impatto che essa ha avuto nell'opinione pubblica mondiale. E lo ha avuto anche perché tutti si sono resi conto, proseguendo su questa strada, dove si rischia di andare a finire.
Purtroppo capita spesso che i generali americani diano prova di ottusità politica, se per deformazione loro o per l'ormai nota incapacità degli analisti non é dato sapere anche se il prodotto non cambia.
C'é voluta la determinazione del nostro generale, comandante delle truppe italiane, a impedire l'ennesima fesseria sul piano dei rapporti con la popolazione, impedendo che i soldati americani entrassero, come avrebbero voluto, nella zona controllata dagli italiani per cercare di catturare un personaggio della resistenza. Era del resto già successo in Somalia e si é visto l'ingloriosa fine della linea ottusa seguita dal Comando USA, ancora una volta in polemica con i nostri che sanno trovare il rapporto giusto in ogni situazione.

Si deve restare in Irak
E per finire ripetiamo ancora una volta che si deve restare in Irak.
La ragione non é politica e nemmeno quella ufficiale di aiutare il consolidamento della democrazia.
La ragione é assolutamente egoistica.
Se non restiamo là, se dopo la Spagna e Paesi che si stanno orientando nello stesso modo, altri alzano bandiera bianca, e magari anche noi, dobbiamo sapere che lasciamo l'Irak in mano ai talebani di turno con rischi enormi visto che da quelle parti pare proprio ci sia qualche miliardo di barili di petrolio....
Non sarebbe uno scherzo, tutt'altro.
E allora bisogna evitare una jattura del genere.
Alberto Frizziero

GdS 20 IV 04 - www.gazzettadisondrio.it
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