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Black-out: UN'ANALISI DOCUMENTALE. ancora la Valtellina per il Paese. Andata e ritorno.
E i gruppi elettrogeni?

di Alberto Frizziero

 

Roma scarognata o Roma porta-scarogna? - Il black-out l'abbiamo visto anche noi - La notte del buio - Dopo gli Usa, Londra, Copenaghen... - Consumi alle stelle - Situazione - Estero-Italia - Zone d'ombra - Valtellina salva-Lombardia. Andata e ritorno - I gruppi elettrogeni
             

ROMA SCAROGNATA O PORTA-SCAROGNA?
Non é cosa da tutti i giorni, anzi era la prima volta che veniva organizzata una notte in bianco, con mille attrazioni sino all'alba, la "Notte bianca" di Roma. Una notte che é diventata, con disdoro di Roma e Lazio, una notte juventina, bianconera cioé. Bianca fino alle tre passate da qualche minuto. Poi nera, assolutamente nera, con buio da sotterranei medioevali.
Roma scarognata o Roma porta-scarogna? Non vogliamo dare del menagramo all'ideatore di questa notte da un milione e passa di persone, ma pensiamo proprio che la spiegazione sia la prima.
Anzi, come fuori-programma il milione e passa di persone può ben dire di aver "visto" lo storico black-out al contrario della stragrande maggioranza degli italiani che solo al risveglio ha scoperto cos'é oggi la vita quotidiana in assenza di "corrente", come si dice abitualmente.

Il BLACK-OUT L'ABBIAMO "VISTO" ANCHE NOI"
Il black-out l'abbiamo visto anche noi, a Sondrio. Forse per connessione telepatica - si fa per dire - c'é venuta voglia di bere, ci siamo svegliati e alzati. Stavamo versando una bibita nel bicchiere quando la luce se n'é andata. Abbiamo preso la torcia - buona cosa averne sempre una a portata di amno, e sempre nello stesso posto! - e abbiamo riempito il bicchiere. Prima ancora di bere il figlio maggiore avverte che é tutta la valle ad essere al buio. Stava lavorando. Ha ereditato dal padre l'abitudine a lavorare di sera, anche di notte. Nessuno disturba, il telefono non squilla interrompendo il corso dei pensieri, il silenzio é assoluto, la concentrazione é massima, il rendimento ottimale. Il gruppo di continuità é in funzione ma, vista la situazione, meglio chiudere tutti i programmi sui tre computers sui quali stava lavorando. Buio dappertutto. Prende l'auto e sale in una frazione in quota. Sondrio ha molte luci: Prefettura, Questura, Ospedale, Banche, altri Uffici. I gruppi elettrogeni stanno facendo il loro dovere, come lo hanno fatto gli addetti che non li hanno evidentemente lasciati senza manutenzione e sprovvisti di gasolio come invece é successo, colpevolmente, in qualche parte del Paese. Buio totale sulla cinquantina di Km di Valle visibile, anzi invisibile. Fa eccezione la strada fra il Gaggio e Briotti, a quota 1000, una volta sede del trenino della Falck. L la serie di lampioni é l'unica rottura del buio, visto che l'energia viene dalle centrali Sondel. Qualche foto che compariranno poi su un quotidiano locale.

LA NOTTE DEL BUIO
Con un portatile a batteria – l’ADSL funzionava, siamo andati a vedere il diagramma del fabbisogno e relativa copertura.
Alle tre eravamo intorno ai 21,3 MW (intorno ai 25 tenendo conto anche del pompaggio dell’acqua in quota). Tonfo improvviso. Il grosso era assicurato dal termico e subito dopo dall’energia dall’estero. Alle tre dunque circa mezzo milione di kW da geotermica, idem da impianti ad acqua fluente, 5,6 dagli impianti convenzionati con il CIP6 (in provincia abbiamo quelli di Saleggio e Chiuro che producono energia dal gas delle discariche), circa il doppio dal termico, briciole di modulata e da serbatoi in quota. 3,6 é la quota del pompaggio mentre l'estero ne dava 6,951. Fabbisogno totale in quel momento 21487 MW, poco rispetto alla potenzialità complessiva del sistema. Alle quattro in tutta Italia crollo a 1,804.
Interessante vedere la successione alle diverse ore: 2,2 alle cinque, 3,9 alle sei, 6,3 alle sette, 8,7 alle otto, 11,6 alle nove, 14,7 alle dieci, 16,4 alle undici, 17,9 a mezzogiorno, 17 all'una, 18,2 alle due, 19,2 alle tre, 20,5 alle quattro, 22,5 alle cinque, 23,7 alle sei, 27 alle sette, 28,7 alle otto. Il massimo, poi, a normalità ripristinata, comincia il calo.

Dopo gli usa, londra, copenaghen...
E' toccato a noi quel che era toccato la vigilia di Ferragosto ad USA e Canadà con 50 milioni di persone rimaste senza energia elettrica. Esattamente due settimane dopo la volta di Londra. Un black-out breve, poco più di mezz'ora ma con pesanti coinseguenze data l'ora (le 18). Pochi giorni fa vista di Mister Black-out in Danimarca. Quattro ore di buio per 4 milioni di persone a Copenaghen e in alcune zone della Svezia.

CONSUMI ALLE STELLE
1) Il 12 dicembre 2002 la domanda di potenza degli italiani era arrivata a 52.590 MegaWatt, in media quasi un chiloWatt a testa. Circa tre chiloWatt e mezzo per una famiglia di quattro persone, e teniamo conto che la maggior parte di famiglie italiane ha un impegno di potenza di tre soli chiloWatt!
2) Il 25 giugno di quest’anno si era arrivati a 52.385, poco sotto al valore citato dianzi ma primato assoluto estivo.
3) Pochi giorni dopo, la mattina del 17 luglio, il top: 53.105.
Con questi valori non ci sono di fatto riserve e cominciano, come è successo allora, i distacchi di aziende convenzionate ed anche i black-out programmati, quelli contro i quali abbiamo protestato essendo inaudito che vengano inserite in questi programmi anche zone come la nostra ove si consuma poco più del 10% dell’energia localmente prodotta, in gran parte vettoriata fuori provincia.

SITUAZIONE
Gli ultimi dati ufficiali disponibili sono relativi al 31.12.2001.
A tale data l’idroelettrico contribuiva (potenza netta) per 20.433,3 MW con una producibilità di poco inferiore ai 51 miliardi di kWh su 1933 impianti. Il termoelettrico per 55.110,3 su 902 impianti. 92 impianti fotovoltaici ed eolici con una potenza di 670,4 MW.
A fronte di un fabbisogno energetico di 304,83 miliardi di kWh la produzione nazionale poteva far fronte solo al 84,1% con un saldo negativo, di cui siamo tributari verso Francia, Svizzera, Austria, Slovenia (ora anche con la Grecia) di 48,377 miliardi di kWh.
Dedotta una quantità fisiologica (perdite di trasporto, autoconsumi ecc.) il consumo del Paese nel 2001 è stato di 4928 kWh per abitante per un totale di 285,4919 miliardi di kWh.
In termini di produzione netta l’idrico ha contribuito per 53, 2523 miliardi di kWh, il termico per 207,2746, il geotermico (Larderello) per 4,2563, l’eolico per 1,11773, il fotovoltaico per 4,88milioni.
Il saldo con l’estero è stato di 48,3773 miliardi di kWh
Qualche cenno alla Lombardia ove ci sono 301 impianti idroelettrici con 5577,2 MW di potenza netta (producibilità: 11,8767 miliardi di kWh) e 158 termici con 7697,8 MW di potenza.
Il risultato è che con una domanda di energia pari a 63,3871 miliardi di kWh abbiamo un deficit di 25,5188 miliardi, deficit costantemente cresciuto con gli anni., più che triplicato in un trentennio.
Dai dati effettivi sui consumi emerge che su 60,1929 miliardi di kWh (0,7281 per l’agricoltura, 37,1794 per l’industria, 12,027 per il terziario, 10,2585 per i consumi domestici) la provincia di Sondrio, che fornisce tra i 5 e i 6 miliardi di kWh secondo l’anno ideologico, ne ha consumati 919,9 milioni (7,1 milioni per l’agricoltura, 495 per l’industria, 217,2 per il terziario, 200,6 per i consumi domestici). Si noti che trattasi di energia (e potenza) pregiata in quanto ideale per le punte, con rapidissima messa in circolo dell’energia al contrario delle altre fonti che viaggiano sostanzialmente con diagramma di produzione costante, quel poco di flessibilità che è possibile risultando oltre a tutto costosa.
I dati che sono girati sono stati motivo di interrogativi e perplessità perché qualcosa, evidentemente per spiegazioni incomplete, non sembrava quadrare. In realtà dei circa 76.500 MW (76.210 nel 2001 saliti a 76.950 nel 2002) disponibili sulla carta quelli "utili" sono circa 48.900 con la conseguenza che bisogna contare, in base a contratti vigenti, su 6300 MW esteri. Nel 2001 il totale é stato di 54.900, nel 2002 di 55.590.

ESTERO-ITALIA
Sono 16 le linee (6 terne a 380 kV e 9 terne a 220 kV) che ci portano energia dall'estero: 4 dalla Francia; 8 dalla Svizzera; 1 dall'Austria e 2 dalla Slovenia, 1 dalla Grecia in corrente continua che sconta però, come si dirà avanti, lo stop alla costruzione di sette km dell'elettrodotto Matera - Santa Sofia.
Fra i nuovi collegamenti che dovrebbero dare respiro la nostra linea San Fiorano - Robbia e poi, con forti ostacoli locali come abbiamo documentato recentemente, le linee Cordignano-Lienz (Austria) e Udine-Okrogolo (Slovenia).

ZONE D'OMBRA
Sembrano esserci, pur nell'enorme dibattito che é seguito all'evento, alcune zone d'ombra.
1) La riserva. C'é l'obbligo, lautamente pagato, di tenere pronta una riserva. Era dimensionata sul totale del fabbisogno, del resto accuratamente previsto? Abbiamo esaminato i diagrammi delle previsioni confrontandoli con l'effettiva richiesta. Lo scostamento é minimo, al massimo in qualche istante, di 6/700 MW. Ma il dimensionamento comprendeva anche la quota estera o solo la produzione nazionale? Si vedrà.
2) I telecontrolli con relativi automatismi. Hanno centomila vantaggi, compresa la rapidità di intervento. E uno svantaggio; fanno quello che gli hanno detto di fare. L'uomo ha centomila difetti ma é in grado di reagire di fronte all'imprevisto, fuori schema. Si é visto nella guerra in Irak che i perfezionatissimi "cervelli" dei missili, quanto di meglio abbia prodotto la tecnologia, in diverse occasioni, probabilmente per qualche imprevisto, sono finiti in Turchia, in Siria e in tanti altri posti ben lontano dai bersagli. Si vedrà anche questo.
3) Sabato notte alle tre. Il miglior momento ai fini dell'impatto sulla popolazione e sulle aziende. Il peggiore per una emergenza. E' stato dato atto dell'impegno del personale, ma si é parlato dei "reperibili". Bastavano, e bastano, gli attuali reperibili per una emergenza di grandi dimensioni?
Si vedrà anche questo.
4) La sfera decisionale. Di fronte ad un evento non ipotizzato, - al punto da far dichiarare al numero uno di GRTN dopo il black-out americano e canadese che in Italia una cosa simile era da escludersi -, la sfera decisionale ai livelli alti é entrata in pista con adeguata tempestività? Anche questo si vedrà, almeno se le Commissioni nominate per indagare andranno a fondo e comunque se renderanno pubbliche tutte le conclusioni.
5) Le centrali. Le centrali non c'entrano niente con l'evento. Occorre farle, questo sì. Più pertinente il discorso degli elettrodotti. Se i 207 km della linea Puglia-Campania, partita 11 anni fa, sono costruiti per 200 km ma i cavi sono ancora intonsi perché "il Sindaco di un solo Comune si oppone", come detto da un autorevole rappresentante del settore, c'é evidentemente qualcosa che non va. O le ragioni sono valide e allora va ricercata una soluzione alternativa rimuovendo le consuete rigidità dei progettisti. O le ragioni non sono sufficientemente valide e allora chi ne ha facoltà deve procedere evitando il comodo sistema di lasciare nel cassetto le cose che scottano. L'elettrodotto San Fiorano-Robbia - una delle due interconnessioni con la Svizzera della nostra provincia, ma la più importante d'Italia visto che un quarto delle importazioni energetiche passeranno di qui - insegna. Poteva esserci da dieci anni fa, sol che ci si fosse seduti ad un tavolo come allora richiesto. Quando a questo tavolo si é arrivati in non molte settimane l'intesa é arrivata.
6) Riduzione della dipendenza dall'estero. Nel calore delle polemiche su questo sono tutti d'accordo. Perché, chiediamo, forse le termoelettriche non dipendono dall'estero? Petrolio, gas e carbone mica li abbiamo in Italia...
Il Premio Nobel Rubbia, schierato a favore "del solare e del nucleare", dice però che non c'é da farsi illusioni sull'apporto che possono dare le fonti rinnovabili. E' vero, ma visto che la Germania ha oltre 12.000 MW di eolico, con tanti posti ventosi che abbiamo in Italia un po' di sollievo potremmo pure averlo, sempre che gli ambientalisti non ci mettano il bastone fra le ruote come stanno facendo incredibilmente là ove é stato progettato un eolico. Adesso danno fastidio anche le eliche...
7) Black-out e politica. A nostro avviso non ci sono piaciute per niente né maggioranza né opposizione. Questa ha gettato la responsabilità sul Governo quando, obiettivamente, al massimo c'era da chiamare in causa GRTN, visto che la cause, comunque la si giri, sono tecniche. La maggioranza ha risposto che la legge sulle centrali é ferma in Parlamento perché l'opposizione ha presentato chi ha detto 600 e chi ha detto 700 emendamenti. Ma se alcune leggi, d'interesse diretto della maggioranza, hanno avuto un iter velocissimo nonostante le violentissime opposizioni, come mai non si viaggia alla stessa velocità per questo provvedimento?
La realtà vera é che siamo stati imbrogliati al tempo del referendum sul nucleare. Non c'é stato detto quali sarebbero stati i costi, ingentissimi, ma soprattutto all'ovvia obiezione sul fatto che le centrali nucleari ci circondano da tutte le parti con i rischi relativi ci era stato risposto che dopo l'Italia sarebbero venuti gli altri Paesi. Ma gli altri Paesi non sono venuti ed anzi di fanno pagare cara l'energia che loro producono, una sorta di nemesi, nelle centrali atomiche funzionanti a pieno regime...

VALTELLINA SALVA-LOMBARDIA. ANDATA E RITORNO
1) Acqua d'estate. Quest'estate, quando il Po era un rigagnolo come gli altri corsi d'acqua con gravi danni all'agricoltura e con il rischio che chiudesse la grossa centrale termoelettrica di Porto Tolle, é arrivata provvidenziale l'acqua dai serbatoi alpini, parte notevole dai serbatoi della nostra provincia.
2) Energia d'autunno. Ora se Milano ha potuto riprendere la vita normale prima che anche i mattinieri uscissero di casa e se alle otto i treni riprendevano a viaggiare lo si deve alle centrali in provincia di Sondrio e a quella di Cassano d'Adda.
Andata.
E il ritorno?
Ci sarà da parlarne.

I GRUPPI ELETTROGENI
Avevamo sviluppato questo argomento nel numero del giornale di due anni e una settimana fa, precisamente del 21.9.2001. Manca lo spazio per ritornare ora in argomento. Lo faremo la prossima settimana.
Alberto Frizziero

GdS 28 IX 03 - www.gazzettadisondrio.it
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