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La terra trema, il mare devasta,
la morte non paga incombe ancora

di Alberto Frizziero

 
 

LO SPETTRO DEL FUTURO
Santo Stefano 2004. La terra trema, il mare devasta ed oggi la morte, non paga di un enorme tributo di vite umane già incassato, incombe ancora con lo spettro di epidemie e di quant'altro. e per molti lo spettro del futuro.

IMPRESSIONE ENORME
Enorme l’impressione in tutto il mondo per la catastrofe asiatica.
L’Asia ha una tragica tradizione quanto a catastrofi. Basta pensare alle periodiche alluvioni di un tempo specie dei due massimi fiumi cinesi, Huang He (Fiume Giallo) e Chang Jiang o Yangtze Kiang (Fiume Azzurro). Huang He, 4.845 km di lunghezza, 771.000 km 2 di bacino, ha una portata tra 1.100 a 20.000 m3/s. in 3.000 anni ha dato luogo a 1.500 inondazioni e ha cambiato corso sette-otto volte, spostando ripetutamente la sua foce, anche di 600 km. ad esempio, anche con due o tre milioni di morti alla volta. E poi terremoti distruttivi in diversi Paesi asiatici, uragani micidiali, persino affondamenti a catena là ove navigano migliaia di traghetti certe volte al limite della galleggiabilità già da vuoti, con, ogni volta centinaia e centinaia di vittime. E gli tsunami, per i quali sono state disseminate in parte delle acque oceaniche apposite boe di segnalazione per un tempestivo avviso delle popolazioni. Boe che non c’erano, che non ci sono, nell’Oceano Indiano.

una risonanza mai occorsa in precedenZA
Questa volta però la catastrofe ha avuto una risonanza mai occorsa in precedenti occasioni, anche più gravi di quella pur gravissima del Santo Stefano 2004, per due ragioni:

1) Lo sviluppo delle comunicazioni. Ormai le notizie circolano praticamente in tempo reale e ogni posto del mondo è a portata di TV ma anche a breve distanza per la diffusione dei collegamenti aerei, cosa che ha favorito la proliferazione di strutture turistiche dappertutto.

2) La presenza nelle zone colpite di numerosi turisti dei Paesi più sviluppati del mondo. E’ pur vero che di fronte alla morte siamo tutti uguali, bianchi, neri, gialli, occidentali, asiatici, africani e via dicendo. E’ però, ahimé, anche vero che questa diffusa presenza, nelle località turistiche prima e nei punti di raccolta dei corpi, o negli elenchi dei dispersi poi, ha amplificato l’interesse in tutto il resto del mondo.

dUE ASPETTI SU CUI RIFLETTERE
Il momento del dolore e della solidarietà è al primo posto ma, proprio per evitare un calo di tensione come spesso fisiologicamente accade, ci sono due aspetti sui quali vale la pena di riflettere:

1) Possibile che la scienza non sia in grado se non di evitare quantomeno di prevedere eventi di questo genere? Passi in avanti sono stati fatti, ad esempio nella meteorologia con la rete di satelliti. Il tornado arriva lo stesso, ma è preannunciato con notevole anticipo. Danni ci sono, ma in parte possono essere limitati. Le vite umane si salvano, ed è quello che conta di più. Passi in avanti anche in altri settori, seppur parziali e non totali. Nessun passo in avanti per quanto riguarda i terremoti. Vengono quando loro salta in mente e senza alcun preavviso. C’era solo Bendandi a Faenza che teorizzava la prevedibilità di un sisma, ma era scomunicato dalla scienza ufficiale…

2) Possibile che non potessero essere avvertiti? Lo ha ripetuto più d’uno, sottolineando come questo tsunami ci ha messo parecchio tempo per arrivare dalla zona dell’epicentro sino alle coste dell’India, dello Sry Lanka, alle Maldive. Chi era a due ore, e anche più, di distanza avrebbe potuto – si è detto – essere avvisato. E così, ad esempio, quando il mare si è ritirato la gente anziché a correre a prendere i pesci rimasti all’asciutto, avrebbe fatto come ha fatto fare alla clientela il valtellinese Azzola nel suo villaggio, coadiuvato da un altro valtellinese, Giugni: gambe in spalla verso zone più alte. In quel villaggio non vi sono state vittime, mentre in uno vicino i morti sono stati circa 200. Sì, in teoria. In pratica? Gli strumenti ci sono. Basta la TV via satellite. Manca l’Organizzazione. Occorre chi veda cosa sta succedendo, chi lo interpreti, chi dia l’esito all’Autorità decisionale. Fatto questo occorre diramare la notizia, sia pure con TV via satellite. Occorre però che capillarmente, in ogni località, qualcuno recepisca il messaggio e avvisi la popolazione….

La situazione richiede due cose
La situazione, comunque sia, richiede due cose:

1) Un intervento mondiale pianificato, e su due direzioni. Adesso è la fase di emergenza e quindi occorre una serie di cose appunto di emergenza. Superata questa occorre procedere, e contestualmente, da un lato alla ricostruzione, ove questo termine va inteso in senso lato, da un punto di vista cioè socio-economico globale, e dall’altro alla graduale definizione di un sistema revisionale mondiale. Per entrambe queste cose occorre, appunto, un intervento mondiale pianificato per quanto riguarda sia la messa a disposizione delle risorse che una loro effettiva equa distribuzione, auspicabilmente per progetti.

2) Una riflessione di natura culturale. Le nostre esperienze per le vicende idro-geologiche dimostrano la presunzione di chi ritiene possibile, di fatto, prevenire tutto o quasi. Quando si verifica una frana, ovunque arrivi e comunque originata si levano alte le voci delle prefiche di turno perché bisogna ben dare la colpa a qualcuno. Nel 1987 ad esempio per la stampa nazionale l’immane frana che seppellì S. Antonio Morignone era dovuta al disboscamento e alle lottizzazioni selvagge. Ci vollero alcuni giorni e fior di documentazione per far prevalere il buon senso. Altro esempio l’asportazione di ghiaia dagli alvei, ad un certo punto resa impossibile da opposizioni ambientaliste, per poi dovere nel 1987 farla tutta di un colpo pagando la Pubblica Amministrazione le imprese invece di ricevere soldi come succedeva per le periodiche escavazioni.
Settori importanti, e influenti, del mondo scientifico hanno una impostazione illuministica fortemente condizionante anche perché, esaurendosi tutto nell'uomo e nel suo intelletto, in non pochi si determina una ipervalutazione delle effettive capacità e possibilità dell'uomo.
Occasioni come queste invitano alla modestia. A pensare anche quanto impari sia la forza dell'uomo rispetto a quella della natura. A suggerire anche, libere le conclusioni di ciascuno, che il trascendente e i suoi problemi, magari i suoi misteri, non va gettato nel cestito come un orpello inutile come molti fanno...
Alberto Frizziero

GdS 30 XII 04 - www.gazzettadisondrio.it
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