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Liberazione di Sgrena e assassinio Calipari: non è stato un errore.
Una sola via per Bush. Sennò…

di Alberto Frizziero

 

 

Tutta l’Italia si è commossa. Per la gioia della liberazione della connazionale giornalista Sgrena – il cui padre in queste settimane è stato un esempio di dignità – e per la mestizia, ma anche rabbia, per l’incredibile assassinio del nostro 007, capace, validissimo funzionario dr.Calipari.
Assassinio. Se colposo o doloso vedranno i Magistrati ma sempre e comunque assassinio.
Unanimi le richieste di far luce su cosa è successo, le richieste di verità.
La verità non la sapremo mai, perché l’insieme delle circostanze è di per sé eloquente: non è stato un errore. E neppure l’inchiesta più rigorosa riuscirà a evidenziare eventuali incrinature, o addirittura altro, nella linea di comando, quella per intenderci che finiva sul blindato a 700 metri dall’aeroporto.
La linea del nostro giornale sulla guerra in Irak – basta leggere quanto avevamo scritto allora dato che i nostri articoli da quando hanno fatto il loro ingresso in rete non ne sono più usciti – è stata chiara. In buona sostanza era la linea di Giovanni Paolo II, con nostre specificazioni. Precisammo allora, più volte, che non eravamo d’accordo con i falchi di Washington , primo fra tutti quel Rumsfeld riconfermato da Bush ma ora molto defilato. Non come diversi altri caratterizzati da un antiamericanismo di fatto ideologico. Noi sostenevamo di parlare da amici degli USA, amici che sentono il dovere di dire la loro quando l’amico sbaglia.
R così, con altrettanta chiarezza, abbiamo poi sostenuto la necessità della nostra presenza militare.
Per mesi abbiamo sentito molti dire che ci volevano le forze dell’ONU, visto che anche i bambini si rendono conto che senza una presenza militare in tre giorni l’Irak sprofonderebbe in una bolgia dantesca.
Siamo ancora della stessa idea, ma per restare occorre una condizione, quella che è la sola via per Bush. Non basta la rigorosa inchiesta promossa dall’Amministrazione americana. Occorre l’individuazione dei responsabili. E subito dopo occorre la punizione dei responsabili con regolare pubblico processo. Se non si verifica questa condizione la presenza in Irak dei militari italiani diventerebbe incompatibile. E tanti di quelli, come noi, che continuano a sostenere l’indispensabilità della loro presenza laggiù, non potrebbero in coscienza restare della stessa opinione dopo l’assassinio sulla strada per l’aeroporto di Bagdad.
Alberto Frizziero

GdS 5 III 2005 - www.gazzettadisondrio.it
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