Il Crocifisso, i cristiani, i musulmani e i laici

di Giancarlo Capobianco

Riceviamo
e pubblichiamo:
La sentenza abruzzese che impone di togliere dalle aule delle
scuole il crocifisso, era una cosa che aleggiava da tempo.

Il pezzetto di legno raffigurante la morte di Gesù era messo lì
nelle aule delle scuole a simboleggiare le radici cristiane
della cultura italiana.

I ragazzi ci convivevano da sempre senza subire nessuna
imposizione. Dalla scuola italiana sono usciti maestri della
cultura laica, atea, comunista, anticlericale.

Anche molti degli stessi allievi che non hanno rigettato
apertamente le proprie radici, hanno fruito della cultura
religiosa in maniera blanda e tollerante nei confronti di
chicchessia religione o credo politico.

Se si vuole dare un vanto a questa scuola italiana e che, anche
se tecnicamente ha lasciato spesso a desiderare, ha insegnato
alla maggior parte degli Italiani la tolleranza religiosa.

Da un po' di tempo a questa parte sembra che ci sia una corsa a
distruggere ciò che in molti anni era sembrato ai più solo un
retaggio storico culturale. Tutto ciò innescato da una pressione
ben più strategica di altre religioni.

C è un mondo che sembra volerci riportare ai tempi delle
crociate, è il mondo dei Bin Laden è il mondo dell'islamismo più
estremista.

A questo attacco, evidenziatosi con l'attacco alle
Torri gemelle, ma latente da molti anni, il mondo occidentale
ha risposto in maniera disarticolata. Da una parte, gli
americani hanno reagito con due guerre, che è esattamente quello
che volevano gli estremisti islamici per aumentare il loro
successo all'interno dell'Islam. Dall'altra parte il mondo
cattolico ha reagito in maniera dialogante, specialmente con il
suo massimo esponente, il Papa.

In mezzo, tutta una massa di personaggi che spesso per i propri
più vari motivi personali o di partito si sono rincorsi nel
proporre soluzioni, facilitazioni, per favorire l'invasione da
parte di portatori di una cultura che non è riuscita mai a
proporre una parvenza di Stato democratico, ma solo Stati
dittatoriali dove la tolleranza è zero nei confronti di chi
devia dal dettato religioso.

Questa rincorsa che va dai laici liberali a quelli atei e
comunisti ha contagiato anche gente come Fini e questo
sconosciuto giudice abruzzese.

Ma mi domando e domando soprattutto ai laici cresciuti nel
tollerante mondo cristiano occidentale. Qui siamo talmente
tolleranti che abbiamo tranquillamente tollerato anche
manifestazioni come il Gay Pride che certo non erano nel nostro
dettato religioso, perché l unica intolleranza l'avete nei
confronti del pezzo di legno appeso sopra le aule?

Perché non andate ad organizzare un Gay Pride a Kabul o a Bagdad,
o a Teheran? Verificherete quanto tollerante è la religione che ci vuole imporre di togliere il
Crocifisso con l'aiuto di
qualche personaggio italico.

Qui siamo talmente tolleranti che abbiamo costruito a Roma ed in
Italia delle moschee ai musulmani.

C è qualcuno che sa dirmi quante chiese ci sono alla Mecca o a
Riad?


Voi strizzate l'occhio e sorridete di fronte alla sentenza che
ci vuol far togliere il Crocifisso, ma perché questa gente che
ha fatto causa contro il nostro presunto razzismo religioso, non
ha fatto altrettanto, presso le loro corti giudiziarie, nei
confronti degli attacchi ai cattolici che operano nei Paesi
islamici?

Cari laici è facile fare i laici presso la nostra tollerante
religione, ma ricordate che si dimostra debolezza facendo i
forti con i deboli ed i belanti con i forti.

Ma il risultato qual'è? Che gente come me (e quanti ce ne
sono), che aveva accantonato il ricordo del Crocifisso, ora
che qualcuno proveniente da un mondo che ci appare negativo, lo
vuole far togliere, ci induce a riflettere.

Non sarà forse quel pezzo di legno la base della nostra civiltà?
E non sarà quindi quella sentenza a farci rispolverare l'orgoglio di essere cristiano.
Giancarlo Capobianco


GdS 28 X 03 -
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