LA TV HA AMMAZZATO I PARTITI E NOI TUTTI PAGHIAMO IL CONTO. E ORA? 12.4.20.29

Un tempo la vita politica, in tutti i Partiti - salvo i minori per ovvie difficoltà logistiche - aveva una serie di livelli di svolgimento. La base era costituita dalle sezioni con carattere territoriale. Faceva eccezione il Partito Comunista che accanto alle sezioni territoriali, chiamate cellule, aveva anche cellule d'ambiente, soprattutto nei luoghi di lavoro. Qualcuna aveva anche una sede, la maggioranza no perché non c'erano i soldi per pagare affitto e luce e il volontariato non bastava. Chi di più, chi di meno, i segretari si vedevano spesso con i loro direttivi, avevano contatti con i gruppi consiliari comunali, indicevano assemblee degli iscritti su temi politici e amministrativi, in qualcuna di queste con l'intervento dei dirigenti provinciali del Partito o dei parlamentari o di altri uomini delle Istituzioni. Erano un anello importante della 'catena' democratica. In sezione arrivava dal centro l'informazione che diventava anche formazione. Al centro arrivava dalla periferia un importante messaggio su cosa pensasse la gente, su quali aspirazioni vi fossero, sul livello di malcontento per altre ragioni.

Il secondo livello era quello provinciale. Gli organismi, diversi i nomi secondo i vari Partiti, erano sostanzialmente due: un organo direttivo che fiancheggiava il segretario - un po' come la Giunta nei Comuni - con compiti soprattutto operativi e un organo prettamente politico rappresentativo sia delle realtà culturali interne che del territorio di riferimento - un po' come i Consigli Comunali -.

Il terzo livello era quello regionale, pressochè inesistente sino al 1970 ma da tale data diventato particolarmente importante per via della nascita delle Regioni. Anche qui i due organi come per il livello provinciale.

Il quarto livello quello nazionale con articolazione complessa per la presenza di vari ?uffici' con responsabili politici e con un mix molto pronunciato fra i livelli politico e istituzionale.

Valtellina e il resto

Vediamo la situazione valtellinese (e valchiavennasca, s'intende), considerando la situazione del maggior partito, la DC, che aveva la maggioranza assoluta.

Primo livello: la DC era arrivata ad avere 106 sezioni, molte di più rispetto ai Comuni. Una situazione che era dettata dalla dispersione degli abitati e dalla difficoltà, allora, di movimento della gente. Qualche esempio: a Valdidentro oltre la sezione di Isolaccia, centro del Comune, c'erano quelle di Premadio e Semogo. A Berbenno c'erano Berbenno, Polaggia, Monastero/Maroggia. A Piateda Piateda e Vedello. Eccetera. Gli iscritti in provincia poco più di 6000, su una popolazione di 175.000 abitanti, di poco più di 60.000 famiglie. Una presenza quindi molto radicata.

Secondo livello: la DC aveva il Segretario provinciale, il segretario amministrativo, la Direzione di una decina di componenti con, in particolare, l'incaricato Enti Locali, il responsabile sanità, l'incaricato scuola, l'incaricato sport, l'incaricato SPES (informazione) e il segretario cittadino di Sondrio, il Comitato di 30 aventi diritto al voto e altri senza voto. A latere il Movimento femminile, il Movimento giovanile, l'incaricato anziani.

Terzo livello: spessi organi a livello regionale con un Comitato di 81 componenti, compresi i 9 segretari provinciali e quello di Milano città.

Quarto livello quello nazionale con il Consiglio nazionale formato, in quanto membri con diritto di voto, da 60 parlamentari e da 60 'laici', più alcuni di diritto.

Rinnovi

Capitoli importanti erano i rinnovi. A livello sezionale con apposita assemblea presieduta da un esponente provinciale. Per gli altri livelli toccava ai congressi con i delegati eletti al livello inferiore (l'assemblea di sezione nominava i suoi delegati per il congresso provinciale; al congresso provinciale venivano eletti i delegato a quello regionale e così via.

ORA?

Nulla più di tutto questo. E' evidente che lo schema valido 40 anni fa non è riproponibile ora. E' riproponibile invece, come indispensabile, il rapporto eletti-elettori pressochè quasi scomparso persino ove formalemnete il canale vi sia.

La TV

La TV ha ucciso la politica. Affermazione eccessiva? Sì, ma non tanto.

Oggi la partecipazione politica della gente è confinata in poltrona, telecomando in mano. Un giorno Santoro, l'altro giorno Lernner, l'altro Matrix, l'altro Ferrara, l'altro la Gruber, l'altro la 7 e cos' via. E dappertutto quasi sempre le solite facce, a dire le stesse cose, spesso a sovrapporre le voci che così mentre vociferano in tre o quattro non si capisce più niente.

La gente la chiama Grillo e la gente corre. E' vero che è facilissimo chiamare la gente dicendo peste e corna di tutto ma senza dire cosa fare salvo che per l'economia per la quale la ricetta del comico genovese è facile: stampiamo moneta. Suona bene e la gente non si rende conto che questo vorrebbe dire un Paese a catafascio, altro che la Grecia! Una certa risposta c'è nella base leghista ma lì bisogna vedere se i recenti fatti hanno lasciato il segno e, in tal caso, con quale intensità.

Che la politica in TV sia diventata spettacolo effimero lo dimostrano i dibattiti sulle TV cosiddette locali (anche se hanno bacini di potenziale utenza di alcuni milioni di persone per ragioni di facilità di propagazione del segnale). Vannoi a questa o quella emittente gli esponenti locali dei Partiti i quali discettano su tutto con una competenza che appare universale mentre si tratta soltanto di una sorta di radiotelevisivo copia-incolla.

Qualcuno ringrazia

Qualcuno ringrazia. Il credito dei politici è ridotto a proporzioni da decimali e trascina con sé un discredito anche per la politica. Pochi quelli che si rendono conto che il vuoto della politica lascia grande spazio a qualcun altro. Con una politica forte quello che è successo sul versante dei soldi non può succedere e se succede è l'eccezione che conferma la regola, ma non solo sul versante dei soldi in quanto ben diverse diventano le politiche in quanto meno incidente diventa l'azione delle lobbies che invece vanno a nozze se c'è, appunto, il vuoto politico.

Prospettive

Prospettive? Ci sono movimenti in corso. Possono avere successo se alle logiche di palazzo, che pure è irrealistico pensare di esiliarle, si affianca una rinnovata consapevolezza della gente,

GdS

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