E' giusto punire chi fa uso di droga?

L'annuncio di un prossimo
disegno di legge che prevede il sanzionamento del
consumo di droga ha suscitato molte polemiche.

Ovviamente, per combattere un problema così importante,
non ci si può limitare a questo. Occorre, soprattutto,
potenziare la prevenzione e il recupero. E poi, bisogna
saper tendere una mano vera ai tanti giovani che sono
usciti dal tunnel della tossicodipendenza, aiutandoli a
reinserirsi pienamente nella società.

Auguriamoci che questo disegno di legge non diventi
un'occasione per punire soltanto i tossicodipendenti
poveri ed emarginati. Speriamo, invece, che possa
colpire con durezza quei ricchi e potenti, troppo spesso
intoccabili, che consumano abitualmente cocaina senza
mai essere sfiorati dalla giustizia.

Oltre a questo, bisogna porsi una domanda: punire chi fa
uso di droga, anche "leggera", è una limitazione della
libertà personale?

Oggi, purtroppo, il termine "libertà" viene spesso
inteso come "libertà di fare tutto". Un invito a fare
ciò che si vuole.

In realtà, la vera libertà esiste quando l'uomo
comprende il valore della "cultura del limite". Per
essere davvero liberi è necessario porre dei confini
morali alle proprie azioni. Altrimenti, tutto diventa
lecito. Non c'è più rispetto per se stessi e per gli
altri.

Per giustificare certi comportamenti negativi viene
utilizzata un'altra parola molto popolare: "libertà di
scelta".

Oggi si sente spesso dire che drogarsi è una "scelta",
abortire è una "scelta", suicidarsi è una "scelta",
prostituirsi è una "scelta", andare con le prostitute è
una "scelta"...

Ma che cos'è la scelta? La scelta è una cosa personale,
che non tocca o danneggia gli altri. Quando vado dal
gelataio, io "scelgo" di comprare un gelato alla frutta
invece di quello al cioccolato. E quindi, faccio una
"scelta" del tutto personale, che riguarda i miei gusti.

Ma l'aborto, il suicidio, la droga, la prostituzione non
si possono considerare delle "scelte", perché toccano e
danneggiano direttamente qualcun altro.

L'aborto è la soppressione di un essere umano indifeso
nel grembo materno. Il suicidio genera il dolore di
tanta gente. La droga spinge l'uomo a non pensare e,
quindi, a danneggiare la società. La prostituzione
alimenta un mercato di schiavitù, di violenza e di
morte.

Oggi, con la scusa della "scelta", ci si sente
autorizzati a compiere il male. Invece, sarebbe il caso
di capire che noi non siamo soli. E che tutte le nostre
"scelte" sono legate alla vita di altri esseri umani.

Ce lo ha fatto capire, tanti anni fa, il regista Frank
Capra, con un'immagine molto bella del film "La vita è
meravigliosa". E' la storia di un angelo che riesce a
distogliere un uomo in crisi, George Bailey, dalla sua
intenzione di suicidarsi.

George (l'attore James Stewart), nel corso della sua
esistenza, non aveva fatto altro che seminare il bene.
Aveva costruito un villaggio per i poveri e salvato la
vita a suo fratello Harry. Il fratello, a sua volta,
aveva salvato la vita a tanti soldati, durante la
guerra.

L'angelo mostra a George come sarebbe stata diversa, e
triste, la sua città se lui non fosse mai nato. Nessuno
avrebbe mai costruito le case per i poveri. E nessuno
avrebbe salvato la vita a suo fratello, il quale,
essendo morto, non avrebbe potuto salvare i soldati.

L'angelo dice a George: "La vita di un uomo è legata a
quella di tanti altri uomini. E quando quest'uomo non
esiste, lascia un vuoto".

E' questo che bisogna ricordare. Che non siamo soli.
Ogni nostra scelta può condizionare, nel bene o nel
male, la vita degli altri.

Sulla base di queste considerazioni, perciò, punire chi
fa uso di droga non si può considerare un'iniziativa
sbagliata. La "scelta" di drogarsi, infatti, non fa male
soltanto al consumatore. Fa male alla società intera,
che ha il diritto e il dovere di difendersi.

Un altro aspetto importante da considerare è quello
dell'influenza di certi "cattivi maestri" sui giovani.
In particolare, troppi messaggi negativi arrivano dal
mondo della musica.

Non si può negare una certa leggerezza, da parte di
tanti artisti, nell'affrontare un tema delicato come
quello della droga. Troppi cantanti fanno pubblicità
alla marijuana e contribuiscono ad alimentare la
non-cultura dello spinello facile.

Quando ci si rivolge a un pubblico di ragazzi, bisogna
fare molta attenzione a ciò che si canta. Non è giusto
pubblicizzare alcun tipo di droga, perché tutte le
droghe rappresentano una non-cultura di degrado e di
possibile riduzione in stato di schiavitù.

Nel mondo della musica, fortunatamente, stanno
aumentando le testimonianze di artisti che diventano
modelli positivi per i giovani. Molte di queste
esperienze si possono trovare nel portale
www.informusic.it, dedicato alla musica cristiana.

Sono tanti, ormai, gli artisti che hanno scelto di
cantare contro la droga, lasciando ai giovani qualcosa
di vero da portare "dentro": una speranza, un segno, una
vittoria su quel grande vuoto che non riuscirà mai a
catturarci.
Carlo Climati


Sito:
www.carloclimati.com - E-mail: md3416@mclink.it


GdS - 28 IX 2003 -
www.gazzettadisondrio.it

Carlo Climati
Fatti dello Spirito