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Andreotti? Sopra la media:
la vera ragione della sua assoluzione. Fine dei teoremi, dei castelli in aria,
di un'epoca "strana"

 di Alberto Frizziero

Vittima di una persecuzione - La vera ragione dell'assoluzione - Purtroppo per taluni è riuscito ad arrivare in fondo ai processi - Il resto era scontato - Fine di un’epoca -
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Vittima di una persecuzione
Sull’assoluzione del sen. Andreotti da parte della Cassazione, richiesta non solo dalla difesa ma persino dall’accusa rappresentata dalla Procura Generale ed in termini che più ampi di così non si può, sono stati versati fiumi, in piena, d’inchiostro.
Pressoché unanime persino il riconoscimento che lo Statista democristiano è stato vittima di una vera persecuzione.
Si è parlato, e si parla, un po’ di tutto, compreso il ruolo svolto dall’on. Violante, sino a ieri voce sussurrata, oggi gridata. Non entreremo però in questo tema se non per riprendere, più avanti, lo scenario dell’ultimo decennio del secondo millennio.

La vera ragione dell'assoluzione
Noi puntualizzeremo invece quello di cui si è parlato poco, ossia della vera ragione dell’assoluzione di Andreotti: il fatto che era ed è sopra la media.
Si penserà sopra la media per intelligenza, per acume, per senso dell’humour, per incarichi avuti, per ampiezza e durata della sua carriera politica e tante altre cose ancora, tutte indiscutibili.
No.
La vera ragione della sua assoluzione sta nel fatto che egli fosse ed è sopra la media anagrafica.
Gli statistici ci dicono che per gli italiani maschi la vita media si aggirava intorno ai 72 anni ed ora intorno ai 75-76..
Andreotti è parecchio sopra.

Purtroppo per taluni
è riuscito ad arrivare in fondo ai processi

E allora? Molto semplice. E’ sopravvissuto e quindi, purtroppo per taluni, è riuscito ad arrivare in fondo ai processi e ad avere giustizia (ricorre persino a Palermo, pur assolto, per quell’ombra che i magistrati di laggiù hanno lasciato sul periodo caduto in prescrizione, forse per non sancire il diastro giudiziario di quei colleghi della locale Procura che hanno pervicacemente puntato sulla colpevolezza del senatore Andreotti.
E’ andata male per taluni, non è morto prima.
Se ne fosse andato il processo nei suoi confronti avrebbe automaticamente avuto fine. Le esequie sarebbero state imbarazzanti per molti, motivo di polemica per altri. Un’ombra sinistra sarebbe rimasta, ed anche, nel mondo, sul nostro Paese.
Nessuno risarcirà l’ex Presidente del Consiglio per quello che ha patito sebbene gli italiani, anche di ben altre idee e di ben altra tessera, oltre ad avere accolto nella stragrande maggioranza positivamente questa “riabilitazione” non possono che riconoscere il suo grande senso dello Stato e delle Istituzioni. Per oltre dieci anni ha ripetuto la sua incrollabile “fiducia nella Giustizia” dimostrando nel comportamento prima ancora che con le parole di essere ancora un grande uomo di Stato.
La vera ragione dell’assoluzione è quindi il fatto che sia sopravvissuto fino alla dimostrazione di essere stato tirato in ballo, anche nei modi oltre che nella sostanza, ingiustificatamente.

Il resto era scontato
Il resto era infatti scontato. Era scontato il giudizio finale sol che, appunto, Giulio Andreotti non cedesse prima all'ineluttabile stop della ruota del tempo.
E siccome a noi piacciono i riscontri vogliamo riprendere un passo di un articolo scritto dopo la incredibile sentenza di Perugia che, in riforma dell’assoluzione di primo grado, lo condannava a 24 anni. Chi desidera può andare in altra parte del giornale a rileggere per intero il nostro articolo del 28 novembre 2002 nella sezione Italia e Mondo - Giustizia.
Qui alcuni passi:
Il titolo::“ CONDANNE: QUELLA DI ANDREOTTI E QUELLA DEL FORNARETO DI VENEZIA - Mandanti di chi? - Chi ci crede? - I commenti alla condanno - I nostri commenti - Vendetta della mafia? Macchia sull'Italia - Ma parliamo del Fornareto - Il documento - Opinioni interessanti - Andreotti tenga duro”.
Il tempo é galantuomo.

Fine di un’epoca
Il bacio al mafioso, l'omicidio Pecorelli?
Teoremi, castelli in aria, ben architettati, non c'é dubbio, e ben gestiti.
Non per arrivare alle condanne, - questo era impossibile nonostante l'accanimento di qualche magistrato nelle richieste -, ma per arrivare al risultato.
Risultato peraltro ottenuto: la messa in un angolo in tutti questi anni di un uomo politico, uomo di Stato, che avrebbe potuto ancora dire la sua, e con lui anche del suo Partito.
E' finita però un'epoca.
La storia giudicherà. Anche sul perché la furia giacobina abbia colpito sì qualcuno in colpa ma anche tanti riconosciuti poi innocenti scatenandosi in modo preponderante in direzione di quello che era definito il CAF (Craxi, Andreotti, Forlani).
Un sintomatico manicheismo che ha inteso dividere nettamente, ma surrettiziamente, buoni e cattivi. Infatti, lo sappiamo benissimo, la realtà non é fatta di solo bianco o solo nero, bensì di infinite sfumature di grigio.
Fine di un'epoca.
Andreotti cacciato nel fango più nero ne é uscito come un gigante.
Alberto Frizziero

PS: a
bbiamo definito quest'epoca "strana", usando di questo aggettivo solo per cautela giornalistica. I nostri lettori hanno capito lo stesso a quali stranezze ci riferiamo.

GdS 8 XI 03  www.gazzettadisondrio.it
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