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QUESTO ELETTRODOTTO S'A DA FARE SOLO SE...
di Alberto Frizziero 

Troppi elettrodotti nel Tiranese (non solo là) - I 1300 km di elettrodotti in provincia - Razionalizzare la selva di elettrodotti - E l'ENEL ci stava! - Nessuno se ne é occupato. Ancora attuale? - La Provincia - Non lasciamo soli i Sindaci - Non solo parole

 


TROPPI ELETTRODOTTI NEL TIRANESE (NON SOLO LA')
Troppi elettrodotti nel Tiranese”. Così titola a tutta pagina 19 La Provincia nel numero di giovedì 31 gennaio un articolo dedicato sostanzialmente ad una intervista con il responsabile tiranese di Legambiente Ruggero Spada. 

Credo che valga la pena di intrattenersi su questo argomento nell’interesse generale essendomi occupato a fondo dell’argomento. Molti articoli sul tema sono su “La Gazzetta di Sondrio” (giornale solo on-line e senza pubblicità, quindi certo …non vostro concorrente!) ma visto che sono ancora molti quelli che non si rendono conto dell’importanza della rete, può essere utile per loro la pubblicazione su un giornale “in carta” a larga diffusione, come può essere utile al giornale fornire dati e notizie che sulla stampa locale sono andate, specie recentemente, quasi mai.

I 1300 KM DI ELETTRODOTTI IN PROVINCIA
Veniamo al tema della selva degli elettrodotti in provincia, 1300 Km di cui 800 ad alta tensione, con un territorio asservito di grande rilievo ed anche con un taglio di piante annuale, sotto i cavi, di proporzioni enormemente maggiori rispetto alle 4000 piante dei mondiali del 1985 diventate un caso nazionale.

RAZIONALIZZARE LA SELVA DI ELETTRODOTTI
Non appena pubblicato sulla G.U. il DPCM 23.4.1992 che fissava le fasce di rispetto dagli elettrodotti ma che prevedeva anche in un decennio il risanamento degli stessi, il sottoscritto, allora Presidente del BIM, ritenne che fosse il momento di porre la questione della possibilità di eliminare la selva di elettrodotti esistenti in provincia sostituendoli con una sola linea ad alta tensione.
Il BIM aveva una eccellente équipe di consulenti post-calamità del 1987 - grazie ai suoi studi fu possibile risparmiare quasi 1000 miliardi di denaro pubblico che altrimenti sarebbero stati impiegati sulla frana della Val Pola -, coordinata dall'ing. Noé, Vicepresidente dell'ENEA.
Posi a lui il problema con l'incarico anche di sondare l'ENEL al riguardo.
Il risultato fu superiore ad ogni aspettativa.
La cosa era fattibile, ma non in teoria.


E L'ENEL CI STAVA!
A metà giugno il Consiglio di Amministrazione dell'ENEL di fatto approvò l'iniziativa con una delibera corposissima di oltre una trentina di pagine già prefigurante i dettagli
.
Erano previste due linee Valtellina-Milano a 380 kV che avrebbero consentito lo smantellamento di quasi 1300 Km di elettrodotti - oltre che dell'ENEL dell'AEM, della SONDEL e della EDISON -, a 132 e 220 kV con una eliminazione di servitù su circa - citazione a memoria - 2500 ettari di territorio.
Il costo, riferiva l'ing. Noé sarebbe stato di 460 miliardi, in gran parte coperto capitalizzando i benefici dell'operazione. Servivano però 60 miliardi per renderla possibile. Chiesi di valutare la situazione eliminando il costo dello smantellamento dei tralicci, effettuabile in tempi successivi con gradualità  nelle sole zone antropizzate, anche a cura di privati. Il costo sarebbe sceso a 400 miliardi, quindi senza bisogno di interventi.
Un'occasione d'oro.
Rimasta tale.

NESSUNO SE NE E' OCCUPATO. ANCORA ATTUALE?
Nessuno se ne é occupato in questi dieci anni. Che sia ancora attuale?
Ci fosse l'ENEL probabilmente sì. Nella nuova situazione non sappiamo, specie con il maxi-elettrodotto dal Lago di Poschiavo (Robbia) a San Fiorano (Sellero) che avanza e che sarà fatto probabilmente utilizzando il prossimo decreto sblocca-centrali.
. Il Grtn – subentrato all’ENEL -  ha richiesto infatti per l’elettrodotto la pronuncia di compatibilità ambientale del Ministero dell’Ambiente.
Ci si accorgerà, amaramente, quando  usciranno i decreti attuativi della legge 36 (Elettrosmog) di cosa vuol dire non aver afferrato al volo l’occasione d’oro.
Intanto, ahimè, se se stanno accorgendo i Sindaci di Tirano, Lovero, Tovo e Vervio qui da noi e di
Berzo Demo, Sonico, Edolo e Monno in Valcamonica.
I Sindaci del Tiranese si sono mossi, chiedendo anche l’intervento del Ministro valtellinese Tremonti.


LA PROVINCIA
In realtà chi avrebbe la possibilità di occuparsene è la Provincia e per due ragioni.

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Una di carattere generale, dato che la vertenza-acque era nei programmi elettorali di tutti gli schieramenti politici.
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Una di carattere specifico dato che la Provincia finalmente ha dato incarico della elaborazione del Piano Territoriale e non vi è alcun dubbio che le opere lineari, come gli elettrodotti, con i condizionamenti del territorio che ad essi sono associati, sia uno dei contenuti da considerare nel Piano stesso. Da considerare e regolare.
Il problema non ha colore politico. Sarebbe la volta buona per tenere una seduta apposita del Consiglio Provinciale sul tema.
Con due finalità.

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Da un lato valutare le possibilità operative, tenuto conto che o si approfondisce subito l’argomento, cercando soluzioni concordate, oppure fra non molto arriverà la decisione di imperio, dato che si va verso norme che prevedono una sola autorizzazione omnicomprensiva. A Roma.
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Dall’altro assumere una forte posizione, possibilmente unitaria, che evidenzi come il problema non sia, come viene considerato, motivo di opposizione di quattro “comunelli” della Valtellina e cinque della Valcamonica, ma il problema di un’intera Regione Alpina, come l’amico prof. Alberto Quadrio Curzio ama definire giustamente la nostra provincia, con la quale si devono fare i conti. Possibilmente poi con la discesa in campo anche della Provincia di Brescia e della Regione Lombardia.

NON LASCIAMO SOLI I SINDACI
Non lasciamo quindi soli i quattro Sindaci del Tiranese, come non andrebbe lasciato solo il Sindaco di Delebio con i lutti che la SS. 38 sta provocando alla sua comunità!
Ci avevo creduto nel 1992 lanciando, ed esplorando, l’idea di modernizzare il sistema del trasporto di energia venuto sviluppandosi via via quasi in modo anarchico e riempiendo la Valle di tralicci man mano che si costruivano nuovi impianti. D’altronde in provincia si consumava solo il 10%, e ora poco più, dell’energia prodotta, per giunta pregiata perché utilizzabile per le punte e perché non lascia sottoprodotti nocivi come le centrali termiche o quelle nucleari (salvo i danni ambientali, che sono a nostro carico). Energia che quindi va trasportata fuori provincia.
Avevo avuto allora la soddisfazione di vedere l’ENEL disponibile. Lasciato il BIM ho continuato in altre sedi a portare avanti il problema. Anche se solitario ho continuato perché ne andava e ne va dell’interesse di valtellinesi e valchiavennaschi.

NON SOLO PAROLE
Tutti hanno parlato, e molto, a proposito di cosa ci sia da fare con i produttori idroelettrici.
Questo è il momento di dimostrare che fra il dire e il fare ci può anche non essere il mare (tanto più che qui da noi non c’è).

In più occasioni in passato la provincia ha saputo essere unita di fronte a temi di rilievo, e i risultati ci sono stati. Ma quella era “Prima Repubblica”. Chissà che in quella che dovrebbe essere la Seconda non si faccia tesoro delle esperienze positive, e sono tantissime in provincia, della Prima….

Alberto Frizziero

(Questo articolo é stato pubblicato, in prima pagina, del quotidiano "La Provincia di Sondrio" del 6.2.2002).
 
Gds - 10.2.2002
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