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SONDRIO SENZA TEATRO? NEANCHE PER SOGNO. IL MODO C'E'
di Alberto Frizziero

Teatro Pedretti chiuso - L'intervento del Prefetto - In Comune - Il Teatro Sociale del Canonica - Il Comune compri il Teatro! - L'alternativa

 


TEATRO PEDRETTI CHIUSO

Il Teatro Pedretti non soltanto é chiuso per il fallimento di chi gestiva l'attività cinematografica, ma non può riaprire se non vengono effettuati interventi che l'apposita Commissione Provinciale ritiene essenziali.
Quest'anno in qualche misura si era sopperito essendo il Comune intervenuto sia pure a caro prezzo, assicurando così la continuità della Stagione teatrale e la possibilità per altri di usufruire della struttura. Il Circolo Musicale ha provveduto diversamente, e così altri, ma evidentemente si tratta di una situazione che va affrontata come da più parti si sostiene.

L'INTERVENTO DEL PREFETTO
Recentemente anzi vi é stato anche l'autorevole intervento del Prefetto che ha interpretato il sentimento comune, perlomeno di chi ha a cuore il ruolo di Sondrio, il ruolo in Sondrio, nel centro, del Teatro, il valore della cultura, cosa vuol dire essere comunità.
Il Prefetto fra l'altro ha anche ricordato quanto avvenuto nella sua città natale in situazione analoga con una fruttuosa collaborazione pubblico-privato.

IN COMUNE
In Comune si pensa giustamente a soluzioni-tampone in attesa di cercare una soluzione adeguata.
Non é semplice. La proprietà é privata, l'interesse, oltre a quello privato, é anche ovviamente pubblico, ma i problemi in questi casi si accavallano (si veda la situazione a Bari del Teatro Petruzzelli, distrutto da un incendio doloso, con le complicazioni nate dalla coesistenza di proprietà privata e indubbio interesse pubblico, questo però limitato, appunto, dal fatto che la proprietà era privata...).
Qualche cenno su progettista, tipo di teatro, attività, prima di esaminare le possibili vie per risolvere il nodo.

IL TEATRO SOCIALE DEL CANONICA
Il progettista del Teatro, Luigi Canonica, nato il 9 marzo 1764 a Roveredo (Ticino), morto il 7 febbraio.1844 a Milano, era stato allievo di Giuseppe Piermarini all'Accademia di Brera, di cui divenne docente nel 1786. Fu architetto della prima (1797) e della seconda (1801) Repubblica Cisalpina.  Progettò in seguito ville, giardini o opere di urbanistica, nonché di arredo urbano. Nel 1803 presentò un progetto per il Foro Bonaparte (l'area adiacente al castello) a Milano, parzialmente realizzato. Nel 1810 ottenne il titolo di cavaliere della Corona ferrea. Dopo la caduta di Napoleone, si ritirò dagli incarichi pubblici per assumere esclusivamente committenze private o ecclesiastiche. Nell'ultimo periodo della sua attività costruì residenze cittadine per la nobiltà milanese e alcune ville in Brianza. Ebbe fama di specialista per costruzioni teatrali, oltre che a Sondrio (1821) a Milano, Brescia, Mantova, Genova. Suo qui il Carlo Felice, danneggiato gravemente dai bombardamenti della guerra e riaperto solo da pochi anni con una rivoluzionaria ristrutturazione interna.
I teatri da lui progettati avevano come modello la Scala di Milano.
E' difficile immaginare, entrando oggi al Pedretti, che avesse questo aspetto con gli ordini di palchi. Dipende dalla ristrutturazione intervenuta dopo la guerra. Il teatro aveva urgente bisogno di interventi. I palchettisti non avevano certo, in quei momenti, risorse da destinare al teatro. Il cav. Celestino Pedretti subentrò, sia pure con l'impegno, allora, di effettuare una mini-stagione operistica che per qualche anno effettivamente si tenne, seppure con scarso successo, anche per la qualità non proprio elevata delle compagnie.
In quel periodo si ricordavano ancora le splendide serate di prima della guerra al Teatro, le feste, il Circolo che aveva sede al primo piano.
Negli ultimi decenni oltre all'attività cinematografica il Pedretti ha ospitato la Stagione teatrale del Comune, concerti ed altre manifestazioni del Circolo Musicale CID, le assemblee delle due banche, convegni importanti (come non ricordare l'incontro con il Ministro Donat Cattin nel 1975 in piena crisi Fossati, con anche la piazza affollatissima in un silenzio impressionante che sintetizzava i timori di tutti?), l'annuale riunione dei Mutilati del lavoro, anche la trasmissione di Gad Lerdner in diretta TV sulla Legge Valtellina, comizi elettorali, saggi di danza ed anche qualche manifestazione scolastica.


IL COMUNE COMPRI IL TEATRO!
Il Comune compri il teatro, dice più d'uno. E non sarebbe sbagliato, ma non é subito fatto. Cominciamo con una domanda pregiudiziale.
Quale può essere il valore attuale del Teatro Pedretti?
Variabile.
In teoria, attività commerciali a parte, potrebbe anche valere zero o quasi.
La parte coperta occupa un'area di circa 10750 mq per un'altezza, media, di una decina di metri. Sul fronte si ha l'accesso a due attività commerciali, il bar e il locale notturno sotterraneo.
Il resto é Teatro con tutti gli annessi e connessi.
- Non può essere trasformato con un cambio di destinazione d'uso.
- E' soggetto ai vincoli della Soprintendenza.
- Ha bisogno di interventi di manutenzione straordinaria. Se non viene rimesso a posto e riaperto costituisce un costo perché senza interventi c'é il degrado.
- Se questo interessasse la parte pubblica (degrado facciata, rischi per la sicurezza ecc.) gli interventi possono essere ordinati d'ufficio.
- Che il Teatro sia uno standard di pubblica utilità non vi é dubbio alcuno. - Sulla base di un progetto, con iter e motivazioni adeguate può anche essere espropriato.
- E' stato valutato che il costo di acquisizione se forse non soddisfa la proprietà peraltro é alla portata del Comune, tenuto anche conto degli interventi necessari di riordino e ammodernamento.
Ovviamente sarebbe preferibile all'esproprio l'intesa con la proprietà che potrebbe seguire vie innovative, tipo la permuta, o/e utilizzando la leva urbanistica Si eviterebbe così, in tutto o in parte, l' esborso liquido da parte del Comune e potrebbe esserci, nelle valutazioni, un addendum soddisfacente per la proprietà.

L'ALTERNATIVA
C'é anche l'alternativa.
Un Teatro a Sondrio é indispensabile, polifunzionale (cinema, teatro, musica, convegni ecc.).
Se la via con la proprietà non fosse perseguibile, o per distanze eccessive nelle valutazioni o per rischi di contenzioso, si potrebbe pensare ad un intervento ex-novo, anche di tipo modulare realizzabile quindi per stralci funzionali. Attore il Comune, ma con una auspicabile di collaborazioni, pubbliche e private per la realizzazione, e con interventi privati per una gestione convenzionata tale da assicurare la coesistenza dell'attività cinematografica con quella culturale e sociale.
La possibilità c'é, sempre in zona abbastanza centrale con possibili soluzioni di avanguardia e con una operazione di riassetto urbano, certamente da affidare a progettisti di prestigio. Non dimentichiamo che l'ing. Nervi, illustre cittadino sondriese oltre che progettista di fama mondiale, aveva promesso al Sindaco avv. Venosta il progetto di un auditorium che aveva affascinato l'allora Soprintendente della Scala Carlo Grassi che era rimasto colpito tanto da citarlo ad esempio sulla stampa nazionale. Purtroppo la prematura scomparsa dell'ing. Nervi impedì la realizzazione del progetto. Al Comune non restò che dedicargli la prima strada realizzata, con la collaborazione delle Ferrovie dello Stato, dopo la sua morte, tra Piazzale Bertacchi e Via Bonfadini, inaugurata dall'allora Ministro dei Trasporti Formica.
Non si tratta di cose semplici ma neppure di difficoltà insormontabili.
L'unico guaio sono i tempi.
Vediamo il caso della Fenice di Venezia. Dopo l'incendio del 1836 gli impresari teatrali - i fratelli Meduna -  riuscirono in otto mesi a rifarla e riaprirla al pubblico. Con la tecnologia del terzo millennio, con corali volontà ad ogni livello, vediamo che sono già passati anni e altri dovranno passare.
Memori della buona tradizione amministrativa degli Austriaci, cui si deve il nostro Teatro progettato dal Canonica, copiamo il caso-Fenice dell'ottocento non quello del novecento e del duemila!
Il Teatro Sociale, come si chiamava, può e deve diventare un simbolo di identità, operando per la sua restituzione alla città - lì o in altra sede -.
Senza cominciare però con le liti.
Discussioni sì, polemiche no.

***

Gds - 28 V 2002
                       
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