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CONIUGARE I VALORI IN MODO CORRETTO E MODERNO ALL'EVOLUZIONE SOCIALE
di Oliviero Barbetta (x)

 

Questo spazio può ospitare i "contributi" esterni, su qualsiasi tema e da qualsiasi provenienza. Stimolo per il dibattito, anche se a dire il vero in provincia il dibattito non solo si é affievolito ma é sparito quasi del tutto.

Nei giorni passati ho seguito con curiosità gli eventi politici comparsi sui quotidiani e settimanali locali, la conferenza stampa dei promotori della “Rinascita Democristiana”, le tue riflessioni, la smentita e le considerazioni di Guido Visini chiamato in gioco non so bene da chi. Secondo me i giornali locali, come al solito, hanno presentato gli eventi più come notizia da scoop giornalistico che come riflessione politica, per questo sono stato ben attento a non dare loro troppo respiro in quanto il problema dei cattolici in politica è , come peraltro già tu evidenzi, molto complesso e articolato.
Comunque il ritardo del mio intervento deriva esclusivamente dal non aver mai ricevuto la tua lettera che, per puro caso ,Valerio Dalle Grave mi ha fatto pervenire solo ora.
Negli anni passati, ancor prima di percorrere la mia esperienza politica e sindacale nella Cisl, fui avvicinato in più occasioni da politici locali che mi chiedevano la disponibilità a candidarmi alle amministrative nelle loro liste, per il vero erano sempre i democristiani a farlo forse perchè proveniente da una famiglia di democristiani.
Il mio carattere irrequieto, la ricerca continua di risposte agli interrogativi, la sudditanza che ti chiedevano come contropartita, sono stati gli elementi che hanno condizionato la mia vita politica facendomi imboccare la via sindacale, giudicata da me più libera da condizionamenti ideologici e di parte,e più immediata e tangibile nella sua azione.
Già allora mi ripromettevo di percorrere in futuro un’esperienza partitica, per tentare di riportare l’elaborazione politica, come vero strumento di governo della società e della sua crescita nell’unico interesse dei cittadini.
Ora, fallita l’esperienza di Democrazia Europea, bocciata dall’elettorato, confluita con CCD e CDU nell’UDC, mi appresto con gli altri partners, coi quali riscontro molte intese, a costituire anche al livello locale l’UDC.
Questa fusione non è certamente facile poiché anche ai livelli decentrati naturalmente scontiamo il prezzo di chi è entrato “dopo”, così noi dobbiamo sopperire con capacità progettuale e di proposta per una rinnovata capacità di elaborazione tale da non delegare ad altri il governo delle scelte.(oggi purtroppo non è così) .
Dopo quella che io definisco la batosta elettorale del 2001, coi sopravvissuti di Democrazia Europea ci siamo trovati per decidere il nostro futuro. Io fui tra quelli decisi ad andare avanti e spronai Sergio D’Antoni in tal senso, rifiutando l’idea di trasformarci in associazione culturale o fondazione, ipotesi sponsorizzata da alcuni tra i quali Galbiati, ex segretario DC della Lombardia.
Questo è uno dei motivi importanti perché, pur apprezzando lo spirito col quale ti metti al servizio della crescita culturale e politica di chi la pensa in modo simile, oggi mi sento particolarmente impegnato a dare il contributo massimo allo schieramento politico al quale ho aderito, per aiutarlo a crescere proprio nella direzione anche da te indicata.
D’altra parte col consolidarsi di questo sistema elettorale, che io non condivido in quanto fermo assertore del sistema proporzionale, che obbliga alle appartenenze, credo prematuro incontri ravvicinati con amici che hanno scelto in modo irreversibile il campo su cui giocare con giocatori che per tradizione, cultura, storia nulla hanno a che spartire con la cultura del mondo cattolico e la dottrina sociale della Chiesa che in questi anni è stata per me elemento di riferimento fondamentale per la ricerca del mio equilibrio politico.
Loro, rinunziando al proprio nome hanno rinunciato alla propria identità e quindi alla loro missione.

Caro Frizziero, se solo penso a come si sta evolvendo la politica nel nostro paese, a quali alleanze dovrà fare il centro del centrosinistra = Margherita, per pensare di riappropriarsi del governo del Paese, non posso che essere colto da mille dubbi e invogliato a continuare il mio percorso conscio delle difficoltà che incontrerò, anche perché non sono certamente il primo dei Berlusconiani.
Inoltre dopo aver seguito attentamente le evoluzioni congressuali prima dei DS, poi della CGIL e di Rifondazione Comunista, non posso che apprezzare lo sforzo fatto da AN nel suo congresso che ha colto, magari anche con un po’ di furbizia, molte politiche anche a noi care quali quelle dello sviluppo nord-sud del Paese, le politiche del lavoro, i temi della partecipazione e della democrazia economica etc.
In queste condizioni sentendomi ancor più il dovere di traghettare fuori dall’ambiguità l’UDC dovrò con le mie capacità influire il più possibile nel partito per farlo diventare sempre più credibile e, se possibile, faro per le politiche territoriali che mi sembra oggi siano affare di pochi.
In questi giorni con Michele Aili responsabile provinciale del CCD ed Ennio Ferrari del CDU stiamo ipotizzando un momento di riflessione pubblica, aperta al mondo cattolico, su alcune tematiche portanti afferenti la nostra appartenenza politica. Non ti nascondo che discutendo dell’iniziativa, ho speso il tuo nome quale possibile moderatore poiché, pur ritenendoti l’eterno ingenuo sognatore, amabile nostalgico interprete del passato, che tenta di coniugare passato e futuro per dare dignità alla politica, reputo encomiabile ciò che stai tentando di fare ma non sufficiente.
Io credo tu debba fare scelte di campo se vogliamo ridare credibilità ai partiti. La priorità secondo me è quella del credo, delle idee e della rappresentanza, per non soccombere a chi intende la politica come strumento del businnes. Poi avanti con tutte le riflessioni sul chi siamo e cosa vogliamo essere, tra tutti coloro che hanno un minimo denominatore comune: Io ci starò.
Credo che tu abbia capito che non sono certamente un nostalgico democristiano, esperienza unica, irripetibile, che però ha fatto il suo ciclo storico. I valori stanno nel nostro DNA, l’importante è coniugarli in modo corretto e moderno all’evoluzione sociale.
Oliviero Barbetta (x)
Ardenno 15/5/2002

(x) Già Segretario Provinciale di Democrazia Europea e candidato al Parlamento

GdS - 18 V 02

RISPOSTA
Devo una risposta, non già come direttore del giornale, che, come noto, é aperto a tutti e rigorosamente apartitico, ma in relazione ad un appello, personale, diretto qualche giorno fa agli ex democristiani della provincia, a quanti cioé hanno militato avendo ben presente la funzione di servizio, senza quegli aspetti deteriori che tangentopoli ha messo in evidenza e che in provincia non avevano diritto di cittadinanza, né fra i democristiani, né fra persone che militavano in tutti gli altri Partiti.
La risposta all'invito di fare una scelta di campo é implicita nell'appello che ho rivolto: ho fatto la scelta dei valori che furono alla base della mia scelta politica. Non che Barbetta e tutti gli altri che hanno scelto Polo o Ulivo non si riferiscano ai valori, ma evidentemente ciascuno ha modi diversi di perseguirli, anche scegliendo le alleanze.
Mi fa piacere la definizione di "eterno ingenuo sognatore, amabile nostalgico interprete del passato, che tenta di coniugare passato e futuro per dare dignità alla politica". E' abbastanza centrata. Ci vogliono anche tipi come mi definisci. Certo, é più difficile il non avere cittadinanza politica, ed é più difficile portare avanti temi e problemi senza una militanza.
Qualcuno può anche pensare a sterile testimonianza. Non importa.
Non i é andato riprendere il cammino, sparita la DC, in altre case anche perché non mi é piaciuto, in entrambi gli schieramenti, il diffuso scherno alla cosiddetta "Prima Repubblica". Le giovani generazioni potranno pensare che essa sia stata solo la quintessenza del male, dimenticando che, nonostante qualche anno - e neanche tanti, e guardacaso in coincidenza con il venir meno della egemonia DC con l'instabilità dominante - di comportamenti sciagurati, ci sta un fatto da niente che tutti sembrano aver dimenticato.
Che cioé la Prima Repubblica é quella che ha portato il Paese, in condizioni spaventose nel 1945, fra le potenze mondiali e gli italiani, pur con tanti problemi, a non avere più quelli prioritari di allora.
Mi pare di essere stato chiaro.
Frizziero

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