Mazin Qumsiyeh: attivista dei Diritti umani in Palestina (1)

di Maria De Falco Marotta

Le cronache giornaliere, anche quelle ultime dopo la trionfale
elezione di Abu Mazen a leader palestinese, sono piene di orrori
e di morte.

In occidente, come altrove, ci si chiede: quando
sarà possibile la pace tra i due popoli mediorientali, quando,
dopo duemila anni di conflitti, più o meno crudeli, si potrà
respirare un’aria nuova, dovuta ad una convivenza pacifica tra
di loro?

Sono domande che ho posto a più intellettuali(ebrei-
palestinesi), seriamente impegnati nella risoluzione della
questione.

Qualcuno mi ha risposto che non si sente di
pronunciare “parole vuote”, altri si sono esposti.
Stavolta tocca a Mazin Qumsiyeh.

Chi é

Mazin Qumsiyeh è professore di genetica all'università di Yale (USA)
e autore di molti articoli scientifici sui maggiori quotidiani e
riviste americani, oltre che internazionali. E’ stato anche il
presidente dell'associazione di genetica del Medio Oriente, è
coordinatore di tanti comitati americani- arabi contro qualsiasi
distinzione (ADC) nella Carolina del nord. Co-fondatore di Al- Awda (la destra palestinese) e fondatore dell’Accademia per la
giustizia e delle campagne di boicottaggio delle merci
israeliane. Recentemente, ha pubblicato il suo libro: “Sharing
the Land of Canaan” accolto entusiasticamente dagli
intellettuali americani perché “Mette in luce molti dimenticati
fatti ostinatamente sepolti circa le origini del conflitto
israeliano- palestinese” (Dott. Norman Finkelstein).

Infatti l’autore che è un attivista ben noto dei Diritti
dell’uomo, che gira l’America su di un autobus con scritte
inneggianti alla giustizia (Wheels of Justice), propone uno
schema di coesistenza tra palestinesi ed israeliani, in una
società pluralistica dove la dignità e i diritti umani siano
rispettati. Se non sarà subito,- dice- sarà poi- ma sarà-

Per coloro che volessero sperdersi nel curriculum vitae di Mazin
propongo di visitare: http://qumsiyeh.org/curriculumvitae/ .

C’è da meravigliarsi di quello che fa, giorno dopo giorno, sia
come genetista, che come politico impegnato allo spasimo per la
sua terra d’origine.

Domande e risposte

-

1)

Abu Mazen non appare mai in divisa: è un buon inizio per la
rappacificazione
tra israeliani e palestinesi?

La gente veste come sta più comoda. Abu Mazen si trova bene in
abiti occidentali. Kharzai , per esempio, appare in ambedue:
afghani ed occidentali (secondo l’audience) Ciò non significa un
granché.

La riconciliazione tra israeliani e palestinesi esprime poco,
come lì non vi è guerra tra di loro , si può considerare la
situazione alla stessa maniera che non vi era guerra tra bianchi
e neri in Sud Africa.

In Sud Africa vi era l’apartheid. In Israel/Palestine/Land of
Canaan, vi è il problema chiamato sionismo, un sistema di una
nuova apartheid .

Molti israeliani e la più vasta maggioranza palestinese si
oppone a questo metodo di razzismo e di discriminazione, oltre
che di pulizia etnica.

-
2) Abu Mazen è l'antitesi di Arafat o la sua prosecuzione in un
modo più soft?

Non sono sicuro di aver capito bene la sua domanda.

Egli è in
linea con le richieste israeliane e con quelle degli Stati
Uniti, molto più di Arafat. Ambedue sono stati disposti a
“passare sopra” (cioè a chiudere un occhio) sui diritti umani e
sulla legge internazionale a causa di pressioni incredibili che
essi hanno percepito inerenti al potere israeliano appoggiato
dagli Stati Uniti.

-
3) Secondo voi esperti, cosa potrà fare realmente Abu Mazen?

Abu Mazen farà una piccola differenza. Vi è un documento scritto
per un avvio (redatto dagli USA e dal governo israeliano). Se
egli si mostrerà condiscendente, potrà restare

(governare?).

I palestinesi che resisteranno all’oppressione saranno
denigrati, attaccati, demonizzati.

-
4) Ultimamente, il discorso su Arafat si era arenato nelle
questioni economiche.
Pare che il nuovo leader sia povero. Cosa vuol dire? Capirà
meglio i problemi
dei palestinesi ancora nei campi profughi, oppure "svicolerà" se
gli converrà
dal punto di vista politico per mantenere il suo potere?

Come personalità Abu Mazen è diametralmente opposto ad Arafat.
Non è un combattente, non si è mai occupato di operazioni
militari. E’ uno statista misurato che si guarderà bene
dall’inneggiare alla morte suicida (kamikaze). Ha una famiglia,
degli affari, è una persona normale, senza ricchezza. Però la
sua linea politica e i suoi principi sono come quelli di Arafat:
Stato palestinese nei confini del giugno ’67 e ritorno dei
rifugiati alle loro case. Credo che non avrà alcuna intenzione
di cedere su questi punti. Almeno lo speriamo.

-
5) Quali sono le urgenze di cui dovrà occuparsi Abu Mazen?

Secondo la mia opinione, Abu Mazen sarebbe tenuto ,
innanzitutto, alla ricostituzione del PLO com’era: democratico e
rappresentativo di ogni palestinese dovunque si trovi a vivere.
La sua abilità politica dovrebbe consistere nel lavorare per
porre termine alla frammentazione creata da Oslo che confinò i
palestinesi nella West Bank e Gaza.

Ma questo è il mio pensiero beneaugurante. Penso, invece, che
Abu Mazen cercherà di accordarsi con le richieste israeliane/
americane sulle questioni della “sicurezza” (ovviamente, solo della sicurezza israeliana).

-
6) Tra i tanti che gli sono attorno, quali persone possono
dargli una mano

a risolvere i problemi della Palestina?

Tra la folla di politici e affaristi che gli girano attorno dopo
Oslo, vi sono alcune voci indipendenti e responsabili, per
esempio, Hanan Ashrawi e Mustapha
Barghouti(da non confondere con Marwan Barghouti, condannato
dal governo israeliano). Ma Abu non ascolterà nessuno di questa
gente.

-
7) E...che fine farà One Democratic State?

Ho scritto un libro su questo, chiamato "Sharing the Land of
Canaan". Secondo la mia opinione un solo Stato è il solo modo,
l’unica soluzione fattibile, vitale, durevole e logica. Se
accadrà fra due o vent’anni, accadrà.

Non fra vent’anni, per carità, noi desideriamo che la Palestina
possa riunire a Sion, come scrive il profeta Isaia, tutti i
popoli della terra in pace.


Per qualsiasi altra informazione/ documentazione visitare:
http://al-awda.org
http://PalestineRemembered.com http://TheStruggle.org

Parole per capire

PLO è la sigla inglese dell’OLP (Organizzazione per la
Liberazione della Palestina) comparsa

per la prima volta nel 1964 come branca della Lega Araba. Compie
la sua prima azione di guerriglia nel territorio israeliano nel
1965. Venne fondata nel 1964 da Ahmed es-Suqueiri. Nel 1969
al-Fatah, con a capo Yasser Arafat, ne prese il controllo.

Pur essendo rappresentativa della realtà palestinese l'OLP ne
riflette anche i profondi contrasti: al suo interno sono
presenti gruppi di orientamento marxista rivoluzionario, come il
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), il
Fronte Democratico Popolare per la Liberazione della Palestina
(FDPLP), su posizioni di rifiuto intransigente delle soluzioni
di compromesso. Inoltre vi sono gruppi ispirati, più o meno
direttamente controllati, da diversi paesi arabi e altri, come
il FPL di Abu Abbas, di scarsa consistenza numerica ma capaci di
condizionare le scelte politiche dell'Organizzazione con la loro
intensa attività terroristica.

Secondo gli accordi di Oslo, l'Autorità palestinese non può
avere, in quanto tale, dei rappresentanti all'estero.

Nel 1973 era riconosciuta dal vertice arabo di Algeri quale
unico rappresentante del popolo palestinese, mentre a sua volta,
nel 1974, l'ONU riconosceva l'organizzazione palestinese come
entità politica e l'ammetteva come osservatore.

Nell'aprile 2002, in un clima avvelenato dai continui attentati
suicidi da parte dei Palestinesi e dalle violente rappresaglie
israeliane, le forze speciali di Israele hanno arrestato M.
Barghouti, uno dei principali esponenti dell'OLP, che nel 2004
veniva condannato all'ergastolo. Nel 2003 il vice di Arafat,
Mahmoud Abbas, detto "Abu Mazen", veniva nominato Primo
ministro. Nel 2005, dopo la morte di Y. Arafat, è stato eletto
Presidente della Palestina.

Il trattato di Oslo

Il trattato di Oslo costituisce la base sulla quale si fondano
gli attuali accordi di pace fra Israele e la Palestina.
Ufficialmente denominato "Dichiarazione dei Principi", il
documento che riassume le intese fu negoziato privatamente fra
la delegazione israeliana e quella palestinese nel 1993 a Oslo,
in Norvegia, con l'appoggio del primo Ministro norvegese Johan
Jorgen Holst.

Il trattato, però, fu sottoscritto a Washington, alla presenza
del presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, il 13 settembre
1993.

Gli accordi di Oslo posero le basi degli obiettivi a lunga
scadenza da conseguire, compreso il completo ritiro delle truppe
israeliane dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania e il
riconoscimento del diritto dei palestinesi all'autogoverno di
tali territori.

Il 2 settembre 1995, nel corso di un'altra cerimonia alla Casa
Bianca, israeliani e palestinesi firmarono un altro accordo noto
come "The Interim Agreement" o "Oslo numero 2". In questo era
previsto un secondo stadio di autonomia per i palestinesi
attraverso il riconoscimento del diritto di governare in piena
autonomia le città di Betlemme, Jenin, Nablus, Qalqilya,
Ramallah, Tulkarm, parti di Hebron e altri 450 villaggi, senza
però sfiorare il diritto degli israeliani di controllare
insediamenti ebraici.


Mustafa Barghuti (da non confondere col suo omonimo Marwan
Barghuti, il capo dei Tanzim - la milizia di al-Fatah-, che deve
scontare cinque ergastoli in Israele, per essere stato
riconosciuto colpevole da un tribunale democratico non solo
dell’assassinio di cittadini israeliani ma anche di essere il
mandante di stragi efferate) un medico che ha studiato a Mosca.
Ex leader del partito comunista, è stato direttore del Comitato
per il soccorso sanitario ai villaggi, un organismo che ha
portato l’assistenza sanitaria a oltre centomila palestinesi
nelle zone rurali. Barghuti ha lavorato con gli israeliani, gli
europei, gli americani, gli africani, gli asiatici e gli arabi
per costruire un movimento di solidarietà che non si limita a
predicare il pluralismo e la coesistenza, ma li pratica.

Egli ha formato l’Iniziativa politica nazionale (Ipn) distante
sia dai partiti religiosi che dal nazionalismo tradizionale.
Afferma che il suo obiettivo è «dare voce alla maggioranza
silenziosa dei palestinesi» ; «dimostrare che esiste una terza
via tra il fondamentalismo e la leadership al potere». Lo
aiutano senza mai risparmiarsi, i volontari della sua Ong, i
familiari, la moglie, docente all'Università di Bir Zeit, che lo
sostiene e condivide i suoi obiettivi, preferendo restare
lontana dai riflettori con la figlia, 14 anni, che vive con lei
e con il marito a Ramallah.

Mustafa Barghouti, 50 anni, sin da piccolo ha avuto un forte
senso dell'ingiustizia: per questo è diventato l'uomo che è
oggi. I suoi collaboratori dicono che l’evento decisivo nella
sua vita sia stata la Guerra dei Sei giorni e tutto quello che è
venuto dopo

Ha una Laurea in Medicina a Mosca e un Master in Management a
Stanford — la Palestinian Medical Relief Society, una delle più
grandi organizzazioni palestinesi.

Hanan Ashrawi, l’intellettuale cristiano- palestinese più
conosciuta in occidente, anche per la ragione che vive a
Washington, è una delle personalità più libere e prestigiose dei
Territori.

Cristiana (anglicana), sulla sessantina, sposata con due figlie,
salì alla ribalta internazionale quando nel 1988, (era da poco
scoppiata la prima intifada palestinese) tenne testa per tre ore
a quattro interlocutori israeliani in un dibattito nella
trasmissione americana della Abc, Nightline.

Nel ’91 fu scelta da Yasser Arafat, quale portavoce della
delegazione palestinese alla conferenza di Madrid nel 1991. La
conferenza portò agli accordi di Oslo del 1993 tra palestinesi e
israeliani.

Attualmente vive in Palestina.

Oggi, Hanan Ashrawi continua a parlare appassionatamente ed in
tutto il mondo, della causa nazionale del popolo palestinese,
fustigando tutti i tentativi di farla apparire come "una sorta
di lotta religiosa, tra Islam da una parte, e giudeo-cristiani
dall'altra".

E’ professore all'Università di Bir Zeit, ha fondato e diretto
per anni la Bir Zeit University Legal Aid Committee and Human
Rights Action Project, tra il 1991 ed il 1993 è stata portavoce
ufficiale della delegazione palestinese nel processo di pace in
Medioriente; è ora segretaria generale di Miftah, Palestinian
Initiative for the Promotion of Global Dialogue and Democracy,
oltre che membro del Council on Foreign Relations, del World
Bank Middle East and North Africa Region, dell'United Nations
Research Institute for Social Development.

L’Associazione internazionale

One Democratic State


L'idea di creare un solo Stato è stata avanzata spesso dagli
israeliani e dai palestinesi. L'Olp ne faceva il suo credo
principale. Ma nessuno è entrato nei dettagli riguardante la
cornice giuridica che doveva reggere un tale Stato. Così è nata
il 15 aprile 2003 l'Associazione per un solo Stato democratico
in Palestina/Israele. I suoi statuti fissano, per la prima
volta, il quadro giuridico dello Stato auspicato. Si trova in
differenti lingue sul sito: www.one-democratic-state.org. Si
parte dal principio: "La pace sarà il frutto della giustizia"
(Isaia 32:17). Nel 2004, l'Associazione conta tantissimi membri:
ebrei, cristiani, musulmani ed altri, viventi all'interno ed
all'esterno sia della Palestina, che di Israele. Ogni giorno vi
sono numerose persone che aderiscono all’Associazione, sperando
che in un futuro non tanto lontano venga formato un partito
politico composto da ebrei, cristiani musulmani, agnostici ed
altro, per sostenere la realizzazione di uno stato dove possa
realizzarsi la pace basata sulla giustizia ed il rispetto del
diritto internazionale.

Ogni persona interessata che ha in mente di aderirvi, può
rivolgersi all’indirizzo: aldeeb@bluewin., accettandone gli
statuti in: http://www.one-democratic-state.org per divenirne
membro., con nome, indirizzo, religione, nazionalità.

Maria De Falco Marotta



GdS 30 I 2005 - www.gazzettadisondrio.it

Maria De Falco Marotta
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