DALLA 65.ma MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: 'ACHILLE E LA TARTARUGA '

Che cos'è l'arte? Quali pittori raggiungono il successo e perché? Sembrano domande oziose, ma vedendo il film, bello, appassionante, crudele di Takeshi Kitano, il più noto dell'odierna cinematografia nipponica che proprio a Venezia anni fa vinse il Leone d'oro per il suo "Fuochi d'artificio" e che è anche un ottimo pittore che fa cose bellissime ed ammirevoli, si capisce qualcosa di più di ciò che sta dietro alla vita a volte tanto magra di artisti che meriterebbero di salire sul palcoscenico del mondo, ma che ne sono impediti dai troppi e tanti trafficanti amorali che "rubano" le loro opere e poi le vendono ai migliori offerenti.

Perché "Achille e la tartaruga"?

Kitano oltre che ad essere un ottimo attore e regista, è anche un uomo di profonda cultura. Si è servito, come premessa al suo bel film del secondo paradosso di Zenone di Elea (500 a.C.) che afferma che se Achille (detto "pié veloce") venisse sfidato da una tartaruga nella corsa e concedesse alla tartaruga un piede di vantaggio, egli non riuscirebbe mai a raggiungerla, dato che Achille dovrebbe prima raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga che, nel frattempo, sarà avanzata raggiungendo una nuova posizione che la farà essere ancora in vantaggio; quando poi Achille raggiungerà quella posizione nuovamente la Tartaruga sarà avanzata precedendolo ancora. Questo stesso discorso si può ripetere per tutte le posizioni successivamente occupate dalla tartaruga e così la distanza tra Achille e la lenta tartaruga pur riducendosi verso l'infinitamente piccolo non arriverà mai ad essere pari a zero.

In altre parole, un pittore (o un qualunque altro artista) se non incontra nella sua vita i promoter giusti, rimarrà per sempre uno sconosciuto (e di celeberrimi pittori che hanno fatto la fame, n'é piena la nostra storia).

Il film Achille e la tartaruga (Akires to Kame)

Il signor Kuramoshi è un ricco industriale appassionato d'arte che ama circondarsi di artisti. Suo figlio Machisu ha una passione per tele e colori e sogna di fare il pittore. In seguito al fallimento e alla perdita di tutti i suoi beni, Kuramoshi si toglie la vita e il bambino viene affidato a uno zio rude e poco comprensivo che si sbarazza di lui mandandolo in orfanotrofio. Crescendo Machisu continua a dedicarsi alla pittura deciso ad affermarsi, ma viene di volta in volta criticato e "rimandato" da un gallerista pieno di sé.

Attraverso la figura di Machisu, un pittore che sacrifica il talento naturale per cercare di compiacere il critico (e dunque il pubblico) finendo per perdere la freschezza e l'estro, Kitano tenta di dare il giusto peso al successo.

Achille e la tartaruga è un racconto crudele dell'arte, una parabola dell'artista "maledetto". Per il protagonista, che nella terza parte del film è interpretato dallo stesso Kitano, la pittura è una dipendenza e come tale può prescindere dalla fama e dalla credibilità. Inoltre, grazie a questa passione, Machisu riesce ad affrontare le situazioni dolorose che la vita gli pone - la morte del padre e della matrigna, la perdita di ogni ricchezza, l'accoglienza gelida e anaffettiva dello zio - con lo sguardo distaccato, come se gli eventi fossero semplicemente qualcosa da rappresentare su tela. È, ancora, la pittura che lo porta in età adulta a trovare la donna che gli rimane al fianco nonostante le "bocciature" e che alimenta la sua creatività dandogli piena fiducia. Passando dalle vicende drammatiche a momenti di ilare leggerezza, come se fossero spennellate di colore su una tela scura, il regista di Tokyo trova nella storia lineare di un pittore fallito (come artista ma non come uomo), il modo di far raggiungere la tartaruga da Achille.

Il regista Takeshi Kitano

Kitano Takeshi è nato a Tokyo (Giappone) il 18 Gennaio 1947.

Nasce in una zona molto povera della città, dove diventare uno yakuza sembra essere l'unica possibilità per un avvenire sicuro. Spinto dalla madre inizia invece a frequentare la facoltà di ingegneria, anche se con scarso interesse. Dopo tre anni infatti abbandona gli studi per dedicarsi a ogni genere di lavoro. Fa l'attrezzista in un locale di strip-tease dove si esibiscono anche dei comici e proprio sostituendo uno di questi ammalatosi, Kitano inizia la sua gavetta di attore comico imparando anche la danza, il mimo… ma mantenendo uno stile molto personale e originale. Nel 1973 il comico Beat Kiyoshi gli chiede di diventare suo partner e da quel momento Kitano assumerà il nome d'arte di Beat Takeshi e i due si faranno chiamare i Two Beat. Nel 1974 appaiono per la prima volta in televisione e iniziano così dieci anni di successi nel periodo d'oro del varietà televisivo giapponese. Nel 1984 Kitano inizia la sua carriera da solista facendo l'attore e regista di commedie televisive, programmi educativi e giochi a premi, conduttore di talk show, commentatore sportivo alla radio e opinionista per settimanali e quotidiani. Le sue prime interpretazioni cinematografiche sono dei primi anni Ottanta e il suo primo ruolo importante è quello del sergente Gengo O'Hara in Furyo di Nagisa Oshima del 1983. Nel 1989 fa il suo esordio come regista con Violent Cop a cui seguiranno nel 1990 Boiling Point, Il silenzio del mare nel 1991 e Sonatine nel 1993, film che gli fa ottenere una fama internazionale. Nel 1994 rimane vittima di un gravissimo incidente in moto, che lo lascerà sfigurato e con la parte destra del volto paralizzata. Durante la lunga convalescenza inizia anche a dipingere. Nel 1995 recita in Johnny Mnemonic e interpreta, con risultati poco soddisfacenti, il ruolo di uno yakuza. Torna a dirigere nel 1996 il film Kids Return ed è del 1997 Hana-bi con cui vince il Leone d'oro alla Mostra del cinema di Venezia segnando così la sua affermazione come Autore. Nel 1999 presenta a Cannes L'estate di Kikujiro, storia lieve e lontana dai cliché violenti che sembrano caratterizzare i suoi film, cui invece tornerà con Brother (2000) primo film girato in America e presentato fuori concorso alla 57. Mostra del Cinema di Venezia. Tema conduttore di tutta la sua filmografia è la violenza ma filtrata dal codice morale dell'onore e da un aspetto poetico- pittorico che anche nei momenti peggiori ti aiutano ad incontrare la sua vena artistica, fortemente innovativa e facilmente assimilabile dagli occidentali.

Domande & Risposte

Cos'è per lei il successo?

E' secondario quando si è coinvolti in un processo creativo in grado di bastare a se stesso. Pretendere anche il successo, forse, sarebbe chiedere troppo. Se ci si abbandona al processo creativo, il percorso diventa arte in sé e deve essere sufficiente. E' questa la conclusione alla quale il pittore giunge alla fine. La mia conclusione personale rispetto al cinema e allo spettacolo è che è comunque importante continuare a lavorare e recitare a qualunque costo.

Quanto conta il successo nella sua vita?

Il successo commerciale riguarda due persone più di me. La prima è il mio produttore che investe i suoi soldi nel mio lavoro. L'altra è mia moglie che investe il mio denaro acquistando le cose fatte da altri. A me non importerebbe tanto di avere successo, ma mia moglie ha sempre una lunghissima lista di cose da comprare.

Nel film si ammirano tutti i suoi quadri…

Ho dipinto moltissimo nella mia vita, ma per la maggior parte preferisco regalare i miei quadri agli amici. Non me la sono mai sentita di raggrupparli per una mostra d'arte. Mi sono domandato come avrei potuto utilizzarli al meglio e la risposta è stata che avrei potuto fare un film come questo incentrato su un pittore. Per una storia su un pittore senza successo avrei potuto, certamente, utilizzare i miei quadri di cui non ho mai avuto un'altissima opinione. Sono sempre stato il mio critico più feroce. So esattamente cosa non va nella mia pittura e mi sono divertito ad immaginare tutte le cose perfide che il gallerista dice al pittore riguardo al suo, 'mio', lavoro. E' strano essere riuscito ad essere così obiettivo e critico. Se i miei quadri fossero veramente apprezzabili non avrei nulla da dire. E' molto più facile denigrarli che lodarli.

Achille e la Tartaruga è anche una riflessione sull'arte in generale…

Tenta di rispondere alla domanda su che cosa sia, in fondo, l'arte e riflette su come questa coinvolge e stravolge la vita delle persone. Per me è un 'racconto crudele dell'arte' parafrasando il film di Nagisa Oshima Racconto crudele della giovinezza. Il paradigma apparentemente inverosimile da cui prende lo spunto questo film secondo cui Achille non potrà mai raggiungere la tartaruga mi sembrava di facile applicazione al mondo dell'arte dove la vita di un pittore è generalmente piena di paradossi. In realtà il risultato finale è stato qualcosa di completamente diverso sul conflitto tra la creatività e il successo commerciale.

Lei ha iniziato come comico, ma lo humour sembra essere una parte molto importante del suo lavoro più in generale e della sua vita anche in un film drammatico come questo…

Per me l'umorismo è sempre stato importante: ho sempre pensato che abbia una qualità quasi 'diabolica'. Più ti trovi in una situazione difficile, più soltanto l'umorismo sarà la tua unica risorsa per venirne fuori. Non importa se ti trovi in un momento drammatico come un funerale o il tuo matrimonio, qualcosa di divertente potrà venirti in testa e salvarti la vita. Dietro alla serietà c'è sempre qualcosa di pronto ad esplodere in maniera esilarante. Alle spalle di qualsiasi dramma c'è già pronta una grande risata…

Qual è la sua sfida personale oggi?

Ci sono atleti straordinari in tanti sport: chi eccelle nel calcio, nel baseball, nella corsa, nelle moto. Io sono come uno di quegli sportivi che fanno Decathlon. Non sono bravo in una sola disciplina, ma mi piace farne tante tutte insieme: recitare, dirigere, scrivere, esibirmi come comico. Se mi dedicassi ad una sola di queste cose non sarei mai il migliore. La mia sfida? So che non sono bravo a fare una cosa sola, e quello che voglio è continuare a portarne avanti tante, tutte insieme. A me una medaglia d'oro per uno sport non me la darà mai nessuno, ma con dieci discipline aumentano le possibilità di vincere la medaglia di bronzo… è un po' triste, lo so…

Non c'è una disciplina che preferisce tra tutte?

Non sono male come attore…ma per il resto, sinceramente, non credo di essere granché…

Ma non è vero.

Takeshi Kitano non è solo uno degli autori più interessanti del cinema giapponese di oggi. Dotato di una straordinaria fantasia creativa, sa mescolare al dramma l'umorismo, con punte a volte fino al sarcasmo, sempre misurato, però, quasi freddo, come quel suo viso in cui un noto incidente stradale ha cancellato quasi del tutto la mobilità della mimica, confinandola solo negli sguardi, questi, allora, di una espressività fulminante. Noi a Venezia l'abbiamo conosciuto con Hana Bi di cui conserviamo la sciarpa che Elisa indossò sui capelli durante la sua prima e appassionante conferenza stampa in Italia. Finora, nel panorama piuttosto "squallido" della 65.ma Mostra, il suo film emerge su tutti e noi…

Maria De Falco Marotta & Team

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